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In profondità > Chiesa

Sandra Sabattini, a soli 22 anni beata

di Patrizia Carollo

- Fonte: Città Nuova

Vicina ai poveri, ai disabili, ai tossicodipendenti. La storia di una ragazza semplice, oggi beata, come «icona credibile della santità della porta accanto», per volere di Papa Francesco

Sandra Sabattini. Fonte: Wikipedia

La santità è il cammino felice d’ogni cristiano verace, il cammino desiderato d’ogni uomo o donna o bambino che abbia ricevuto la grazia della fede (non scontata) in Dio-Amore e abbia voglia d’amare, di ricambiare al dono ricevuto, ad imitazione di Cristo. Non occorre essere, ci ricorda Papa Francesco, dei martiri. Ma avere la volontà d’andare avanti, pur nel dolore e nelle prove; col vento in poppa, avanti sempre, gioiosi, verso gli altri, verso ogni fratello, maggior ragione se più debole.

Sandra Sabattini, semplice e dolce, aveva capito ciò fin da piccola. Era sempre stata una ragazza piena d’interessi. Ottima scolara, amava dipingere, suonare il pianoforte, correre come velocista in una squadra d’atletica leggera. Eppure, portava sempre, e ugualmente, una coroncina del rosario con sé. A 12 anni, poi la folgorazione: incontrò don Oreste Benzi, il fondatore della “Papa Giovanni XXIII”, che le propose di partecipare ad una vacanza con dei ragazzi disabili presso la casa Madonna delle Vette ad Alba di Canazei, sulle Dolomiti. Un’esperienza intensa, immersa nella natura e faticosa per l’accudimento degli ospiti. Tornata a casa, disse alla mamma: «Ci siamo spezzati le ossa, ma quella è gente che non abbandonerò più».

E ha così dedicato il resto della sua vita ai poveri, ai disabili, ai tossicodipendenti. Studiosa di medicina, coltivava il sogno di partire anche come missionaria in Africa, sentiva la sua vita non appartenerle. Il 29 aprile del 1984, a soli 22 anni, Sandra è rimasta vittima di un terribile incidente stradale. Stava recandosi proprio ad un incontro della Comunità Papa Giovanni XXIII. Durante il suo funerale, il 15 maggio, don Oreste disse: «Sandra ha compiuto ciò per cui Dio l’aveva mandata. Il mondo non è diviso in buoni e cattivi, ma in chi ama e chi non ama. E Sandra, noi lo sappiamo, ha amato molto». Il 24 ottobre c.a., dopo una causa durata 13 anni, è giunta l’ora della sua beatificazione, alla presenza del cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, nella Cattedrale di Rimini.

Sandra sarà «la prima fidanzata santa» ammessa all’onore degli altari, giudicata dal Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi come: «Icona credibile e attraente della santità della porta accanto, per la quale non occorrono esperienze eccezionali di impegno ascetico o di contemplazione mistica. Alla nostra cara Sandra è bastata la trama di una vita ordinaria, tessuta di fede viva, sostenuta da una preghiera intensa. Una vita spesa nel lieto e fedele compimento del proprio dovere, punteggiata da piccoli gesti di un amore testo all’estremo, in un’appassionata amicizia con Cristo “povero e servo”, in un servizio instancabile a favore dei poveri. Una volta incontrato Gesù personalmente, lei non ha più potuto fare a meno di amarlo, di puntare su di lui, di vivere per lui, nella Chiesa».

In processione è stato portato l’unico resto mortale di Sandra, un capello che il fidanzato Guido ha conservato. A portarlo è stato Stefano Vitali, guarito miracolosamente da un tumore al colon per intercessione della Sabattini. Vitali, padre di famiglia numerosa ed ex personaggio politico, ha conosciuto la ragazza non di persona ma attraverso i racconti che don Oreste ha fatto pubblicare, ossia il diario di Sandra, fatto di pensieri profondi, di amore incondizionato per gli altri.

Stefano, che ha pregato fortemente la ragazza, ha ribadito di non essere guarito, grazie a Sandra, solo fisicamente ma anche nell’anima. Ha raccontato, infatti, che solo dopo anni, dopo aver raggiunto una salute di ferro e dopo aver visto morire tante persone che con lui condividevano la chemioterapia, ha compreso che la felicità consta di tanti numerosi Sì pronunciati a Dio. Oggi, è impegnato nelle missioni di Giovanni XXIII, ha scritto “Vivo per miracolo” e spera che Sandra possa essere conosciuta da quante più persone possibili.

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