Schubert a Villa Giulia

L’Orecchio di Giano, la manifestazione musicale diretta dal maestro Flavio Colusso, compie vent’anni e festeggia l’anniversario nello splendido Portico a emiciclo di Villa Giulia. Nel quarto concerto della Stagione è stato presentato Die schöne Müllerin, uno dei più noti cicli liederistici di Franz Schubert (1797-1828), composto nel 1823 sulle liriche di Wilhlelm Müller (1794-1827)

L’Orecchio di Giano, la manifestazione musicale diretta dal maestro Flavio Colusso, compie vent’anni. Festeggia l’anniversario in una sede deliziosa: il porticato della rinascimentale Villa Giulia a Roma. Sotto le volte dipinte con amorini sgambettanti fra i pergolati e le pareti ricoperte di affreschi “a grottesca” nella villa cinquecentesca suburbana di papa Giulio III Del Monte, sede del Museo Nazionale Etrusco, è ritornato per quasi due ore lo spirito musicale di Schubert.

Si trattava del ciclo di liriche per basso-baritono e pianoforte Die Schone Mullerin op. 25, poesie di Wilhelm Muller che Franz musicò nel 1823, nel pieno della sua felicità creativa.20 brani di squisito lirismo in cui la vena facile, naturale di Schubert sgorga con quella finezza, pulizia e amore per il verso rivestito di note che lo caratterizzano come straordinario autore di quasi 600 lieder. Nel ciclo, c’è un giovane mugnaio che girovaga, sogna la sua amata, osserva le ore passare, a volte si dispera, ma non troppo, altre volte è lieto, gli piace la natura: i fiori, il ruscello, ama i colori, il verde particolarmente.

Nel lieder n. 4 Ringraziamento al ruscello la musica si fa delicata, sognante; nel n. 5 Vigilia festiva è vivace. Il numero 6 Il curioso ha una delicatezza davvero mozartiana, è un cantabile amoroso; nel n. 7 l’uomo è impaziente e si sente dal ritmo impetuoso. Poi però piange – numero 10 -ricordando una notte lunare con l’amata: l’aria è adolescenziale, pura, sono i colori pastello di un amore pudico, il romanticismo un po’ mesto, un po’ gaio com’è di Schubert.

Certo che il musicista si rivela un carattere ipersensibile nel n.12 intitolato Intervallo. La sua vera anima viene alla luce, anche se poi sa essere scherzoso, talora furioso- numero 15 Gelosia e orgoglio – e addirittura nel numero 16 pensa alla tomba con una melodia quasi da marcia funebre. Però poi chiuderà il ciclo con una dolcissima ninna-nanna.
Insomma, un tutto Schubert che non teme di esporsi con la sua sorgiva freschezza e la musica ricca di colori, di sentimenti, di melodia. Certo l’interpretazione del basso-baritono finlandese Erik Rousi – voce bella, pastosa, fluente – ed il pianoforte di Niels Muss hanno fatto aleggiare lo spirito schubertiano sotto le volte di Villa Giulia dando freschezza e serenità all’ascolto.

 

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