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C’era una volta l’Asia delle spezie e dei profumi, del silenzio e dei riti, del viaggio e dell’utopia. Poi è arrivata quella della crescita economica e del progresso a balzi esponenziali e i percorsi del mistero e della ricerca spirituale, che hanno connotato per intere generazioni il continente asiatico, hanno perso posti nell’immaginario collettivo. Oggi il rischio è quello di sovrapporre alla mappa della Cina, della Thailandia e del Vietnam le etichette dei capi di abbigliamento e dei giocattoli a basso costo che hanno invaso le bancarelle dei nostri mercati. Il teorema si rafforza ogni volta che gruppi di politici ed imprenditori italiani si spingono in Oriente, quando le cronache dei nostri telegiornali si limitano a trasmettere le fisionomie a tinte forti di Paesi segnati da grandi contrasti, facendo prevalere le cifre dell’economia e del profitto. A confermare l’esigenza di non circoscrivere alle coordinate economiche l’incontro irrinunciabile tra Oriente e Occidente, intervengono sempre più spesso precisi segnali di cambiamento. In questo quadro si è collocata la visita in Italia di una delegazione di parlamentari della Corea del Sud, membri del Movimento politico per l’unità, rete internazionale di impegno politico nata dai Focolari. Lo sguardo che ci hanno offerto sul loro Paese e sull’intera area geopolitica apre una finestra importante sulle relazioni di interdipendenza che legano popoli e nazioni della terra, lungo i percorsi dei conflitti, ma anche lungo quelli del dialogo, della condivisione, della pace. Ed ha rappresentato una opportunità per ampliare le conoscenze su questo lontano grande paese, che ha 48 milioni di abitanti (la Corea del Nord ne conta 23), inserito nel quadrante dell’Asia nord-orientale, una delle regioni più dinamiche e vitali del pianeta. Benché ancora segnata dai lasciti della Guerra fredda, la Corea del Sud è ormai l’undicesima economia mondiale, una della cosiddette quattro tigri asiatiche, dietro Giappone e Cina e davanti alla stessa India. La Corea del Sud aspira a entrare nel G8. Sul piano internazionale, anche l’elezione di un sud-coreano alla carica di segretario generale delle Nazioni unite, l’ex ministro degli Esteri Ban Ki Moon, ha costituito un riconoscimento del profilo consolidato di un Paese che rappresenta una delle più importanti storie di successo e sviluppo economico degli ultimi decenni. Altro fattore-indice dell’evoluzione culturale e sociale in atto, l’elezione di una donna, Han Myeong-Sook del partito di maggioranza Uri, alla carica di primo ministro. Un avvenimento eccezionale, visto lo spazio sociale e politico tuttora scarso riconosciuto alle donne nella sfera pubblica nel mondo. Un segno evidente che anche nel riconoscimento delle pari opportunità la Repubblica di Corea ha rapidamente guadagnato terreno. Al paese del calmo mattino l’Italia si è avvicinata anche con il recentissimo incontro del presidente coreano Roh Moo-Hyun con Napolitano e Prodi a Roma. Portando in dote un interscambio commerciale con la Corea del Sud superiore a 7 miliardi di dollari, in aprile sarà Prodi a recarsi a Seul, per restituire la visita, per valorizzare le solide relazioni, ma soprattutto per ampliare interessi e obiettivi comuni e favorire percorsi interdipendenti di crescita culturale. Fraternità politica in Corea L’on.Kim Sung Gon è un distinto signore di mezz’età, buddhista di tradizione won (una denominazio- prone autoctona della Corea, che si rifà al buddhismo, ma allo stesso tempo se ne differenzia nei simboli e nell’insegnamento), nell’arena politica coreana da sette anni. Eletto deputato per la seconda volta al parlamento di Seul (l’ordinamento costituzionale prevede una sola camera), è a capo della Commissione difesa e capogruppo del partito di maggioranza Uri (Noi in coreano). L’on. Kim è membro del Movimento politico per l’unità (Mppu) coreano, che si è costituito nel Paese due anni fa e al quale aderiscono una ventina di parlamentari, accanto ad altri politici, funzionari, cittadini e studiosi, di diversi schieramenti. Il 16 febbraio scorso l’on. Kim, con gli on. Park Sang Don, Lee Sang Kyeong, e Kim Jae Yun, ha preso l’aereo per venire in Italia, dove il Mppu è nato. Il giorno seguente, nella cittadella toscana dei Focolari, Loppiano, abbiamo assistito ad un vivace incontro durante il quale i deputati coreani hanno risposto alle domande di un gruppo di politici italiani dell’Mppu e di numerosi giovani di trenta nazioni del mondo. Un colpo salutare Abbiamo avuto con l’on. Kim una conversazione assai approfondita, dalla quale abbiamo tratto il testo che riportiamo di segui Tutto è cominciato una mattina di due anni fa a Seul, quando nel mio ufficio sono comparse due distinte eleganti signore che non avevo mai visto circolare nei palazzi della politica. Si trattava di due casalinghe con una proposta. Lo confesso, all’inizio le ho giudicate delle ingenue; ma ho dovuto constatare che ciò che le guidava era il bene del Paese. Erano dell’Mppu. Adesso considero i loro appuntamenti preziosi più di ogni attività politica. Nel primo incontro in parlamento, nell’aprile 2004, abbiamo ascoltato una conversazione di Chiara Lubich in cui la politica veniva definita come l’amore degli amori. Queste parole hanno avuto su di noi