Scuola, dispersione, neet: sdraiati o esclusi?

La dispersione scolastica è un'emergenza da affrontare con una politica di contrasto alle povertà educative
neet
(Foto: Pexels)

Osserviamo un grave problema sociale: i dimenticati dalla scuola. Il fenomeno è in aumento del 30% in medie e superiori. L’Osservatorio “Con i bambini” ha lanciato l’allarme. Secondo Rossi-Doria sono «adolescenti da rintracciare e rimotivare». I giovani tra i 18 ed i 24 anni senza un diploma o una qualifica professionale in tasca erano 543 mila nel 2020, secondo l’Istat. Sono giovani finiti in un imbuto di emozioni e situazioni che li hanno spinti a mollare la scuola.

Parliamo di 80 mila studenti bocciati per numero eccessivo di assenze nell’ anno scolastico 2021-2022. «C’è chi, in condizioni di fragilità, ha ridotto sempre più le relazioni sociali e si è rinchiuso in casa; chi è andato a lavorare per aiutare la famiglia in difficoltà economica. Bisogna… inserirlo in un programma di recupero». (Rossi-Doria, Presidente di “Con i bambini”, impresa sociale impegnata in tutta Italia contro la povertà educativa).

È un compito di scuola, famiglia, comunità, mediante il Terzo settore, restituire loro prospettive positive. Importanti sono, ad esempio, le attività extrascolastiche nei luoghi in cui vivono. Tra le cause del fenomeno troviamo carenza di risorse economiche, origine straniera delle famiglie, limitato accesso alle opportunità educative. Pertanto servono più fondi per le scuole. Oggi il Pnrr mette a disposizione risorse ad hoc ma diventa difficile realizzare concretamente gli investimenti previsti. Occorre contrastare la povertà educativa nei contesti urbani privi di strutture sportive, edifici moderni, aree verdi attrezzate, asili nido e scuole dell’infanzia, teatri, cinema e librerie.

Sono tre milioni i giovani che non studiano e non lavorano. Una generazione di esclusi, sfiduciati, tutt’ altro che sdraiati e fragili. Un giovane su tre, nella fascia 25-35 anni, rivela una indagine Action Aid- Cgil, non ha alcuna prospettiva per il futuro. “Garanzia giovani” si è rivelata un flop.

Sono persone escluse dalla società, dalla scuola e dal lavoro, Not Engagé in Education, Employment or Training. Prevalentemente al Sud, tra i figli di migranti e donne. Siamo tra le nazioni peggiori in Europa per questo problema. Sta al nuovo Governo utilizzare al meglio i fondi del Pnrr per invertire la tendenza con misure a sostegno dei giovani.

«La maggioranza, il 42, 2 %, ha un diploma di maturità, i laureati sono più di uno su dieci, mentre chi ha una licenza media è il 35%. Più cresce l’età, più aumentano i Neet. Il primo fenomeno è la dispersione scolastica. «Qui le chiamano scuole parcheggio. Si iscrivono quelli che finiscono le medie senza idee chiare. Sono istituti di periferia, hanno scarsa presa sui ragazzi che si sentono insoddisfatti, prima bigiano qualche lezione e nel giro di poco finiscono per abbandonare definitivamente. È un copione visto e stravisto» (A. Bongiardina, Gruppo Abele).

Sono i giovani tra i 15 ed i 19 anni che finiscono prede della criminalità organizzata nelle periferie delle metropoli. Altro che sdraiati. Non hanno fiducia nelle loro capacità e nel merito.

I giovani tra i 20-24 anni con diploma, spesso al Sud, sono alla ricerca di un primo impiego. Non lo trovano per le carenze strutturali del mercato del lavoro. Sono il gruppo più numeroso. Poi abbiamo gli ex occupati in cerca e gli scoraggiati, giovani adulti tra 30 e 34 anni. Questo esercito invisibile di fragili non riesce a beneficiare di “Garanzia giovani”.

Sono urgenti misure ad hoc per i quattro gruppi di Neet: fondi Pnrr per investimenti in politiche attive del lavoro, in riqualificazione professionale nei territori a partire dalle scuole a rischio. Non possiamo sprecare i talenti dei nostri giovani in un Paese che invecchia.

In conclusione, in vista del prossimo tavolo parlamentare di dialogo con le associazioni professionali della società civile, promosso da Mppu e Città nuova il 26 gennaio prossimo alla Camera dei Deputati, il sistema dell’istruzione sembra aggravare le ingiustizie sociali.

Altro che ascensore sociale! Merito, uguaglianza sembrano separati nella scuola. «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi», recita la Costituzione. Ora bisogna garantire le possibilità. Va percorsa la strada delle riforme sotto la spinta del Pnrr. Attivare, ad esempio, nei professionali, corsi basati sull’ offerta di lavoro del territorio; curare l’orientamento dei ragazzi per ridurre la disoccupazione.

L’Unione Europea vuole ridurre la dispersione scolastica al 9 percento entro il 2030. In Italia il miglioramento è sotto gli occhi di tutti: dal 19,6 % del 2008 al 12,7 del 2021. Tuttavia, sappiamo da Invalsi che troppi giovani, uno su cinque, arrivano al diploma con risultati deludenti, privi di conoscenze e competenze necessarie (dispersione implicita).

Dobbiamo invertire la rotta con scuole belle ed attraenti, con smartphone spenti e insegnanti “accesi” di passione educativa, con patti di comunità come politica ordinaria di contrasto alle povertà educative, coinvolgendo diversi soggetti dell’impegno civico e del Terzo settore. «Insomma, l’educazione delle nuove generazioni, a partire dalla prima infanzia, deve tornare ad essere obiettivo e investimento strategico delle politiche perché la scuola pubblica torni ad essere il principale presidio di cittadinanza della nostra Repubblica» (Ludovico Albert, co-coordinatore Forum Disuguaglianze Diversità).

Oggi dobbiamo invertire la rotta. Il sistema dell’istruzione allarga le disuguaglianze invece di ridurle. Sviluppare competenze e conoscenze è obiettivo strategico per il Paese.

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