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Cultura > Arte e Spettacolo

Scusa ma ti voglio sposare

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Quello che rende tutto un po’ stonato è il tipo di vita che questa gente conduce…

Scusa ma ti voglio sposare

Il sequel del fortunato Scusa, ma ti chiamo amore, esce in ben 500 copie in tutta Italia. Regia soggetto e sceneggiatura di Federico Moccia, dal cui testo è tratto, ovviamente con opportuni adattamenti. Alex (il quarantenne Raoul Bova) e la ventenne Nicki (Michela Quattrociocche), legati da una promessa di eterno amore, si vogliono sposare. Ma proprio questa decisione fatale cozza contro le difficoltà delle scelta definitiva – di lei soprattutto – e di lui, a contatto col gruppo di amici quarantenni, tutti afflitti dalla sindrome del “disastro di coppia”.

 

Cosa già vista, ormai, nel cinema nostrano. Le avventure si susseguono: lei flirta con un furbetto coetaneo che si atteggia a poeta, lui la insegue attorniato dagli amici, le rispettive famiglie si affannano nei preparativi per le nozze (è la parte più divertente del film), lei cerca consigli dalle amiche del cuore. Moccia mette nel “coro” un po’ di tutto: l’universitaria che resta incinta, ma poi si tiene il bimbo; l’amico Flavio (un ottimo Ignazio Oliva) che si esaurisce lontano dalla moglie (da cui ritorna), l’eterno donnaiolo, il marito padre di un bimba che inizia una nuova storia… E poi battute di caccia (divertenti), corsi prematrimoniali gestiti da un prete-macchietta (meno divertente), lo stilista gay…

 

Quello che rende tutto un po’ stonato è il tipo di vita che questa gente conduce: viaggi a Ibiza, discoteche, palazzi, università… E Roma, centro di una vita che, in fin dei conti, resta dolce… Ma lavorano qualche volta, queste persone? Moccia dice che il film tratta dell’amore, ed è vero, e che il suo blog è fitto di confidenze di giovani e giovanissimi. Sarà.

 

Ma, ancora una volta, ci risiamo. La favoletta presentata per San Valentino non è così innocente: tutto in fondo è “normale”: adulteri, tradimenti, ci si lascia poi ci si riprende… L’Italietta è così, i quarantenni non riescono a crescere, le ventenni non sanno che fare, secondo Moccia.

 

Ovvio, il film scorre, ha ritmo. Diverte in alcuni momenti e gli attori ce la mettono tutta, anche Bova. Però, onestamente, ci sono i momenti di stanca. Forse, si può voltar pagina e descrivere quell’altra Italia, meno vistosa, di cui ben pochi parlano?

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