Perché parlare di La Pira se armiamo la guerra?

Alla follia della geopolitica del caos e dell’incubo nucleare si risponde disarmando l’economia. Il realismo attuale di La Pira, a partire dall’esperienza del Centro internazionale di Firenze che porta il suo nome, in linea con la sollecitazione dell'enciclica Fratelli tutti
AP Photo/Hani Mohammed

La novità straordinaria delle parole dell’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti” sulla ingiustizia della guerra ci fanno comprendere l’attualità dell’esempio di Giorgio La Pira

 È di grande importanza la scelta del cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, di sostenere le istanze della società civile che chiede al Governo italiano di firmare e ratificare il Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari adottato dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2017.

D’altra parte il presidente della Conferenza episcopale italiana, che è stato tanti anni a Firenze, indica, spesso, Giorgio La Pira come esempio di una concreta politica a favore della giustizia e della pace. È opportuno, perciò, tener presente chi è stato La Pira per poterne trarne ispirazione e orientamento nel momento presente.

La Pira archivio
La Pira archivio

Giorgio La Pira, era facile incontrarlo per le vie di Firenze, o la domenica alla Messa dei poveri, a San Procolo. Varie volte abbiamo sostato con lui a parlare. Incontri intensi.  L’interesse di La Pira per il giovane o per la persona che incontrava era immediato. «Cosa fai? Come vivi?».

Si apriva, così, un colloquio che presto portava a volare alto, dalla dimensione ristretta della propria vita a Firenze, alla visione universale della realtà e della storia umana, della cultura, della spiritualità.

Uomo radicato nella realtà delle cose e, allo stesso tempo, un sognatore. Nella visione di La Pira, il Mediterraneo è spazio di una Europa autentica, che ha le frontiere aperte verso tutti i popoli e tutte le civiltà ed è orientata, per vocazione, alla ricerca della pace, che chiede la partecipazione attiva di tutti.

La visione europea che mette insieme le volontà politiche dei diversi Paesi per governare congiuntamente fenomeni che sfuggono al controllo dei singoli Stati, resta una grande intuizione che la Pira sposò e sostenne, con lo sguardo e il cuore alla sponda Sud del Mediterraneo, ai popoli a noi vicini, ma che spesso non consideriamo nostri prossimi.

Nel 1975, poco dopo la Conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la cooperazione in Europa, a Varsavia durante un incontro dell’Unesco, La Pira pronunciò uno dei suoi discorsi più importanti, sintetizzando, in certo modo, tutte le sue audaci e lungimiranti iniziative internazionali messe in atto a partire dal 1951 quando, da sindaco di Firenze, si consacrò all’impegno per la pace con una particolare attenzione al Mediterraneo e al Vicino Oriente, che egli vedeva come spazio di equilibrio strategico. Mentre la distruzione nucleare di Hiroshima del 1945 gli appariva chiaramente lo spartiacque della Storia. L’inizio di un cambiamento d’Epoca.

La Pira criticò duramente, in quel discorso del 1975, la dottrina di Clausewitz che concepisce la guerra come la prosecuzione della politica con altri mezzi! I conflitti in atto con gli effetti collaterali di morti, di malattie, di fame di sradicamento e di migrazioni, ci fanno dire, invece, che la guerra è il fallimento della politica. «La polemologia di Clausevitz è finita! Da ciò- proseguiva La Pira – ne deriva l’inevitabilità del mutamento delle armi in piani economici».

Cosa ci dice questa lucida analisi e proposta politica nel concreto della realtà odierna?      

Parto dalla mia esperienza di servizio nella diocesi di Firenze, attraverso l’impegno al Centro internazionale studenti Giorgio La Pira. Si tratta di una piccola, ma permanente e significativa azione di pace, istituita nel 1978 dal cardinale Giovanni Benelli, per offrire accoglienza agli studenti del Sud del mondo e promuovere l’incontro tra i  popoli e il dialogo tra giovani di culture e religioni diverse.

Ho incontrato, da poco tempo, alcuni carissimi amici yemeniti. Con il loro lavoro contribuiscono al bene dell’Italia e sono costruttori di un Paese che è ormai anche il loro. Ma il loro cuore è continuamente rivolto allo Yemen, ai familiari e ai conoscenti, bersagliati, come sappiamo, anche da bombe prodotte in Italia, grazie ad  un giro d’affari internazionale.

Uno di loro (il primo musulmano a laurearsi all’Istituto teologico toscano) ha perso tre amici a causa della guerra. È arrivato qualche anno fa in Italia ancora ragazzo, gravemente ferito. Ad un certo punto mi ha detto «A che serve oggi parlare di La Pira se non si fermano le bombe che massacrano le nostre famiglie?».

Ora noi sappiamo bene che la realtà internazionale è molto complessa e che si pagano gravi errori del passato. Ma occorrono alternative alla inevitabile tendenza alla guerra; una guerra infinita quando la produzione e il commercio delle armi rispondono alla stessa logica del mercato. Un mercato, peraltro, in cui, come afferma l’economista Luigino Bruni, l’offerta è sempre in grado di creare la propria domanda.

Bisogna perciò disarmare l’economia. È proprio qui si colloca la visione e l’azione profetica di La Pira che, riandando a Isaia, continua a proporci la trasformazione delle spade e delle lance in falci e in aratri.

Agire per la trasformazione delle industrie belliche in produzioni civili segue questa logica. Papa Francesco non si stanca di affrontare con forza questo tema, riflettendo sul potere assoluto e nichilista che fomenta la guerra.

Paradossalmente, oggi la situazione internazionale è più complicata rispetto ai tempi di La Pira. Gli attori di un equilibrio del terrore non sono soltanto due e un possibile conflitto nucleare potrebbe scatenarsi da un qualsiasi focolaio di una geopolitica del caos.

Ma esiste un altro modo di stare al mondo. Nel solco di La Pira, promuovere azioni e reti di fraternità reale, alternative a quella della guerra, operare per la riconversione dell’economia è la sola risposta possibile, lungimirante e intelligente.

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Estratto dall’intervento di Maurizio Certini al convegno “Il Mediterraneo come spazio strategico per la pace”, promosso dall’Istituto Jacques Maritain presso l’Ambasciata italiana presso la Sante Sede

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