La ricorrenza del compleanno di Chiara Lubich è stata celebrata a Roma presso il Focolare Meeting Point di piazza del Carmine con un incontro del tutto particolare, dedicato al tema della città e animato da alcuni rappresentanti di città particolarmente significative nella storia della fondatrice di Focolari.
Hanno introdotto Mario Bruno (già sindaco di Alghero e corresponsabile di Umanità Nuova) e Giuseppe Ferrandi (direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino), rammentando quanto Chiara Lubich identificasse nella città la dimensione privilegiata per l’incontro, il dialogo e l’inclusione. Un ambiente e un segno concreto di come l’agire di ciascuno possa contribuire alla costruzione di una “famiglia umana” capace di superare divisioni e conflitti.
Coordinati da Anna Maria Rossi, del Centro Chiara Lubich di Rocca di Papa, hanno poi preso la parola il Sindaco di Trento Franco Ianeselli e l’ex primo cittadino di Roma Francesco Rutelli. Il primo ha rammentato le iniziative svolte a Trento in occasione del centenario della nascita della Lubich, in particolare la grande mostra dal titolo Chiara Lubich – Città Mondo tenutasi nel 2020 presso lo spazio espositivo Le Gallerie e replicata in alcune capitali del mondo.
Molto puntuale il suo riferimento a Trento terra di frontiera, al tempo della nascita di Chiara periferia dell’Impero austro-ungarico e poi periferia del Regno d’Italia, che visse le tragedie della prima e della seconda guerra mondiale; una terra che, per via del Concilio di Trento, ha sempre mantenuto un forte legame con Roma, e dove il cattolicesimo sociale aveva riscattato dalla povertà intere generazioni, educato al senso della laicità e del bene comune, formato una classe dirigente che aveva espresso uno statista di caratura internazionale come Alcide De Gasperi.
Francesco Rutelli ha evocato i propri ricordi di sindaco di Roma, in particolare quando conferì a Chiara la cittadinanza onoraria. Poi, una serie di riflessioni che lo hanno portato ad associare il lascito spirituale e morale della Lubich con quello di Madre Teresa di Calcutta (anche lei conosciuta a Roma) e di San Francesco d’Assisi. Tre personaggi accomunati dalla tensione per l’unità del genere umano, capaci di incarnare la fraternità universale e di proporre l’impegno concreto per la pace.

A seguire, gli interventi dei rappresentanti istituzionali di altre due città fortemente legate alla vita e alla memoria di Chiara: Massimo Calcagni e Mirko di Bernardo, rispettivamente sindaco di Rocca di Papa e di Grottaferrata. Entrambi hanno sottolineato come gli scritti, le azioni e il lascito di Chiara Lubich documentino una vita tutta proiettata a costruire ovunque ponti di speranza e di unità: tra uomo e uomo; tra popolo e popolo; oltre ogni barriera. Verso la fratellanza, per la costruzione di una società più giusta, solidale, più umana, e sempre aperta e ispirata dal contatto con la dimensione soprannaturale.
«Non lasciare nessuno solo» è l’invito che Chiara Lubich rivolge, nel testo “Una città non basta”, a chi vuole trasformare le città nelle quali viviamo, mettendo in pratica l’amore del Vangelo. Un invito che porta, giorno dopo giorno, ad impegnarsi per rendere i luoghi nei quali abitiamo, spazi di fraternità dove ciascuno si senta amato e accolto.
Nel suo linguaggio carismatico, Chiara invitava a «colorare la città», superando il grigiore dell’indifferenza con i colori dell’amicizia e della solidarietà. Un invito a «ricominciare» dalle periferie – fisiche ed esistenziali – per costruire una città più umana, dove l’amore per il proprio quartiere si allarghi fino ad abbracciare il mondo. Parafrasando il comandamento biblico: «ama il quartiere altrui, la città altrui, la patria altrui come la tua».
Nei vari interventi, alla figura di Chiara più volte è stata accostata quella di Giorgio La Pira, che ha dedicato una porzione rilevante della propria riflessione e della propria azione al protagonismo della città. La città considerata entità ideale per lo sviluppo dell’unità del genere umano e per il superamento dello stato di bisogno, dotata di un ruolo politico e morale, di patrimonio dell’umanità preesistente agli stati, culla e sede della storia e della civiltà dei popoli, da trasmettere integralmente alle generazioni future.
L’evento si è chiuso con la visita al percorso espositivo intitolato Se Guardo Questa Roma…, allestito presso il Focolare Point e aperto ancora per tutto il 2026.
Un percorso che usa come linea guida il testo della Lubich del 1949 intitolato Risurrezione di Roma. Uno scritto che assomma riflessione spirituale e un programma d’azione, una sorta di Magna Charta per l’impegno sociale e culturale, per comprendere le sfide di oggi che ogni città deve affrontare.