Senza compromessi

L’espressione è di Francesco d’Assisi ed esprime l’invito, anzi l’imperativo, a non misurare il Vangelo sulla misura nostra, ma ad aprire cuore e mente alla misura a cui senza posa li dilata il Vangelo di Gesù

«Questa non è l’opinione di un papa né un’opzione pastorale tra altre possibili; sono indicazioni della Parola di Dio così chiare, dirette ed evidenti che non hanno bisogno di interpretazioni che toglierebbero ad esse forza interpellante. Viviamole “sine glossa”, senza commenti. In tal modo sperimenteremo la gioia missionaria di condividere la vita con il popolo fedele a Dio cercando di accendere il fuoco nel cuore del mondo».

Così papa Francesco nella Evangelii gaudium, il suo messaggio programmatico. A 4 anni, ormai, dalla sua elezione ancora non ci si è rimessi del tutto dalla sorpresa suscitata dalle sue parole, dal suo stile, dai suoi gesti. E si fatica a capacitarsi di quanto sta accadendo. E di conseguenza a prendere posizione e a reinterpretarsi là dov’è necessario. Con coerenza, con pertinenza e soprattutto – diciamolo pure, perché è la cosa essenziale per un cristiano – con schietto e aperto senso ecclesiale: con quel desiderio e quell’istinto cioè, suscitati e nutriti dalla fede, per cui ci si sintonizza col cuore e la mente su ciò che «lo Spirito dice oggi alla Chiesa».

Perché questo, in definitiva, è il punto. Al di là dei gusti, delle esperienze e delle attese personali, che pure sono cose importanti, ma non debbono smorzare o addirittura zittire la voce di Dio che, se da una parte si fa sentire nell’intimo (sempre di nuovo purificato) della nostra coscienza, dall’altra parla a tutti noi insieme come popolo di Dio pellegrino nella storia. Come appunto capita attraverso la direzione di marcia che ci viene indicata con energia da papa Francesco. Il quale – lo attesta la citazione da cui abbiamo preso le mosse – mostra d’ispirare il suo servizio a un criterio che vale per ogni discepolo di Gesù nell’esercizio di ciò ch’è chiamato ad essere e a fare: vivere il Vangelo “sine glossa” – senza commenti e senza compromessi.

L’espressione è di Francesco d’Assisi ed esprime l’invito, anzi l’imperativo, a non misurare il Vangelo sulla misura nostra, ma ad aprire cuore e mente alla misura a cui senza posa li dilata il Vangelo di Gesù. Il che è possibile – ecco l’invito di papa Francesco – solo con quella conversione e quella riforma della vita e delle strutture che sono frutto dell’azione dello Spirito e insieme della nostra fedele e creativa risposta.

Nell’apertura disarmata alla grazia di Dio. Ma non è questo – si dirà – ciò a cui la Chiesa d’ogni tempo è chiamata? Certo. Ma in ogni tempo con un tono e lungo una via che, essendo quelli di sempre, sono quelli e solo quelli che rispondono proprio alle domande e alle ferite di quel tempo. E non di un altro che più non c’è.

Così che il Vangelo, passo dopo passo, visita e trasforma la coscienza dell’umanità e ne lievita la storia. Sempre più profondamente. Benché l’esito del cammino resti tutto, alla fine, nelle mani di Dio, il quale tuttavia non si stanca della strategia che è la sua più propria: non far mai nulla senza la nostra libera corrispondenza.

Perciò, se la conversione chiesta ieri è per un verso quella stessa che è chiesta oggi, essa è però oggi anche un’altra: perché deve rispondere oggi qui per noi alla voce di Dio che ci dice giusto giusto quelle parole di Gesù che lo Spirito Santo vuol mettere in evidenza e vuole farci incarnare ora. In risposta alle sfide reali del presente.

A 4 anni dalla sua elezione lo possiamo dire: è un grande dono per tutti noi, e non solo per i cattolici, papa Francesco. Perché ci scuote a diventare cristiani (e uomini e donne) che – come popolo di Dio – assumono a stella polare del cammino e a codice di vita nient’altro che la bella e buona notizia del Vangelo. Per accendere il fuoco nel cuore del mondo.

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