Segni di luce della medicina contemporanea

Iprogressi tecnico-scientifici conseguiti nel secolo scorso hanno consentito importanti applicazioni in medicina, con un notevole miglioramento nel settore della diagnostica e della terapia. Contemporaneamente però si è assistito ad una progressiva disumanizzazione del rapporto medico-paziente, fondamentale per una buona cura della persona. Anche The Lancet (maggio 2006) elenca le cause del declino della medicina contemporanea, e la possibilità di modificare questo trend con un ritorno al letto del malato, sia nella ricerca di base, sia in quella clinica ed assistenziale. Da questo punto di vista bisogna tuttavia dire che molto si è fatto e molto di più si sta facendo. A dimostrazione che la medicina si fa non soltanto con i soldi, ma con la cultura, le idee, il cuore e con qualcosa che brucia dentro. Medici missionari ce ne sono sempre stati, ma quanto più si manifesta una medicina fredda, solo tecnologica, tanto più cresce il numero dei medici che vanno nei Paesi poveri. Per limitarci a episodi conosciuti personalmente, fin dal 1961 alcuni medici italiani si sono recati nella Germania dell’Est per consentire il funzionamento di ospedali, da dove i colleghi tedeschi erano emigrati per incompatibilità con il regime di allora. Oltre a mantenere il funzionamento della struttura, hanno introdotto tecniche anestesiologiche innovative. Due colleghi hanno inoltre svolto corsi d’anestesiologia e rianimazione per diffondere nel Paese le nuove metodiche. La buona relazione stabilita con la popolazione ha convinto le autorità a consentirne la permanenza. Nel 1966 alcuni medici si sono trasferiti in un’enclave del Camerun, la cui popolazione si stava estinguendo per l’alta mortalità infantile. Dopo anni di collaborazione tra la comunità colà insediatasi e quella italiana, è nato un ospedale, con gradimento della popolazione e del governo. A seguito di studi, è stata condotta un’azione preventiva per sradicare la tripanosomiasi gambiense ed introdotta una terapia innovativa che ne ha consentito l’eliminazione, con riduzione della mortalità infantile statisticamente significativa. Il Who ha erogato un grant, riconoscendo l’alto valore scientifico di quest’attività. Nel 1973 alcuni medici operanti nell’Appennino centrale italiano, constatata l’esistenza di gravi disordini da carenza iodica, come il cretinismo endemico e deficit mentali irreversibili nella popolazione in età scolare della zona, hanno condotto un’azione preventiva, secondo quanto raccomandato dal Who e dall’Unicef, con l’appoggio delle istituzioni comunali, provinciali, ospedaliere ed universitarie. I risultati di questo lavoro hanno trovato ampia risonanza nella letteratura medica ed in importanti congressi scientifici nazionali ed internazionali. Recentemente, per sottolineare l’importanza che la medicina conservi la sua valenza di professione dal volto umano, l’Associazione Medicina Dialogo Comunione ha organizzato un Congresso Internazionale su Comunicazione e relazionalità in medicina, tracciando un percorso per nuove prospettive dell’agire medico (vedi nn. 3 e 6 del 2007). Tale congresso rappresenta il naturale sviluppo dell’azione di quei medici che fin dal 1961, ispirandosi all’ideale della fraternità universale proposto da Chiara Lubich, si recarono in Germania dell’Est e nel Camerun per sopperire alle esigenze di quelle popolazioni. Da allora ad oggi il numero dei medici che si sono incamminati su questa strada è cresciuto. Non manca quindi la possibilità di colmare la lacuna che si è venuta a creare per un’applicazione troppo rigida delle pur positive scoperte scientifiche in medicina. La quale, bisogna sottolinearlo, non è una scienza, ma una professione che si avvale delle scoperte ed innovazioni nei vari campi delle scienze (religiose, filosofiche, matematiche, fisiche, chimiche, ma anche pedagogiche, sociologiche, artistiche) per porle al servizio dell’uomo sano e malato.

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