Se vai a Mantova… Passaparola!

Un negozietto dell’usato da oltre dieci anni sostiene progetti di sviluppo e necessità locali, facendo circolare i beni.
Una donna burundese che ha partecipato a un programma di microcredito dell'Amu

Come già abbiamo avuto modo di leggere nell’articolo di Aurora Nicosia “Riparo, riuso, recupero” nel numero scorso di Città Nuova, si sta diffondendo l’usanza di vendere e comprare oggetti usati: una buona prassi che ci aiuta ad allungare la vita delle nostre cose e a metterle in comune, anziché buttarle o tenerle inutilizzate.

Anche girando per le strade di Mantova ci si può imbattere in diversi negozi dell’usato, ma ce n’è uno in particolare dove chi dà e chi compra è mosso dal desiderio di contribuire a costruire un mondo più equo e più fraterno: benvenuti al “Passaparola”!

Nel 2001 nasce il progetto mondiale di un’Economia di Comunione. Mariarosa e Nicoletta, insegnanti, vogliono fare qualcosa per diffondere quella “cultura del dare” che ne è alla base. «Alcune amiche – racconta Mariarosa – mi dissero che in America andava di moda aprire le cantine per vendere quello che c’era dentro. Così abbiamo allestito la mia e ogni 15 giorni veniva aperta ad amici, conoscenti e amanti dei mercatini. Aumentando il via vai delle persone, abbiamo pensato di spostarci in un altro locale che gratuitamente ci era stato messo a disposizione, e abbiamo aperto il “Passaparola”».

Non ci sono pubblicità, né inserzioni. È solo attraverso il passaparola che le persone sono venute in contatto con Nicoletta e Mariarosa e con la loro voglia di condividere che continua a contagiare tanti. Ivana, Marisa, Susanna… sono solo alcune delle persone che prestano il loro servizio totalmente gratuito al “Passaparola”.
Molte le realtà del territorio mantovano aiutate in questi anni, in collaborazione con diverse associazioni locali. Una solidarietà che da Mantova è andata lontano e che, attraverso l’aiuto concreto ai progetti dell’Amu (www.amu-it.eu), è arrivata in Argentina a sostegno del centro per disabili Apid di Rosario, in Uganda per la costruzione del centro nutrizionale di Namugongo, in Burundi nei progetti di microcredito e di accesso all’acqua potabile.

Un’idea per chi vuole dare una risposta alla crisi, non chiudendosi nella paura del futuro incerto, ma puntando sulla condivisione e moltiplicando le relazioni fraterne e la creatività.
Una possibilità per chi vuole lavorare per un mondo più giusto e solidale, pur restando nella propria città.
Allora… passate parola!

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