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Cultura > Arte e Spettacolo

Senza scorta

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Il Teatro Stabile di Napoli, per testimoniare la sua solidarietà verso chi ha scelto di combattere la criminalità, inaugura oggi la stagione 2009-2010 con un invito coraggioso.

La tempesta Shakespeare

Si diventa cittadini a teatro. È così dagli albori della democrazia occidentale, da quando gli Ateniesi al tempo di Pericle fecero della tragedia la scena dove rendere visibili, e condivisibili, i valori fondamentali della collettività. E dove al tempo stesso mettere a nudo le inquietudini che agitano le coscienze degli uomini.

Da allora il teatro non ha mai smesso di essere il luogo dove la comunità rappresenta catarticamente i suoi problemi, ma anche lo spazio dove si immagina il futuro, l’utopia, la speranza. Dove ci si guarda tutti insieme in quello specchio magico che mescola la vita e il sogno.

 

È così anche per Napoli che non a caso è riconosciuta come una delle grandi civiltà teatrali dell’Occidente, forte di una tradizione che ha pochi eguali al mondo.

E proprio perché Napoli è civiltà squisitamente teatrale, perché l’ethos e il pathos della città hanno avuto nelle arti sceniche la loro espressione più alta e universale, che il Teatro Stabile di Napoli sente di dover interpretare fino in fondo il suo ruolo di teatro della città. Per questa ragione oggi – in occasione dell’inaugurazione della stagione 2009-2010, in un teatro come il San Ferdinando legato alla memoria immortale di Eduardo – ha sentito il dovere morale di testimoniare la vicinanza del mondo del teatro ai cittadini che vivono sotto scorta per aver scelto di combattere per la collettività contro la criminalità.

 

Questa sera sono stati invitati a vedere la Tempesta di Shakespeare, curata dal regista Andrea De Rosa, senza scorta, da liberi cittadini, protetti dalla semplice, ma fondamentale, presenza della società civile. Un modo per manifestare la gratitudine della polis verso chi compie ogni giorno il proprio dovere. Con l’augurio che questo piccolo gesto simbolico sia condiviso e, perché no, imitato. Visto che a teatro la vita può diventare sogno.

Riproduzione riservata ©

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