San Cataldo vara il regolamento contro le slot

Il provvedimento è frutto di un percorso di legalità che ha coinvolto la popolazione

A San Cataldo, paese dell’entroterra siciliano con 25 mila anime, il Consiglio comunale ha approvato un regolamento per disciplinare l’apertura delle sale gioco. Previsti incentivi (piccoli sgravi su alcune tasse comunali) per gli esercizi commerciali (bar e luoghi di intrattenimento) che decidono di fare a meno delle macchinette mangiasoldi.

Il regolamento vieta l’apertura di sale gioco fino a 300 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili” (frequentati dai giovani) come parrocchie, scuole, e nega le licenze a chi è incorso in reati penali. È un segnale. Un tentativo delle istituzioni di dare una risposta al problema delle ludopatie. La delibera del Consiglio comunale, tre mesi fa, ha aperto un dibattito. Qualcuno, in città, si è ribellato, difendendo i diritti dei commercianti che utilizzano le slot. «Sono legali – spiegano – e non si può combattere la ludopatia ledendo i diritti del libero commercio».

Il Comune di San Cataldo, già dal 2015, ha aderito al “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”, un’iniziativa partita da Milano che si è allargata nelle varie regioni. All’indomani dell’approvazione della delibera (18 luglio 2017), il sindaco, Giampiero Modaffari, ha scritto una lettera aperta rivolta ai suoi colleghi italiani, inviando loro il testo del regolamento ora in vigore nella cittadina nissena. Modaffari ha sottolineato «i risvolti sociali della ludopatia sulla salute e sul benessere dei cittadini», perché «il proliferare di apparecchi di gioco e slot machines negli esercizi aperti al pubblico, incoraggiando i cittadini all’uso compulsivo e patologico del gioco, costituisce un serio pericolo per le famiglie e per la società».

La proposta della delibera era partita da un consigliere comunale, Lino Pantano. «Le regole sono come le linee del campo di calcio – spiega Pantano – e delimitano lo spazio del vivere civile. Senza regole esiste solo l’anarchia. E lo sguardo si volge anche al panorama nazionale. Solo se facciamo un giretto nei bar e tabacchi della nostra città – commenta Lino Pantano –, ma anche nel centro aiuto per le vittime del gioco d’azzardo della “Casa Famiglia Rosetta”, nei SERT, entro le mura domestiche di famiglie con genitori o figli in preda alla compulsione da ludopatia, possiamo capire la portata di ciò che accade. Purtroppo anche lo Stato italiano è vittima di questa trappola culturale, con effetti devastanti sulla fragilità dei cittadini. Lo Stato protegge i diritti del singolo individuo a spese, purtroppo, del bene comune; quello delle sale gioco è un esempio». Un business. Un business miliardario. «La vera dittatura – continua Lino Pantano – è quella delle multinazionali che determinano le loro regole di gioco. Non vogliamo scagliarci contro le imprese che installano le macchinette. Possono farlo, lì ove le regole lo consentono». San Cataldo non è nuovo a questi temi. Due anni fa, nella cittadina nissena, si è dato vita ad uno “Slot mob”, aderendo alla campagna nazionale promossa nel 2013 da vari esponenti della società civile, per combattere il problema del gioco d’azzardo legalizzato. Si sceglie la logica del mercato per un fine etico: da cittadini ci si dà appuntamento per una colazione in uno dei bar che hanno scelto di rinunciare alle slot machines. Allo “Slot mob” avevano aderito anche i salesiani, che il 26 giugno scorso hanno organizzato una marcia conclusa davanti al Palazzo municipale. «Hanno partecipato in tanti – spiega don Luigi Calapai, direttore dell’Oratorio salesiano –, anche artisti ed ex allievi salesiani hanno dato il loro contributo. Ci sono state delle testimonianze. Nei giorni successivi, abbiamo tenuto degli incontri con i genitori e i ragazzi, durante le giornate del Grest. Ha collaborato con noi anche la responsabile del Sert, Lidia Scichilone».

«Condivido in pieno il regolamento – spiega Gaetano Vecchio, da tempo impegnato nel sociale –. I danni da ludopatia sono enormi». «Era un dovere votare quel regolamento – spiega Emanuela Asaro, consigliere comunale –, vedo tante famiglie vittime di queste dipendenze, gente che ha perso tutto. E che non si dica che siamo contro l’economia: non è un’economia sana se danneggia tante persone».

Ora a San Cataldo c’è già chi parla di un referendum consultivo. Per dare un segnale ancora più forte. Per vivere la democrazia, l’autodeterminazione di una comunità. «Le slot machine creano tanti problemi – commenta Peppe Cammarata, presidente dell’associazione “Attivarcinsieme”, circolo Arci –, ma è un tema difficile da affrontare. Tanti si rendono conto del danno che il gioco d’azzardo provoca, ma sono sensibili ai guadagni».

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