Serata Stravinskij

Operazione preziosa quella di Carla Fracci nel riprendere alcuni capolavori di quella fertilissima stagione d’inizio Novecento legata ai Balletti Russi di Diaghilev. Periodo cioè in cui si mirava alla collaborazione fra le arti. Col titolo di Serata Stravinskij, l’Opera di Roma – con l’orchestra diretta da Zoltan Pesko – ha presentato Petru?ska e L’uccello di fuoco nelle coreografie originali di Fokine ricostruite da Andris Liepa e con la grande messinscena secondo gli imperativi diaghileviani della pittura scenografica e costumistica, della triade Benois, Golovine e Baskt. In Petru?ska Stravinskij rielabora elementi folklorici tradizionale della musica popolare russa. Sullo sfondo del pittoresco carnevale pietroburghese si dipana l’intreccio del balletto, con le tre marionette – Petru?ska, la Ballerina, il Negro – che recitano il tradizionale dramma dell’amore e delle gelosia. Sinonimo del rivoluzionario perdente il cui spirito, vincente, inevitabilmente riaffiora, Petru?ska vive la tempesta delle passioni umane. Muore per risorgere. Favola densa di magia esotica, L’uccello di fuoco narra del principe Ivan che, penetrato nel giardino proibito del mago Katschei, libera, con l’aiuto di un uccello, una bella principessa prigioniera. C’è il contrasto fra un mondo eroico e uno di mostri; ci sono incantesimi e amuleti; e soprattutto la sgargiante partitura di Stravinskij dai forti contrasti e dalle violente espressioni timbriche. La musica resta un libro aperto, disponibile alle stramberie o alle genialità di coreografi. John Neumeier vi lesse, per esempio, un mondo in rovina dominato dal terrore di un robot, e liberato poi da un uccello luminoso che faceva fiorire l’albero della speranza in un mondo nuovo. Béjart, invece, vi immise il messaggio del poeta-rivoluzionario, la Fenice che ogni volta rinasce dalle sue ceneri. Rivedere ora le coreografie originali ci immerge in un mondo artistico lontano e ci dà il senso di cosa significasse il convergere delle arti al servizio di un’idea. Eccellente prova di tutto il corpo di ballo e, tra i solisti, oltre al principe di Igor Yebra, una luminosa e impeccabile Irma Nioradze, georgiana di fuoco.

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