Seelenbinder, il lottatore rosso che sfidò Hitler

Nel fine settimana è stata ricordata la morte di Werner Seelenbinder, lottatore tedesco partigiano che combattè durante il periodo nazista: una storia di sport e resistenza da non scordare
Fonte: Wikipedia

La storia di Werner Seelenbinder, il cui anniversario della morte ricorre il 24 ottobre, non è solo quella di un grande campione di lotta greco-romana, ma soprattutto quella di un atleta dichiaratamente antinazista e partigiano fattosi onore proprio durante l’ascesa e il consolidamento della dittatura hitleriana in Germania. Nato a Stettino, cittadina situata nella Polonia nord-occidentale, il 2 agosto 1904, si accostò all’atletica mentre lavorava nel sobborgo meridionale di Berlino, Neukolln, un concentrato di proletariato tedesco ove sorgevano molte associazioni sportive di operai.

Il primo alloro di Seelenbinder arrivò proprio ai Giochi olimpici degli operai del 1925 tenuti a Francoforte; così nel 1928 partecipò alle “Spartachiadi” dei popoli dell’Unione Sovietica a Mosca, competizione nata in alternativa ai giochi olimpici, cui i sovietici diedero curiosamente il nome del noto schiavo tracio Spartaco, emblema della lotta per la libertà dalla schiavitù, la cui lotta era considerata simbolo di internazionalismo proletario. Non a caso, peraltro, in Germania sorse nel 1914 la Lega di Spartachista, poi dissolta nel 1919.

Seelenbinder vi partecipò vincendo nuovamente anche nel 1929, quando, già dopo il primo viaggio a Mosca del 1928, risultava iscritto al partito comunista tedesco. Intanto però, la situazione politica in Germania vedeva l’ascesa politica di Adolf Hitler: nel 1933 questi assunse i pieni poteri e instaurò la sua dittatura, ponendo fine alle associazioni sportive operaie. Ma Seelenbinder, nonostante fosse esponente di spicco del partito comunista, era uno sportivo famoso e amato dal pubblico tedesco: sebbene ciò gli avesse evitato una persecuzione, Werner non rinunciò a esternare il suo dissenso verso un regime sanguinario. Così a Dortmund, durante i campionati di Germania di lotta greco-romana, quando il campione confermò il titolo tra le urla di ovazione del pubblico, durante la premiazione, al suono dell’inno tedesco, per il quale era obbligo stare in piedi e salutare a mano tesa, Werner rimase immobile e in silenzio.

Lapide commemorativa di Werner Seelenbinder. Fonte: Wikipedia

Quindi prese i fiori consegnatigli in quanto vincitore e cominciò a distribuirli al pubblico e all’atleta sconfitto. Fu squalificato per un anno dalle competizioni sportive ma, finita squalifica e invitato spesso all’estero per competizioni di alto livello nella lotta greco-romana, durante i viaggi portava clandestinamente il materiale anti-nazista mentre cercava di ottenere risultati sportivi sempre più incisivi per portare avanti in particolare l’attività del Soccorso Rosso Internazionale, organizzazione collegata all’Internazionale Comunista, il cui ruolo era quello di svolgere solidarietà internazionale ai prigionieri comunisti.

Nel 1936 a Berlino si svolsero i Giochi della XI Olimpiade, passati alla storia per la vittoria del grande Jesse Owens: Werner dichiarò che in caso di vittoria avrebbe salutato Hitler con un gesto eclatante, ma il suo piano non andò in porto perché si piazzò solo quarto. Due anni dopo, con la compagna Charlotte Eisenblatter, anche lei atleta comunista, cominciarono una vera e propria militanza a tempo pieno con il gruppo partigiano formato da Robert Urigh: il Robby Groupe, operante a Berlino e radicato nella classe operaia, forte e ben strutturato, tanto da non temere le ritorsioni naziste. Ma nel 1942 un gruppo di SS arrestò lui e molti altri componenti: prima venne imprigionato ad Alexanderplatz e in seguito nel lager allestito per i dissidenti politici a GroBbeeren, ove fu torturato e picchiato affinché rivelasse informazioni sul Robby Groupe.

Tutto inutile: non tradì mai e, consapevole che la sua vita volgeva al termine, scrisse prima al padre per dirgli che avrebbe affrontato la morte esattamente come sul tappeto dove lottava.

Il 24 ottobre 1944 fu giustiziato per decapitazione nella prigione di Brandeburg-Gorden mantenendo fino alla fine uno sguardo fiero e impassibile, urlando alla morte di Hitler. Molte furono le celebrazioni tributate poi nel 1945 al gigante nella sua città natale e in Unione Sovietica. Strade, stadi e impianti sportivi della Germania Orientale furono dedicate alla sua memoria, simboli tutt’ora di una Germania riunificata e antinazista.

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