Schwazer scagionato: chi lo ripagherà ora?

Accusato di doping, Alex Schwazer è stato assolto dal Tribunale di Bolzano “per non aver commesso il fatto”. Tra strascichi e gravi accuse, chi risarcirà ora l’atleta per tutta la sofferenza arrecatagli?
Giorgio Perottino / LaPresse Giochi Olimpici di Pechino 2008.

Il 23 giugno 2016 titolammo “Schwazer e quel torbido dubbio” la clamorosa notizia che lo vide risultare “positivo ai test antidoping”. Prendendo atto di un fatto che creò sgomento nel mondo dello sport italiano e internazionale, ponemmo alcuni interrogativi di fondo che oggi, dopo oltre 4 anni e mezzo, hanno trovato precisa risposta. Il campione olimpico della 50 km a Pechino 2008 è stato assolto per “non aver commesso il fatto”, venendo scagionato da un’infamia durata quella che nella vita sportiva è un’eternità.

Foto Claudia Fornari/LaPresse22-06-2016 – Alex Schwazer in conferenza stampa a Bolzano.

Il nome di Schwazer fu legato a quei pesantissimi 3 anni e 9 mesi di squalifica rimediati nel 2012, per i quali ammise la colpa. A “sporcarne” a tutti i livelli l’esistenza furono i controlli eseguiti ad una sua provetta il 12 maggio 2016, qualche giorno dopo il trionfo nella 50 km al Mondiale per Nazioni di Roma. Una provetta già analizzata l’1 gennaio a Vipiteno in un controllo disposto dalla Federazione mondiale di atletica leggera che per il 31enne altoatesino, all’epoca ancora ufficialmente atleta squalificato, aveva dato esito negativo. Per questo, avanzammo “torbidi dubbi” su quella vicenda, costata però di fatto al ragazzo non solo le Olimpiadi di Rio, ma una credibilità ricostruita a fatica attraverso tutto il lavoro di riabilitazione svolto fino ad allora. Scagionato, chi lo risarcirà ora per una carriera distrutta? Chi e come rimedierà per riabilitare l’onorabilità infangata?

Da aprile del 2015, Schwazer si era affidato ad uno stimato paladino della lotta al doping, l’allenatore Sandro Donati. Chissà che questo, avanziamo ancora oggi un altro dubbio, non abbia contribuito a innescare in qualcuno la volontà di annichilirlo sul piano sportivo, ma non solo. Il marciatore azzurro aveva sempre gridato al complotto, respingendo ogni accusa: «Andrò fino in fondo per chiarire tutto: sono qui a metterci la faccia, ma oggi non ci saranno scuse perché non ho commesso alcun errore: allora ho sbagliato, stavolta no», aveva dichiarato il 22 maggio 2016. «È un incubo, la peggior cosa che mi poteva succedere, ma giuro che si andrà fino in fondo», aveva concluso. E ci è andato: ottenendo giustizia.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ha depositato l’ordinanza che dispone per lui l’archiviazione. Nel motivare la decisione, il giudice rimette gli atti alla procura, chiedendo che si indaghi sull’ipotesi di manipolazione delle provette di urina prelevate all’atleta all’epoca. I reati ipotizzati dal giudice sono falso ideologico, frode processuale e diffamazione. Nell’ordinanza il giudice afferma che l’accusa non avrebbe «adeguatamente valutato rilevantissimi elementi di prova. I dubbi che hanno fermato il pubblico ministero a metà del guado sono frutto della produzione di atti falsi con cui i consulenti nominati da Wada hanno tentato di inficiare i dati emersi dalla perizia». Mentre rispetto alla concentrazione di Dna riscontrata nel campione oggetto di perizia che costituirebbe un’anomalia «non può esservi discussione di sorta: è comprensibile che Wada e Iaaf (parti offese nell’indagine, ndr) nel tentativo di “salvare la faccia” neghino anche l’evidenza scientifica», scrive Pelino. Accuse dunque gravissime per le due istituzioni citate, che ovviamente non hanno perso tempo a definirsi “inorridite” per la sentenza.

Ma se dal punto di vista giudiziario altre pagine saranno ora da scrivere, rimane la gioia di rivedere “ripulita” la fedina penale infangata di un ragazzo che è caduto ma si era rialzato alla grande sul piano umano e sportivo. «Finalmente c’è scritto nero su bianco che io sono innocente – ha commentato a caldo Schwazer: – sono molto felice che dopo 4 anni è mezzo di attesa finalmente è arrivato il giorno in cui è stata fatta giustizia. Non potrò dimenticare tutte le cose, ma il giorno di oggi mi ripaga un po’ di tante battaglie che insieme ad altri che mi sono stati vicini ho dovuto affrontare in questi anni, per nulla facili». Mentre Donati ha puntualizzato a 24Mattino su Radio24: «Abbiamo vinto questa grande battaglia per la verità, adesso ci sarebbe la battaglia sportiva per sanare il misfatto. Ora tutto lo sport italiano deve fare le sue valutazioni ma, a livello internazionale, quanto accaduto come potrà essere evitato in futuro?».

Il Comitato olimpico internazionale dovrebbe ora consentire al marciatore di partecipare ai giochi Olimpici di Tokyo 2021: «Lo metterei nella condizione che sarebbe molto difficile batterlo anche a livello mondiale», ha tuonato sfidante Sandro Donati, che ha ricordato come l’atleta sia costretto intanto a lavorare e restituire premi per spendere un sacco di soldi per avvocati e consulenti. A volte, nella marcia come nella vita, si resta davvero “coi piedi nudi”, proprio come il titolo di un intenso audiolibro cui Schwazer ha prestato la voce: un progetto curato da Rete Europea Risorse Umane e a Caritas Italiana che ha dato voce agli scritti di una figura straordinaria Magdeleine Hutin, poi suor Magdeleine di Gesù. Un audiolibro dedicato non a caso alle persone che nelle difficoltà esistenziali della vita hanno saputo cogliere una seconda chance. Quella che ora tutta l’Italia più sana dello sport spera sia concessa ad Alex, rimasto troppo a lungo “coi piedi nudi”. Rimetti le scarpe, ragazzo: è ora di tornare a correre!

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