Senza confini

Se ne è andata di notte, nel buio – come se il sole fosse calato all’orizzonte e definitivamente scomparso – che l’ha accompagnata gli ultimi anni della sua vita. Alle due di notte di venerdì 14 marzo 2008. Chiara Lubich si è spenta serenamente nel suo letto della sua casa a Rocca di Papa. Ero stato lì, nella sua stanza, cinque ore prima, le ho baciato la mano destra e non ho avuto il coraggio di dirle nulla. Sono stato tra i privilegiati ad aver visto Chiara in agonia. In quel momento l’ho sentita vicinissima e lontanissima: dentro di me e sulla soglia della casa del Padre. Ancora nel tempo e già in una dimensione che non passa. La pace che ho trovato in quella casa è rimasta con me e ancora mi accompagna. In poche ore la notizia della sua morte ha fatto il giro del mondo. Le due di notte in Italia sono le otto del mattino in Thailandia. A Chiang Mai, cinquecento chilometri a Nord di Bangkok, centinaia di monaci buddhisti, con in testa il rettore dell’università Ajahn Thong, si sono avviati verso la cattedrale della città. Una sfilata di colori: il rosso e l’arancione del saio, il verde intenso degli alberi, la luce del mattino. Mentre i cattolici pregavano in cattedrale, centinaia di monaci buddhisti si sono raccolti davanti alla chiesa nel raccoglimento della meditazione e nel silenzio della mente. È cominciata così, senza confini e senza barriere, la preghiera per Chiara. A Bogotà, in Colombia, sull’immensa e austera piazza Bolivar, si è celebrata una messa di suffragio nella strapiena Catedral Primada. Al suo interno la Cappella del Sagrario, un gioiello architettonico della città. Sull’altare, tra i celebranti il cardinale Pedro Rubiano e il nunzio apostolico Aldo Cavalli, che ha sottolineato come sta a noi mantenere vivo il carisma dell’unità con la radicalità nel viverlo. Con una profonda e solenne preghiera, si sono celebrate decine di messe in altre città della Colombia, in Ecuador e in Perù: otto mila le persone partecipanti. Mons. Raul Vela Chiriboga, arcivescovo di Quito, la capitale dell’Ecuador, nella sua omelia nella cattedrale ha messo in rilievo la semplicità e la discrezione di Chiara, definita come un’anima ecclesiale e con la capacità di far ardere il cuore quando parlava. In Argentina resta vivo il ricordo della visita di Chiara a Buenos Aires, dieci anni fa, nello storico incontro con gli ebrei nella sede della B’nai B’rith, una delle più antiche organizzazioni ebraiche impegnata nella difesa dei diritti dell’uomo. Il rabbino Sergio Bergaman ha preso la parola al termine della celebrazione della messa celebrata nella cattedrale metropolitana della capitale. Come nella sua morte e nella sua croce – ha detto – così tutti siamo chiamati allo stesso modo a percorrere il dolore per trascenderci nell’amore. Il card. Jorge Mario Bergoglio ha presieduto il rito insieme ad altri dodici vescovi ed una ventina di sacerdoti nella cattedrale gremita da oltre 1300 persone. Conclusa la cerimonia, varie personalità hanno preso la parola. Piango una sorella ha dichiarato Estela De Parlotto, presidente dell’associazione Abuelas de Plaza de Mayo. Il sottosegretario per le riforma istituzionali,Marta Oyhanarte, ha sottolineato che l’opera di Chiara Lubich è un imperativo per tutti, anche per coloro che non si identificano con una religione, per lavorare insieme per la fraternità intesa come valore per costruire il tessuto sociale. Concludendo il suo intervento, il prof. Omar Addoud, del Centro islamico dell’Argentina, ha aggiunto: E non dite che coloro che si sforzarono di seguire Dio sono morti. Sicuramente sono vivi anche se voi non li vedete. Decine di altre messe sono state celebrate in tutta l’Argentina, da Tucumán a Còrdova, da Rosario a Luján, sede del famoso santuario mariano. Un coro unanime di personalità di varie religioni ha assicurato che l’opera da lei svolta continuerà. Sono certo che Chiara rimarrà nella storia della Chiesa