Scommettiamo che…?

Squadre e giocatori coinvolti nell’ennesimo scandalo. Serve una svolta per non tradire ideali e tifoserie.
Beppe Signori

Ci risiamo. È la storia che si ripete, dentro l’istante di un sorprendente déjà vu. E di nuovo non solo nell’animo degli amanti ma anche dei profani del gioco del pallone sorge spontanea una domanda: «Perché un nuovo scandalo “calcio scommesse”?».

Tutto ha inizio il primo giugno quando la procura di Cremona dispone l’ordinanza di sedici arresti in tutta Italia, a carico di calciatori, ex calciatori, dirigenti di diverse squadre e persone esterne al mondo del pallone. Tra tutti spunta il nome di Beppe Signori, ora agli arresti domiciliari, ex cannoniere e capitano della Lazio, nonché colonna dell’attacco della Nazionale nella prima metà degli anni Novanta.

Nel mirino del gip Guido Salvini e del pm Roberto di Martino, ci sono ben diciannove partite disputate nelle quattro categorie del calcio professionistico italiano nella stagione 2010/2011; ma, secondo la testimonianza di Marco Pirani, una delle personalità più in vista della “cricca” degli scommettitori, sarebbero addirittura trenta.

 

Pesante il coinvolgimento di almeno una società, l’Atalanta, neo promossa in serie A, e inquietante è la vicenda che ha come protagonista Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese, reo di aver “taroccato” le borracce dei compagni con il Minias (un ansiolitico), in modo tale da assopire la sua squadra prima della partita con la Paganese.

 

L’inchiesta si allarga a macchia d’olio e le voci si rincorrono, al punto che è “sceso in campo” anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni che, dopo una tavola rotonda al Viminale con il presidente del Coni Petrucci e il presidente della Figc Abete, ha predisposto un decreto per la creazione di una task force destinata a far da collante tra il mondo dello sport e le istituzioni. Il compito dell’Unità investigativa scommesse sportive (Uiss), sarà quello di monitorare tutte le informazioni trasmesse dai Monopoli di Stato in tema di scommesse, per poter prevenire eventuali accordi illegali.

 

Tutti noi ci aspettiamo, dopo queste tristi vicende, una svolta decisa da parte del calcio e dei suoi dirigenti. Si potrebbe invocare la “tolleranza zero”. Ma gli slogan lasciano il tempo che trovano. Vanno cambiate le regole di controllo e di sanzione, per evitare una deriva che potrebbe portare alla stessa morte del “pianeta pallone”.

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