Saper perdere i programmi

Costruire rapporti veri, superare le difficoltà del dialogo, realizzare una piena collaborazione, fare spazio all’altro, lasciar agire Dio liberamente: Maria modello del 'saper perdere'.
Missionari della Consolata

Da quando ho conosciuto il Movimento dei Focolari mi è stata sempre di grande luce la “via Mariae”. C’è un aspetto nella vita di Maria che mi ha aiutato particolarmente: il suo “saper perdere” i suoi programmi, la sua reputazione, le sue ragioni, addirittura il proprio Figlio. Proprio su questa espressione della vita di Maria vorrei condividere con voi alcune esperienze.

Al di là del ruolo

Alcuni anni fa sono stato eletto superiore della nostra Congregazione in Corea e pochi mesi dopo abbiamo avuto la Conferenza Regionale per programmare i sei anni successivi. Su un tema assai delicato, quello della formazione, le posizioni erano molto contrastanti.

Fino a quel momento, ero stato io l’incaricato della formazione e, conoscendo le posizioni dei miei confratelli, nutrivo una certa paura sul futuro. Più parlavo con loro, più mi sembrava impossibile una via di uscita. Cercai di condividere con altri questa mia preoccupazione e nel frattempo pregavo tanto, mettendo tutto nelle mani del Signore. Pian piano nacque in me una convinzione: Dio ci avrebbe mostrato la sua strada. Sentivo inoltre che, da parte mia, dovevo fare come Maria: donare la mia idea senza attaccamenti.

Iniziata la Conferenza, arrivò il giorno nel quale trattammo il tema della formazione. Discussione senza fine. Mi sentivo molto coinvolto ed ero abbastanza deciso nelle mie posizioni. Man mano che si andava avanti, però, mi sembrava di entrare in un tunnel oscuro e la soluzione impossibile. Mi sentivo profondamente ferito da certe espressioni.

Non trovando una via di uscita, ed essendo arrivata l’ora della celebrazione eucaristica, interrompemmo e decidemmo di continuare dopo cena.

Sentivo il buio più fitto dentro di me. Non tanto perché non si trovasse una soluzione soddisfacente, quanto soprattutto perché il rapporto con due miei confratelli si era incrinato.

Partecipare in questo modo alla celebrazione della Messa mi sembrava una incoerenza. Prima dovevo riconciliarmi con loro, chiedere perdono, anche se dentro di me tutto mi diceva “Sono loro che hanno mancato nei miei confronti”… Davanti a Dio, però, la realtà era che toccava a me ricostruire il rapporto ferito.

Alla fine dell’omelia, durante il silenzio che ne seguì, in mezzo alla tempesta che sperimentavo dentro di me, mi dissi: “Buttati ad amare, senza pensare alla tua posizione, alla tua età, alle tue ragioni, alla tua immagine, alla sensazione di mostrarti fragile e vinto se chiedi perdono”.

Pregai Maria di aiutarmi. Con lei dissi il mio sì a Gesù abbandonato e chiesi perdono a tutti, specialmente a quei due confratelli. Allo scambio della pace, abbracciandoli, percepivo che anche loro erano addolorati per l’accaduto. E al momento della comunione con Gesù Eucaristia sperimentai una grande gioia.

Durante la cena, poi, notai qualcosa di solenne, di sacro. Non c’era la superficialità che a volte si vedeva in altre occasioni e neppure commenti fuori luogo.

Arrivò il momento di radunarci di nuovo, per riprendere il tema della formazione. L’ambiente era decisamente cambiato. Si condivideva e si ascoltava l’altro con grande rispetto e attenzione. In poco tempo fummo tutti d’accordo sul da farsi. Tutti sorpresi dell’accaduto, eravamo felici e soddisfatti!

Appena finita la Conferenza, dopo solo due giorni, avrei dovuto visitare la comunità dove si trovavano quei due confratelli e fare i colloqui personali con ciascuno di loro. Il primo pensiero fu quello di rimandare la visita. Pensavo: come potranno aprirsi nel dialogo con me, dopo quanto accaduto? si sentiranno giudicati da me?

Cercavo qualsiasi scusa per spostare la visita. Ma sapevo che era una tentazione! Dio mi chiedeva, invece, di andare senza indugi. Con questa fede andai e proprio con loro due sperimentai i dialoghi più belli e profondi in tutti gli anni trascorsi in quella regione.

Consigliere generale

Nell’ultimo Capitolo Generale sono stato eletto consigliere generale. Ho colto subito questa elezione come volontà di Dio, per me e per gli altri membri del Consiglio Generale. Ho pensato: “Ciascuno di questi confratelli è stato scelto da Dio e voluto da lui come membro di questa comunità che è la Direzione Generale. Devo e voglio vedere ciascuno come un dono di Dio per me, così come io lo sono per loro”.

Appena ci siamo ritrovati per compiere il servizio che Dio ci chiedeva, mi sono accorto quanto eravamo differenti per nazionalità, lingua, cultura, carattere, esperienze, modo di vedere le cose…

Come capita tante volte, anch’io trovavo più facile ascoltare ed accogliere le idee o suggerimenti di alcuni, piuttosto che quelle di altri. A volte, quando c’era da prendere una decisione, mi capitava di provare un grande rigetto per l’idea espressa da qualche confratello, fino al punto, in alcune occasioni, da sembrarmi impossibile poter cogliere qualcosa di positivo nelle loro proposte.

Pian piano, dentro di me si fece strada l’idea che Dio avesse qualcosa da dirmi attraverso quel fratello! Dovevo, dunque, fare come Maria e perdere l’attaccamento alla mia idea, a tutti quei pensieri che mi impedivano di fare l’unica cosa che importasse: amare il fratello, amare Gesù che mi parlava tramite il fratello.

E così, certe proposte che all’inizio avevo giudicato negativamente, ascoltate e riconsiderate nel mio cuore per cogliere il pensiero di Dio, diventarono dentro di me dei tesori che prima non avrei scoperto.

Naturalmente non sempre era facile perdere le mie idee. Alle volte durante il dibattito o davanti ad una decisione contraria alla mia proposta, quando soprattutto riguardava l’area a me affidata come consigliere, scoprivo che la mia idea, pur bella e giusta, stava diventando più importante dell’amore al fratello. La ragione era chiara: rimanevo attaccato alla mia opinione.

Allora mi ricordavo che se la mia idea veniva da Dio, lui l’avrebbe portata avanti nel modo che lui sapeva. La mia insistenza nel difenderla avrebbe potuto compromettere l’azione di Dio. L’unica cosa che dovevo fare era amare, donando la mia idea, e amare perdendola, facendo mia, proprio come volontà di Dio, la decisione presa, anche se contraria alla mia proposta.

Questo fatto mi è capitato tante volte. Posso testimoniare, per dare gloria solo a Dio, che certe idee perse per amore, dopo qualche tempo furono approvate da tutti in un nuovo discernimento, che si era reso necessario per un cambiamento inaspettato delle circostanze, e non di rado quelle mie proposte venivano addirittura presentate da un altro.

Ogni volta provo grande meraviglia e sorpresa nel contemplare come Dio opera! Perché in quei momenti – e di questo non dubito neanche un attimo – agisce solo lui. 

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