Scuola: si riapre a gennaio?

Il Governo, le Regioni e le Province autonome, le Province, le Città metropolitane e i Comuni hanno siglato il 23 dicembre, in Conferenza Unificata, l’intesa per la riapertura delle scuole a gennaio 2021. si tratta di recuperare il tempo perduto da settembre  quando già ci sarebbero state tutte le condizioni per poter prevedere e organizzare il nuovo anno scolastico in maniera più efficiente e meno improvvisata
Scuola e pandemia AP Photo/Alessandra Tarantino

Scuola alla prese con la pandemia. La riapertura degli Istituti superiori dopo le festività natalizie è l’argomento più dibattuto in questi giorni. La data del 7 gennaio 2021 sembra essere confermata mentre continuano le riunioni e i vertici per far sì che le scuole superiori possano riaprire in sicurezza.

La scuola però non si è fermata in questi mesi dopo la chiusura imposta dalle misure anti Covid dal Dcpm del governo del 24 ottobre. Docenti e alunni hanno continuato a lavorare duramente cercando di superare le barriere digitali e le tensioni dovute a un metodo di lavoro poco produttivo in molti casi, ma certamente logorante ed estenuante per tutti.

Dopo i tre mesi, quattro per alcune regioni, della prima parte dell’anno, durante i quali l’Italia aveva sperimentato la didattica a distanza, ci sarebbero state tutte le condizioni per poter prevedere e organizzare il nuovo anno scolastico in maniera più efficiente e meno improvvisata.

Sì, perché è quello che il mondo della scuola ha percepito nettamente già nel mese di settembre. Il ritorno della carica virale era ampiamente prevedibile dopo l’estate del  “liberi tutti” e il provvedimento che è stato adottato per consentire l’ingresso a scuola a settembre è stato segnato dall’acquisto dei banchi monoposto, che poi si è rivelato un semi-flop.

In moltissimi istituti si è assistito all’ammassamento dei banchi “bi-posto”, anche acquistati recentemente, nei magazzini per far posto alle nuove postazioni arrivate ad anno scolastico già avanzato.

Ma soprattutto chi ha pagato tutto questo sono state le famiglie povere alle quali non è stato consentito attivare la DAD ( didattica a distanza)  per mancanza di strumenti interattivi e digitali. Il gap tra poveri e ricchi continua ad aumentare vertiginosamente. Fare di tutto per ritornare in presenza a scuola quindi è far sì che si fermi questa spirale che non ci fa andare avanti, ridare fiato e speranza ai nostri giovani, al Paese.

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