Scansafatiche

«Più dura della devastazione che ha provocato la tempesta di gelo, è stato vedere la reazione dei figli. Costretti in casa per la neve, aspettavano l’ora di poter uscire con gli amici. Neanche un minuto gli è passata per la testa l’idea di poterci dare una mano a spalare la montagna di neve che ci isolava». Rita - Frosinone

Quando si hanno ancora figli piccoli, l’approccio educativo, sia verso maschietti che femminucce, è quello di stimolarli all’autonomia personale per responsabilizzarli e coinvolgerli nelle incombenze quotidiane, per passare anche del tempo insieme. I risultati futuri non sono assicurati, ma è comunque importante non sostituirsi a loro nei compiti che li riguardano: anziché pensare che “le cose le fa mamma” o “le fa meglio mamma”, acquisteranno sicurezza in sé stessi.
Coi ragazzi più grandi, si può tentare una richiesta di collaborazione personale, chiara e rispettosa e, se qualora la loro reazione non fosse di partecipazione, bisogna non fermarsi ad un giudizio negativo nei loro confronti o ad un atteggiamento di pretesa e polemica, che li scoraggia ulteriormente. Occorre sempre credere che possono fare progressi anche grazie alla considerazione positiva dei genitori.
Questo stile di fiducia in loro, nonostante alle volte “chiudano le porte”, è faticoso, ma possibile soprattutto grazie all’intesa di coppia. I genitori insieme possono cercare le modalità di rapportarsi con i figli e “aggiustare il tiro” momento per momento, interrogandosi per capire quale sia il bene di ciascuno dei ragazzi, cosa desidererebbero sentirsi dire, quale potrebbe essere il modo più opportuno di rivolgersi loro. È un percorso di maturazione reciproca, in cui anche i genitori possono imparare tanto grazie ai figli. In questo modo, la famiglia diventa una comunità di vita e di amore e una scuola di umanità, dove ognuno dà e riceve secondo il proprio dono e aiuta l’altro a crescere.

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