Purtroppo quello che sta succedendo dimostra che l’Europa non è ancora una “comunità” di popoli e di stati. Come è noto, le banche centrali dei singoli paesi sono per statuto prestatori d’ultima istanza cioè, in caso di attacchi speculativi, in caso di gravi crisi dello stato, devono intervenire con le riserve per evitare effetti cumulativi (è sufficiente ricordare quanto accadde in Italia nel 1993 quando Ciampi era governatore della Banca d’Italia e dovette ricorrere alla svalutazione della Lira).
Certo, detto questo è anche vero che sotto a questa crisi c’è anche un problema reale: l’occidente è troppo indebitato, dall’America all’Europa e siccome le banche non fanno altro che spostare il debito da un soggetto all’altro, tutto ciò è alla lunga insostenibile. Questa crisi si espanderà presto a dollaro e sterlina e saremo costretti ad una svalutazione mondiale e globale. Questo significherà riadeguare i nostri consumi e stili di vita ai redditi reali e non alla finanza gonfiata. Ce la faremo a superare questo momento senza troppi traumi? In questo momento ho dei dubbi, ma voglio essere ottimista.
Professor Zamagni, l’Unione Europea ha delle responsabilità in tutto questo.
Si, in questa vicenda la responsabilità dell’Unione Europea è forte e le possiamo attribuire una serie di omissioni.
Secondo: non ha mai creato una o più agenzie di rating europee: le agenzie autorizzate a emettere giudizi di meritorietà sono tutte americane (Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: è ovvio che gli Stati Uniti abbiano interesse a destabilizzare l’euro e di conseguenza è ovvio che le agenzie americane tendano a diffondere notizie che abbiano lo stesso obiettivo.
La terza omissione: dopo aver creato la BCE, l’Unione Europea non ha mai provveduto ha creare una autorità europea correlata per sovrintendere alle politiche reali (non monetarie). Questo fa si che gli squilibri a livello finanziario vadano ineluttabilmente a ripercuotersi sul mondo delle imprese (con la perdita dei posti di lavoro ecc).
Cosa altro vorrebbe aggiungere sulle cause che ci hanno portato alla crisi di oggi.
Possiamo individuare altri due “errori” che hanno prodotto le conseguenze che oggi vediamo.
Il primo è di natura tecnico-economica e qui gli economisti hanno una grossa responsabilità morale perché l’errore è di “impostazione teorica”. Si è supposto in pratica che il rischio finanziario fosse di natura “esogena”, cioè che con l’aumentare delle transazioni il rischio finisse per annullarsi, mentre anche uno studente di economia del primo anno sa che il rischio è di natura “endogena”: il rischio cioè aumenta con l’aumentare delle transazioni!