Sanremo, la lettera della Ferragni e i fiori di Blanco

Non so se, come me, hai spento la Tv dopo gli intramontabili Pooh, o se sei stato fino a notte fonda per conoscere la classifica di Sanremo della seconda serata. Di sicuro il monologo della Ferragni non può essere passato in modo indifferente sui social e giornali.
Foto Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 07 Febbraio 2023 Sanremo, Italia - Spettacolo - Sanremo, 73mo Festival della canzone italiana - Prima serata Nella foto: Chiara Ferragni

È una lettera speciale che spesso viene utilizzata durante una psicoterapia per parlare con quella parte di noi stessi (Io Bambino), piccola, che portiamo dentro; il bambino o la bambina che siamo stati! Questo dialogo interno, diventato monologo, è un momento intimo che Chiara ha svelato condividendolo con tutto il Paese.

Forse, prima ancora partirei dal titolo della serata. Quando è entrata, ha giocato la sua prima carta con un vestito con la scritta “pensati libera”: sono improvvisamente diventata una sua follower. Un modo netto, chiaro e creativo per mandare un messaggio alle donne, ma non solo… quanti uomini ho incontrato che non si sentono liberi! Non c’è sesso o cultura davanti a qualcosa che si costruisce in tenera età: l’autostima. È fatta di credenze su noi stessi, sul nostro valore, a volte svalutanti e negative, talvolta delle palle al piede nel percorso di vita. “Non sono abbastanza, non sono all’altezza, non vado bene, non valgo, sono invisibile, sono sbagliata”… e potremmo continuare.

Non c’è percorso terapeutico che non si scontri con qualcuna di queste idee da ristrutturare e Chiara Ferragni ci ha fatto da modello, l’ha messa in discussione e ha narrato una nuova storia. Ha parlato di “tanto” in poche battute: dello “stare” anche in quelle emozioni fastidiose, come nelle montagne russe, in quei momenti difficili e si è detta: «Goditi il vento, vivili con tutta te stessa». Accoglierli e guardarli per quelli che sono permette di attraversarli e di non restare cristallizzati nel dolore o nelle paure.

Ha portato avanti anche una battaglia culturale contro il sessismo: «Essere una donna non è un limite», un messaggio di coraggio per tutte le sfide che l’essere donna oggi implica, dal vestito etichettante, alla fatica di dimostrare di essere competente. Con voce spezzata ha celebrato una maternità libera, di poter essere madre e donna, genitrice e lavoratrice. E poi, quanto mi è piaciuta la battuta sul rischio! Sì, adesso sembra semplice ascoltandoti, Chiara, ma sicuramente non c’era il tempo di raccontare quanti abbracci dati alla bambina impaurita, alle nostre paure… prima di rischiare! Perché è vero, solo rischiando si vive veramente!

E poi ancora il tuo finale che mi ha commossa: «Abbiamo la scritta “fragile” sulla pelle» ha fatto scopa con la fragilità di Blanco, esploso in un’eruzione di rabbia, dopo poche ore dalla celebrazione dei suoi successi insieme al compagno di squadra Mahmood. Quanti di noi una volta nella vita abbiamo avuto uno scatto di rabbia? Quante volte possiamo aver avuto il pensiero di distruggere qualcosa (e non l’abbiamo fatto)? Un momento in cui si perde l’autocontrollo è ciò che avviene in un momento di non regolazione emotiva. Non c’è stato un adulto interno che ha calmato l’emozione di quel bambino frustrato perché le cose non stavano andando secondo i piani. Se fosse tutto vero o costruito non entro nel merito, ma anche questa reazione è un pezzetto di tanti di noi, abbiamo bisogno di una “pelle” che contenga certe emozioni.

Eppure, è tornato Blanco adulto, scusandosi di non essere “perfetto”. Non era l’Ariston a volerlo perfetto, ma forse (immagino) qualche parte interna che gli richiedeva una perfezione che si scontrava con un limite, perché la perfezione non esiste! Mi ha rubato un sorriso il grande Morandi con la scopa in mano, come un genitore sufficientemente buono che cerca di mettere insieme i pezzi, magari anche con una battuta! Alla fine di queste montagne russe, ciò che risuona vincente è quell’abbraccio: «Ti vorrei abbracciare piccola Chiara, alla fine andrà tutto bene e sono fiera di te!»; spero che oggi, guardandoci allo specchio, possiamo tutti abbracciare quel bambino che c’è dentro… accogliere paure, dolori e rabbia… e ricordargli che va bene così!

Come dice la Ferragni: «Siamo scatole che contengono meraviglia!»

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