«L’abbiamo chiamata “Umanità Nuova ‑ La casa dei sogni”. In effetti – racconta – c’è bisogno di sognare, ma se si sogna da soli è facile che il sogno rimanga tale; se a sognare si è in tanti, allora può diventare realtà». E tanti sono quelli che aderiscono all’associazione: medici, psicologi, volontari ospedalieri, vecchi amici di scuola che si dedicano agli “ultimi” della città.
Nasce anche l’Alzheimer Cafè. Antonella un giorno pensa di accompagnare la zia di 89 anni, che da tempo non esce di casa, al bar di un’amica per consumare insieme a una coetanea novantenne una cioccolata calda e un succo di frutta. Gioia e incredulità al primo appuntamento, ma la storia si ripete e ora sono quindici le persone che tornano a uscir di casa. La voce dell’iniziativa si sparge in città ed è un fiorire di idee e realizzazioni, compresa una macchina per il trasporto messa a disposizione dall’assessorato ai servizi sociali del comune (www.glocalcity.org).
Non sempre, dobbiamo ammetterlo, si può effettivamente realizzare il proprio bisogno di cambiamento. E allora torna in mente quella sorta di invocazione espressa da Tommaso Moro: «Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere».