come una grande donna. Così si è espresso il cardinale Nicolas Lopez Rodriguez, nell’omelia della messa celebrata nell’antica cattedrale di Santo Domingo, in Centro America. Centinaia le famiglie presenti, gli alunni e le maestre della scuola Cafè con leche e gli amici dei Focolari. L’Africa è un fiume in piena. A Kikwit, situata a 500 chilometri ad est di Kinshasa, la capitale del Congo, la cattedrale non è stata capace di contenere una folla straripante di tre mila persone, tanto che il vescovo, mons. Monunu ha dovuto celebrare una seconda messa solenne. Anche a Kinshasa più di duemila persone nella cattedrale. L’arcivescovo della città Laurent Monsegwo ha dichiarato: Chiara è una grande luce che attraversa i secoli e che sarà sempre un punto di riferimento per tutti i cristiani. Nell’omelia, pronunciata dal nunzio apostolico mons. Giovanni D’Aniello è stata messa in evidenza la gran fede, il cuore pieno d’amore e la profondità abissale di Chiara. La piccola figlia di Trento – ha detto – è diventata la grande sorella dell’umanità. Ha saputo prendere su di sé la stessa missione di Cristo e, alla sua sequela, ha portato le insegne dell’unità senza distinzione di razza e condizione sociale. Duemila persone anche nella cattedrale di Bujumbura, in Burundi. Radio Maria ha mandato in onda la celebrazione in diretta, consentendo ai più lontani di partecipare all’evento tramite le onde a bassa frequenza. È impossibile nominare tutte le nazioni: non possiamo, però, non ricordare il funerale di Fontem in Camerun, con mille e duecento persone. In tutti una grande riconoscenza a Chiara, espressa in tante lingue, idiomi e dialetti dalle migliaia dei suoi figli nati dalla sua fecondissima maternità spirituale e sparsi nel continente africano. In Corea, secondo la tradizione locale, è stata allestita una sala per la preghiera. Sotto una grande foto di Chiara, un braciere con l’incenso sempre acceso, e una stuoia per fare gli inchini, segno di rispetto. Un susseguirsi continuo di preghiere, messe e rosari è proseguito per giorni. Altri funerali sono stati celebrati dove la comunità dei Focolari è più numerosa: Seul, Daegu, Busan, Daejon, Jeonju con la presenza di centinaia di persone e dei sacerdoti locali. Il vescovo ausiliare della diocesi di Suwon, mons. Mattia Ri Yong- Hun ha dichiarato: Tra tutte le persone del mondo, Chiara è quella che più assomiglia a Maria. Ci sono tante persone che meditano, leggono la Parola di Dio, ma tutto rimane solo nella teoria. Lei, invece, mette in pratica quello che Dio le ha fatto capire e lo fa fare anche agli altri. Nel santuario mariano di Fatima si è svolta, presenti 2500 persone provenienti da tutto il Portogallo, una celebrazione di ringraziamento. La messa è stata presieduta da mons. Jorge Ortiga, presidente della Conferenza episcopale portoghese, che ha voluto parlare della sua esperienza personale con i Focolari. Chiara e le sue compagne – ha dichiarato – avevano detto di voler essere sepolte insieme nella stessa tomba con su scritto noi abbiamo creduto all’amore. Chiara ha creduto all’Amore di Dio ed ha realizzato meraviglie. Ha anticipato, attraverso il carisma che Dio le ha donato, il Concilio Vaticano II, ed ha suscitato la sua attuazione. Un vento freddo soffiava a Notre- Dame di Parigi lo scorso lunedì di Pasqua per una solenne messa per Chiara. Nell’omelia mons. Michel Dubost, vescovo di Èvry-Corbeil- Essones, ha evidenziato come Chiara ha voluto in tutta la sua via abbracciare il mondo, portare il fuoco per accendere piccoli focolari che finiranno per portare il mondo intero all’Amore di Dio. Dalle redazioni delle edizioni estere di Città nuova continuano a giungerci segnalazioni di altre iniziative in tutto il mondo, in particolare civili. Impossibile riportarle per intero. È un’onda lunga che sorprende anche noi, e di cui dovremo riparlare nei prossimi numeri.

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