Schiacciati dai rincari

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Nessuno prospetta un finale felice, come capita ormai raramente anche al cinema. Ma nessuno, allo stesso tempo, sa indicare – con buona approssimazione – quali saranno le effettive conseguenze sul portafoglio degli italiani dovute tanto alle variazioni dell’economia mondiale, quanto ai rincari delle tariffe nazionali, alle misure della recente Finanziaria, ai provvedimenti sulle liberalizzazioni, alle nuove aliquote delle imposte regionali e comunali. Il governo Prodi ha promesso maggiore equità e benefici per tanta parte dei cittadini, ma gli effetti sono tutti da verificare e ben pochi esperti vedono il nuovo anno con ottimismo. C’è chi assicura, in qualche settore, una vera rivoluzione. Ad incominciare dalle assicurazioni sulle auto. E, almeno sulla carta, potrebbe starci tutta. Dal 1° febbraio è entrato in vigore un nuovo sistema di risarcimento, il cosiddetto indennizzo diretto. In caso d’incidente, i danneggiati non responsabili (o responsabili solo in parte) potranno essere rimborsati direttamente dalla propria compagnia assicuratrice e non più dall’assicuratore di chi ha causato lo scontro. Il nuovo provvedimento dovrebbe garantire procedure più snelle e pagamenti più rapidi, passando da 60 a 30 giorni, in caso di danni a cose e accordo tra i due conducenti. Fiducioso si è mostrato Giancarlo Giannini, presidente dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private, convinto che si creeranno le condizioni, in termini di minori costi e maggiore competizione tra le compagnie, per un ribasso delle tariffe rc auto di almeno il 5 per cento. Questa volta la rivoluzione sembra possibile. Lo sostengono due associazioni dei consumatori – Adusbef e Federconsumatori – che prospettano risparmi sino a 160-170 euro, perché l’indennizzo diretto ridurrà il contenzioso e il ricorso a periti e legali. Quello che è certo, restando in tema di trasporti, è l’aumento del bollo per auto e moto, con eventuali variazioni a livello regionale, a seconda della residenza del proprietario del veicolo. In Liguria e Toscana, per di più, non si salva nessuno: le nuove tariffe prevedono aumenti che saranno applicati a tutte le categorie di veicoli, e non solo ad auto e moto. Niente di buono anche dal fronte ferroviario, pur sapendo che nel resto d’Europa i biglietti sono notevolmente più cari rispetto a quelli di casa nostra. Con il nuovo anno – vi sarete accorti – gli Eurocity, i treni ad alta velocità e gli Intercity continuano a non garantire viaggi puntuali e carrozze pulite. Eppure, sarebbe dovuta essere la legittima contropartita dell’aumento del prezzo del biglietto, sino al 15 per cento, in vigore dal 1° gennaio scorso. Dalle associazioni degli utenti s’è levata un’inascoltata protesta: Occorre mettere fine al lassismo che ha caratterizzato la gestione delle Ferrovie in questi ultimi anni. E che dire riguardo al prezzo della benzina? È una delle voci che provoca continui salassi nel bilancio mensile delle famiglie, che hanno poco solidarizzato con i gestori dei distributori recentemente in sciopero. Tutti seguiamo dai notiziari televisivi le variazioni del prezzo del greggio. Tutti constatiamo la rapidità alla pompa degli adeguamenti all’insù e, di contro, il ritardo e la modestia delle riduzioni. Poi, leggiamo sui giornali gli elogi alle aziende petrolifere italiane per i rilevanti utili sfornati. Brave davvero. Peccato che non venga detto che nell’ultimo anno il prezzo del petrolio è sceso del 14,5 per cento (e del 25 se comprato in euro), mentre gli automobilisti hanno beneficiato di una riduzione del prezzo alla pompa della benzina solo del 4,93 per cento e del gasolio in misura del 6,71. Le associazioni dei consumatori chiedono perciò misure precise: maggiore concorrenza tra i distributori, definizione di un meccanismo trasparente di adeguamento del prezzo alla pompa rispetto alle variazioni del greggio. Altro motivo di costernazione è giunto dal ministero delle Comu- nicazioni. Forse lì nessuno ha tempo di seguire i programmi della Rai e costatarne il costante degrado della qualità e dei contenuti. Tanta distrazione non giustifica dall’aver inflitto in un solo colpo ai proprietari di televisore cinque euro di aumento, portando a 104 euro l’importo del canone. Si dirà: cosa saranno mai 4 euro e 40? Il problema è che, da una parte, sappiamo della montagna di sprechi in casa Rai, dall’altra, l’incremento viene a sommarsi a tutti gli altri esborsi maggiorati. Va da sé, comunque, che l’importo lievitato è modesto se si confronta a quanto costa mettere piede in un’agenzia creditizia. È di qualche giorno fa il risultato di un’indagine condotta sul costo dei servizi bancari in Italia da parte dell’Antitrust, l’organismo custode della concorrenza. Un anno di ricerche per documentare con granitica certezza quello che i titolari di conto corrente pativano già da anni: Il costo è molto alto rispetto agli altri principali Paesi dell’Unione europea. E la differenza è abissale. Se la media in Italia è di 182 euro, in Spagna 108, in Francia 99, in Gran Bretagna e Belgio meno di 65, in Olanda sotto i 35. Parliamo di media, perché in realtà, fa presente l’Antitrust, c’è un’enorme variabilità di prezzi: per lo stesso tipo di conto si può pagare anche dieci volte di più. Se ne deduce una debole (a dir poco) concorrenza e l’urgenza di provvedimenti che smantellino antiche posizioni di rendita a danno dei correntisti