Scuola, tanti rebus da risolvere

Si avvicina la riapertura, prevista per il 14 settembre, fra incertezze ed opportunità. Spazio per tutti, banchi monoposto, gestione di eventuali contagi, protocolli poco chiari sono fra i tanti punti interrogativi di non facile risposta. Una scuola che insegna ed impara

La scuola italiana si avvia ad affrontare l’anno scolastico forse più complesso e incerto che la storia postbellica ricordi. Le incertezze sono ancora tante e non c’è alcun protocollo operativo che possa dire a docenti e dirigenti scolastici, in modo risolutivo, cosa e come fare in una multiforme, dinamica e inedita congiuntura come questa.

Il 14 settembre è la data definita dal Ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole, ma molti enti locali non hanno ancora fornito spazi e attrezzature necessarie ai vari istituti. Il problema, prima ancora dei banchi monoposto, è quello degli spazi: le classi saranno sdoppiate e quindi gli spazi si dovranno moltiplicare. Solo che tantissime scuole non sanno dove andare a trovare i locali necessari o come ricavarli da quelli disponibili, con interventi di edilizia leggera.

 

Riapertura delle scuole? Fino a che punto in sicurezza?

Ma si è proprio sicuri che le scuole riapriranno? Dipenderà dalla curva dei contagi e dai vari indicatori collegati. I primi due scenari sono quelli a cui non si vorrebbe neanche pensare: a) le scuole non riaprono; b) riaprono, ma vengono richiuse dopo un pò di tempo per via dell’innalzamento del numero dei contagi. Magari per essere riaperte successivamente.

Il terzo scenario, quello auspicato, sarebbe comunque non semplice da gestire: le scuole riaprono e rimangono aperte per tutto l’anno, ma per un numero di alunni esposto a continue fluttuazioni. La semplice notizia di un alunno con problemi respiratori potrebbe creare incertezza fra i genitori di una classe e indurli a tenere a casa tutti o quasi i loro figli.

C’è poi il problema dei docenti (più di 800 mila in Italia): come gestire le classi in presenza nella non remota ipotesi di diversi insegnanti assenti contemporaneamente per motivi di salute o anche solo per precauzione, all’apparire di qualche ricorrente colpo di tosse?

 

Vengono stravolte le dinamiche scolastiche

Altra questione è quella della gestione della classe in presenza: distanziamento e mascherine sembrano ormai concetti acquisiti, ma non sono mai stati sperimentati su quasi 8 milioni di alunni distribuiti in circa 8 mila scuole, con 40 mila sedi differenti. Non sarà semplice tenere la mascherina per ore o mantenere il metro di distanziamento fisico per e fra gli alunni più piccoli o anche semplicemente più “movimentati” o poco disciplinati. E, soprattutto, sarà difficile gestire quel metro di sicurezza nelle geometrie variabili degli spostamenti degli alunni all’interno di una classe nel corso di una mattinata di 5 o 6 ore.

Le ricadute più rischiose di fronte ad uno scenario di richiusura delle scuole o comunque di alternanza fra periodi di didattica a distanza (Dad) e periodi in presenza saranno soprattutto per i più fragili: gli alunni con disabilità; i più piccoli (scuola dell’infanzia e primaria) e gli alunni che non possono usufruire di strumenti tecnologici, spazi e/o supporto familiare nella didattica a distanza.

Inoltre, la scuola, con le sue strutture di coordinamento e le sue routine dovrà “ripensarsi”. Tutto andrà riprogettato e rimodulato “sul campo”, in divenire, in base alle contingenze e alle emergenze da affrontare volta per volta. A cominciare dalla didattica.

I dirigenti scolastici saranno inoltre certamente sottoposti ad una notevole pressione, visto che saranno loro a dover prendere le decisioni opportune in rapporto alle sfide da affrontare e senza molte mappe preventive o riferimenti orientativi (protocolli validati, buone pratiche) a supporto.

 

Eppure, la sfida va raccolta e può essere anche una… opportunità

A fronte di queste incertezze (e a tacere di altre: i mezzi pubblici per arrivare a scuola, i test sierologici ed il grosso problema della sicurezza dei docenti, le rotelle nei banchi e così via), la sfida che si apre può essere una opportunità enorme di crescita per la scuola italiana. Una scuola che ha già dato, durante il lockdown, una notevole prova di maturità e di capacità di adattamento. Per esempio, in una situazione come questa la tentazione individualistica appare perdente, a favore di un approccio a rete, di sistema, ai problemi.

Mai come nell’anno scolastico passato, pur con lo stress e le difficoltà che lo hanno certamente gravato, i docenti e i dirigenti italiani si sono confrontati reciprocamente, hanno comunicato, hanno modificato abitudini, hanno acquisito rapidamente nuove competenze, hanno riconsiderato e forse riscoperto il senso stesso del fare scuola e del farlo insieme. Ed hanno riscoperto l’enorme impatto sociale del proprio lavoro (riconosciuto e riconsiderato da parte di tanti).

La scuola è lì per insegnare, certamente. Ma non dovrebbe mai dimenticare che, per poterlo fare bene e con onestà, deve innanzitutto predisporsi, umilmente e con sacrificio, ad imparare. L’anno scolastico che si preannuncia non farà certo mancare occasioni importanti in tal senso.

 

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