Schiaffo educativo?

Un papà italiano, in vacanza in Svezia, lo dà al figlio dodicenne. È vietato ed è condannato a un’ammenda (che non dovrà pagare) per aver già scontato tre giorni di carcere.
Bambini
Sembra siano passati anni luce da quando un amico, un parente, un educatore interveniva in modo severo, anche con uno schiaffo, sul proprio figlio perché faceva i capricci. Se rammentate, succedeva solo fino a trent’anni fa e i genitori non solo ringraziavano, ma a volte rincaravano la dose. Chi di noi, infatti, non ha ricevuto uno scappellotto dai genitori per la sua irrequietezza, la sua testardaggine?

 

Certo, l’educazione eccessivamente autoritaria dell’epoca patriarcale era sbagliata perché debordava spesso in una becera prepotenza e violenza nei confronti dei minori. Inoltre, l’autoritarismo di un tempo ci impediva di parlare in modo libero e schietto con i propri genitori per timore del rimprovero e del castigo. Quante emozioni di rabbia abbiamo dovuto trattenere? Quante frasi non dette per paura delle loro reazioni?

Quindi, sia ben chiaro, nonostante molti desiderino il ritorno a un sistema educativo fatto di schiaffi, castighi e punizioni, ritengo che questo sia un danno per qualsiasi bambino, in quanto favorisce l’insorgere nel piccolo di una bassa autostima e di una aggressività eccessiva.

 

Ma, nel caso dell’episodio del genitore che dà uno schiaffo al figlio dodicenne per sollecitarlo a entrare nel ristorante siamo ben lontani dall’autoritarismo. Ci troviamo di fronte alla prepotenza del figlio che testardamente non vuole entrare nel ristorante e a un padre che, con un po’ di tensione, lo costringe a entrare. Non si giustifica lo schiaffo, ma neanche lo si può condannare.

 

Ben diverso il fatto di un padre che sistematicamente picchia il figlio. Talvolta lo schiaffo, non forte e sul sedere, soprattutto quando il bambino piccolo manifesta scene isteriche e non riesce più a controllarsi, può essere d’aiuto se accompagnato dalla spiegazione «visto che non riesci più a controllarti…» e dal contemporaneo cambiamento di scena, portando il bambino in un’altra stanza. Il padre aiuta così il piccolo a controllare la propria aggressività.

 

Naturalmente non si tratta di essere pro o contro gli schiaffi, ma di ammettere che talvolta nonostante i buoni propositi, può capitare.

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