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Mondo > Europa

Scontri nel venerdì di preghiera

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

Una decina di morti e diversi feriti nelle proteste per la pubblicazione delle vignette e del film considerati blasfemi. Ma, da est a ovest, si moltiplica anche l'impegno alla pacificazione

Pakistan scontri

Doveva essere la “Giornata dell'amore del profeta Muhammad”, per invitare la popolazione a manifestare in maniera pacifica contro il film anti-islam prodotto negli Usa e le vignette satiriche su Maometto pubblicate dalla rivista francese Charlie Hebdo; invece in Pakistan questo venerdì è stata una giornata di violenza in diverse città. Gli scontri più gravi sono avvenuti a Peshawar, dove la folla ha dato alle fiamme due cinema e l'autista di una troupe televisiva è rimasto ucciso: secondo l'emittente Ary News, la polizia avrebbe sparato sulla folla, colpendo a morte l'uomo e ferendo una quindicina di persone. A poco è valso il blocco della rete telefonica cellulare imposto fino alle 18 (facilmente aggirato dai fomentatori delle proteste grazie ai social media), e gli spot in lingua urdu finanziati dal Dipartimento di Stato americano per dissociarsi dal film incriminato: 70 mila dollari che non sono serviti ad evitare lo spargimento di sangue (sarebbero una decina i morti), né la chiusura delle sedi diplomatiche di numerosi Paesi occidentali in buona parte del mondo islamico.

Il governo tunisino ha scelto di usare il pugno forte, imponendo il divieto di manifestare; in migliaia sono invece scesi in piazza in Malesia, Indonesia e Bangladesh, dove, secondo quanto riporta il New York Times, già nei giorni scorsi la folla aveva minacciato l'ambasciata americana.
 
Ma ad essere blindati questo venerdì non sono solo gli Stati arabi: Parigi rimane infatti in allerta, dopo che alla comunità musulmana è stato negato il permesso di manifestare domani davanti alla grande moschea. Per ora è tutto tranquillo, ma la tensione rimane alta nonostante gli inviti alla calma degli stessi imam francesi, riportati su Le Figaro. Sono infatti molti coloro che si dissociano sia dalla pubblicazione delle vignette satiriche e del film che dalle violenze: secondo lo stesso quotidiano, i 30 mila francesi che vivono in Tunisia hanno preso apertamente le distanze da Charlie che ha messo in pericolo la loro incolumità, mentre il primo ministro pakistano e l'Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic) hanno lanciato un appello alle Nazioni Unite affinché l'incitamento all'odio, in tutte le sue forme, sia sanzionato a livello internazionale.

Anche una nota congiunta di Lega araba, Unione africana e della stessa Oic ha condannato l'incitamento all'odio religioso e invitato al rispetto di tutte le fedi. Inoltre diversi giornalisti pakistani, di fronte alla scelta di alcune televisioni nazionali di trasmettere immagini particolarmente crude delle violenze, hanno condannato questa scelta come intesa a fomentare ulteriormente i disordini. Forse solo parole davanti alla concretezza degli scontri, ma indicative di come, dal mondo occidentale a quello arabo, ci sia anche chi non intende unirsi alle provocazioni.
 

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