Sandra e Raimondo

Un ricordo affettuoso della celebre coppia televisiva, sulla scena per mezzo secolo.
Sandra Mondaini e Raimondo Vianello
Casa Vianello si è ricomposta in cielo. In soli cinque mesi, come già avvenne tanti anni fa con Federico Fellini e Giulietta Masina. Prima è morto Raimondo Vianello, in aprile, poi Sandra Mondaini, a settembre. Insieme, hanno formato una delle coppie più amate del mondo dello spettacolo, un esempio raro di affiatamento sul palcoscenico e nella vita, prezioso su come l’arte si sposa con il sentimento, l’amore coniugale con gli impegni di lavoro: e per più di mezzo secolo!

Sandra Mondaini ha incarnato due figure “d’avanguardia”. Da sola, è stata la soubrette “emancipata”: non più l’ornamento gradevole di ogni spettacolo di varietà, ma una donna vera, un’artista con una personalità spiccata. Tanto da seguire la strada dell’attrice comica, con una satira intelligente, pronta a colpire i nostri luoghi comuni. Poi, al fianco di Raimondo, ha interpretato la parte della moglie annoiata e brontolona. Ma sempre per ridare smalto alla vita coniugale, che dopo l’entusiasmo iniziale non deve sprofondare lentamente nella “barba” e nella “noia”.

 

In coppia con Raimondo, le sue battute facevano ridere e riflettere. Uno humour nero, arguto e spiazzante, che ti obbligava a rimetterti in discussione e a cambiare. Sandra è stata una dimostrazione vivente della “tv di qualità”, che educa e diverte, fa vedere le cose da un altro punto di vista e ti apre nuovi orizzonti. Una tivù che non cede mai alla volgarità e alla stupidità. Sandra, con Raimondo, non abbassò mai la soglia, neppure quando il turpiloquio e l’ineleganza cominciarono ad essere “sdoganati”: la coppia mantenne sempre, con coraggio, la propria cifra stilistica, ispirata all’eleganza formale e all’intelligenza critica. Il pubblico li ha ripagati con l’affetto e gli ascolti. 

Per non parlare poi – lei e lui, senza figli – della loro voglia di famiglia (i domestici filippini lo diventarono) e dell’impegno di Sandra nella lotta personale contro i tumori.

 

Nel maggio scorso, Sandra andò a ritirare un premio alla memoria del marito. Inchiodata su una sedia a rotelle, non pensò a sé stessa. Rivolse l’attenzione ad altre vedove, a quelle che – disse – «lo sono per motivi più seri, più pericolosi…»: le vedove dei carabinieri morti nell’adempimento del loro dovere. Fu l’ultima testimonianza della sua umanità calda e partecipe. Sandra uscì di scena con stile. Come sempre. Non andrebbe mai dimenticata.

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