Sembra che voli

Ho letto in questi giorni il libro Étoile, la mia vita di Liliana Cosi (Città Nuova Editrice). Se ti accingi a leggerlo non ti puoi fermare. Ti chiedi: E poi… e poi…?. Hanno colpito la mia mente due qualità tutte sue. Una scelta della propria vocazione di star con coraggio, costanza, senza deviare, senza fermarsi o compiacersi. L’altra, la fede adamantina, semplice, da figlia di Dio. Mi sono chiesta se io, nella mia vocazione, avevo avuto la sua calma, la sua serenità, la sua libertà interiore. Forse? Qualche volta?! Subito però mi sono rammentata di un periodo a Milano. Abitavo in un appartamento luminoso e quieto, pur in centro. Avevo scelto da tempo per mio modello Gesù in croce abbandonato e, per me, verso di lui la fedeltà era d’obbligo. Con lui tutto poteva essere risolto, se tu l’ami, ma nell’ultimo mese le avversità e le tenebre mi avevano quasi sommersa. Una mia amica carissima in quei giorni ha dato alla luce un bambino bello e sano. Appena uscita dall’ospedale, nella sua armoniosa casa eravamo alcuni amici ad ammirare il nuovo nato. Ma si è scoperto ben presto che la giovane mamma, pur così lieta, non era nella possibilità di stargli accanto e doveva tornare in ospedale. Chi avrebbe curato il bimbo? La madre e il padre erano figli unici e orfani; nessuna nonna o zia poteva aiutarli. Mi sono offerta io poiché ero in ferie e perché ogni famiglia amica, che avrebbe potuto aiutare, era partita per le vacanze. È stata una scuola anche per me che credevo di saper fare con i piccoli. Lo ho portato a casa mia, nella sua culla, accanto al mio letto. Se si muoveva mi svegliavo, ma mi sono abituata ben presto alle sue necessità. Tuttavia mi veniva ogni tanto un nodo alla gola nel ricordo di ogni mia difficoltà e mi sentivo sola, con in più altri impegni. Ogni volta che il bambino dormiva, accostavo con la fantasia il mio volto a quello del mio modello: Gesù in croce abbandonato da tutti, anche dal Padre suo. Quanto aveva patito lui: dolori, solitudine, angosce di morte! Quanto piccola la mia sofferenza d’anima! Dov’era il mio coraggio, la fedeltà al mio modello, la costanza nella mia strada?. In quei giorni avevo sentito una canzone alla radio e l’avevo ricantata sottovoce, l’avevo ripetuta come una preghiera. Un mattino mi sono inginocchiata in un angolo con negli occhi il volto di Gesù in croce e gli ho sussurrato fra le lacrime la mia canzone: No! Non ti lascerò perché ti voglio bene…. L’ho ripetuta tante volte, finché quelle parole sono divenute mie, quasi me stessa. Così pensavo, così volevo! Ho avvertito subito dopo nell’animo una pace novella, una gioia cristallina che cantava come l’acqua di un ruscello. Il lavoro, le cure da dedicare al neonato sono divenute leggere e gioiose. Anche a me sembrava di poter sorridere, danzare come – a pensarci adesso – faceva Liliana Cosi. Lei che è tanto bella nelle sue mosse armoniose, leggera, libera… sembra che voli! UNA VITA SULLE PUNTE Più volte mi è stato chiesto: Perché non scrive un libro sulla sua vita?. Erano persone le più varie, giornalisti, professori, gente comune, che avevano ascoltato qualche mia conferenza sull’arte o la danza, il linguaggio del corpo, la bellezza o il racconto della mia esperienza artistica . Nasce così, da questa richiesta: Étoile, la mia vita in cui Liliana Cosi, una delle più grandi ballerine classiche del panorama internazionale del Novecento, ripercorre momento per momento la sua vicenda umana ed artistica. Dai primi passi sulle punte delle scarpette di gesso presso la scuola del Teatro alla Scala, dove viene nominata prima ballerina étoile, il più alto gradino nella gerarchia di una compagnia di danza, alle tournée al mitico Bolscioi di Mosca, fino agli spettacoli con Nureyev all’Opera di Parigi. Interpretando i grandi classici della danza: da Lo Schiaccianoci al Lago dei Cigni, a Romeo e Giulietta, a Giselle nei più grandi teatri del mondo e partecipando a numerosi spettacoli televisivi di successo della Rai. Nel 1978 apre con Marinel Stefanescu, ballerino e coreografo bulgaro, la Scuola di Balletto Liliana Cosi e Marinel Stefanescu gestita dall’Associazione Balletto Classico. Una carriera artistica luminosa e in costante ascesa, nella quale irrompe improvvisamente Dio-Amore. Una scoperta fulminante che dà nuova luce e senso alla sua passione per la danza, e di qui questo testo delicato e profondo è testimonianza.

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