l’effetto di un colpo salutare. In politica, infatti, siamo abituati ad essere diffidenti gli uni con gli altri e ad esasperare i conflitti per affermarci. In quel momento capivo che il nostro impegno deve poggiare sull’ascolto, sul servizio, sulla ricerca del bene. Non c’era nessun tentativo di convertire o catechizzare: la proposta della fraternità universale era vita vissuta, molto più di una teoria. Ho cominciato a trasferire questo stile di vita al mio ambiente, quello della politica, cosciente di dover iniziare prone prio dai colleghi con cui facevo più fatica a collaborare, con chi fomentava i contrasti e le calunnie. Ai nostri incontri ora partecipano una ventina di parlamentari, di quattro religioni diverse, di svariati partiti. Nei prossimi giorni ci attende una sfida impegnativa. Il nostro partito sta andando incontro ad una vera e propria scissione: diversi parlamentari se ne stanno andando. Motivi di corruzione e di promesse disattese hanno fatto sì che la fiducia di un gran numero di elettori venisse meno. Secondo un recente sondaggio, oggi solo il 10 per cento della popolazione è con noi ed in questa situazione non abbiamo speranza di riportare una nuova vittoria nelle elezioni presidenziali nel dicembre prossimo, o di ottenere la maggioranza per il rinnovo del parlamento nel 2008. Per questo motivo diversi deputati vogliono fondare un partito nuovo. Ma senza conservare una base comune rischiamo la frammentazione totale. Noi stessi che siamo qui in Italia, apparteniamo allo stesso partito ma stiamo per andare a far parte ciascuno di uno schieramento diverso. In coscienza, ho davanti una domanda: io, che voglio lavorare per la fraternità in quanto membro del Mppu, come posso viverla in questa grave situazione politica? Penso che lavorare per realizzare l’unità nel Paese non significhi avere tutti la stessa idea, ma pur essendo di opinioni diverse, possiamo rispettarci, stimarci, in fin dei conti amarci. E questo non in una prospettiva locale, regionale, dove ci accontentiamo di affrontare e superare le nostre difficoltà interne. Come tutti sappiamo, dalla fine della Seconda guerra mondiale la Corea è divisa in due: nel Nord, occupato dall’Armata rossa, è stato imposto il modello comunista, mentre nel sud si è affermato quello democratico di stile occidentale. La società nord coreana è molto uniforme e soggetta al controllo statale: Kim Jeong II detiene il potere assoluto. La Corea del Sud, invece, deve fare i conti con forti influenze da parte degli Usa. In questa situazione, come si sa, si procede verso l’unificazione a passi lentissimi. Recentemente ci sono state prove di riconciliazione, ma continuiamo a considerarci nemici. Siamo legati dalla stessa lingua e dalla stessa cultura, ma un muro di diffidenza rende tuttora il dialogo difficile. Oltre alla grave crisi economica che colpisce la Corea del Nord, vi è il problema del riarmo nucleare, provocato anche dalle difficili relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Con il recente vertice di Pechino, i nostri due governi hanno inteso davvero far avanzare il cammino verso la riunificazione e sembra che le basi siano più solide.Ma, a mio avviso, per una vera svolta sono necessari alcuni passi: che gli Usa riconoscano ufficialmente la Corea del Nord e garantiscano al suo governo di non procedere ad un’invasione del Paese; mentre da parte nord coreana è necessario un supplemento di fiducia sia verso il sud che verso gli Stati Uniti, oltre alla decisione di interrompere la produzione nucleare per scopi bellici. Un altro carattere della politica coreana è determinato da una profonda diffidenza tra le zone sud-est e sud-ovest del Paese, seppure meno rigida rispetto ai rapporti nord-sud. Quello tra Est e Ovest è un conflitto difficile da superare perché ai diversi territori sono legati partiti differenti. E spesso la politica più che cercare di risolvere i conflitti fra le zone, li allarga e li esaspera per guadagnare più voti. A questo, si somma il conflitto tra partito di maggioranza e di opposizione… non è raro il caso che i deputati vengano perfino alle mani. È evidente la perdita di fiducia dell’elettorato. In particolare, la corruzione nella raccolta di fondi per le campagne elettorali rappresentava per i cittadini un grosso motivo di rifiuto verso la politica. Quattro anni fa, la nuova legge elettorale, che ha regolamentato anche questo aspetto, ha introdotto cambiamenti che fanno ben sperare. Ma i problemi sono ancora molti. Penso che dovremmo coltivare un interesse più ampio per il bene comune, la nostra responsabilità a fianco di quei gruppi che sono ai margini della vita del Paese, come i contadini e gli operai. L’aver dato priorità alla crescita economica, ci ha fatto trascurare l’altra priorità altrettanto urgente di un sistema sociale rispondente ai numerosi altri problemi della società. È stata questa mancata risposta della politica ai problemi quotidiani la scintilla che ha provocato la nascita di numerosi gruppi di pressione e comitati sociali: sono i cittadini che stanno facendo sentire la loro voce. Penso che il Mppu possa avere un ruolo determinante per orientare la politica coreana, e che un giorno potremo proporre con convinzione la visione della fraternità universale a tutta l’Asia.

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