e dei titolari di carte di credito. Ci salveranno le liberalizzazioni approvate? Obbligatorio raffreddare gli entusiasmi. I benefici non saranno tutti immediati – precisa Emanuele Pìccari, dell’Unione consumatori, la più antica associazione di tutela -, ma potranno avere effetti in termini di risparmio e sulla qualità della vita. Resta da vedere però se il governo riuscirà a resistere alle pressioni di chi non vuole cambiamenti. E questo è il punto cruciale. Elevato è il rischio che i provvedimenti vengano stravolti in parlamento. Si sa che, tanto nel centrosinistra, che nel centro-destra, sono ben rappresentate alla Camera e al Senato gruppi influenti e corporazioni alle quali restano indigeste le liberalizzazioni. Faranno tutto il possibile per togliersi il peso dallo stomaco. Per bloccarli, dovrebbe scendere in campo una società civile ben informata dal servizio pubblico della Rai (coraggio!) e far sentire il proprio peso nell’interesse delle famiglie italiane, oggetto di continui balzelli. Operazione non impossibile, questa, perché potrebbe sostenere davvero le liberalizzazioni in corso e quelle buone che potranno aggiungersi in seguito. Pensiamo alle banche – elenca Paolo Landi, di Adiconsum -, dove le condizioni pattuite debbono durare almeno 12 mesi, come vale per tutti i contratti , oppure al telefono, per cui va stabilito l’abolizione dello scatto alla risposta, anche per rendere comparabili le tariffe. In fatto di gas, va definito un quantitativo di gas per uso cucina, con Iva al 10 per cento, e le quantità successive (per riscaldamento) al 20. Vi suonano pura fantascienza? Eppure, una serie di azioni collettive che trovino unite varie componenti sociali assieme alle sigle dei consumatori potrebbero rendere possibile la conquista di insperati obbiettivi. PAOLA SOAVE (FORUM FAMIGLIE) Gli assegni familiari non risolvono Il discorso che ci viene fatto è lo stesso da anni: ci sono pochi soldi per le famiglie. Poi, però, si beneficia chi compra l’auto euro 4 o il frigorifero, chi manda i figli in palestra. Paola Soave, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, è una signora affabile e documentatissima. Per questo non fa sconti a nessuno. Tanto meno al governo. Mi creda, non è che con l’esecutivo di prima stessimo bene e adesso siamo peggiorati. Politiche a favore della famiglia con figli non ci sono mai state e non ci sono a tutt’oggi. Questo è il problema. Adesso c’è un ministero per la famiglia, peraltro senza portafoglio, e sta cercando di comprendere quali politiche familiari promuovere. Quale resta la questione di fondo? Non viene mai tenuto presente che a parità di reddito, chi ha figli ha una minore capacità contributiva rispetto a chi non ne ha, e ha diritto di vedere dedotto dal reddito imponibile il costo vitale dei figli Con la Finanziaria siamo passati però dalle deduzioni alle detrazioni. Un errore? Dopo anni di lotte del Forum, nella Finanziaria dello scorso anno eravamo riusciti ad introdurre le deduzioni. Adesso, si è tornati indietro. Con quel sistema, all’imponibile può essere dedotto un costo per ogni figlio prima che venga determinata l’aliquota dell’importo da pagare. Con le detrazioni, invece, non si abbatte il livello del reddito percepito, ma l’entità delle tasse da pagare, in virtù degli assegni familiari, che spettano solo ai lavoratori dipendenti . Quali effetti sulle famiglie con figli? C’è un vantaggio per i redditi bassi, perché sino a quel livello le detrazioni sono abbastanza alte. Una sostanziale uguaglianza rispetto allo scorso anno per i redditi medio-bassi. Un notevole svantaggio per chi ha figli e un reddito medio, medio-alto. Le detrazioni vanno a scomparire sopra i 35 mila euro. Ma se uno ha figli, 35 mila euro non sono una fortuna. Non sono sufficienti, secondo lei, questi assegni più cospicui? Il sistema delle detrazioni e degli assegni familiari denota un’impostazione culturale del rapporto famiglia-stato, ovvero che uno dà tutto allo stato e poi questo – se vuole, se può – restituisce, assistenzialmente, una certa somma sotto forma di assegno. Per noi, vale invece il principio della sussidiarietà fiscale, ovvero che il padre di famiglia si trattiene il non dovuto allo stato in ragione dei figli. In definitiva, chi ha prole deve pagare meno tasse, ma non pagarle uguali agli altri e poi viene in soccorso l’assegno familiare. Con il sistema delle detrazioni, ci sono ricadute sulle imposte locali. Con le deduzioni, le addizionali Irpef regionale e comunale venivano applicate ad un reddito al netto del costo dei figli. Ora, non più. Cosicché, le due Irpef risulteranno molto più alte e azzereranno i benefici degli assegni familiari maggiorati. Ici e tariffe sempre svantaggiate. L’Ici viene calcolata in base ai metri quadrati di un appartamento. Ora è ovvio che una famiglia con 5-6 persone abiti in una casa più grande di chi vive da solo. Invece andrebbe stabilito un tot di metri quadrati esentasse per persona, per poi pagare oltre quella soglia complessiva. Acqua e luce sono pagate sino ad una fascia minima di consumo ad un certo costo, poi la cifra raddoppia, triplica, quadrupla. Il sistema tariffario penalizza i carichi familiari e non cambia qualunque sia il governo. Battaglia culturale impossibile? Adesso c’è un po’ d’attenzione in più, perché c’è preoccupazione per il calo della natalità. C’è maggiore consapevolezza. A parole. Noi aspettiamo i fatti.

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