Salvo grazie a “Città nuova”

Nelle ore libere dal lavoro, con una amica andiamo a proporre Città nuova nelle case e, la domenica, anche davanti alle chiese. Quella volta avevamo suonato a vari appartamenti e venduto alcune copie. Arrivate davanti ad una porta, la mia compagna mi dice: “Qui è inutile bussare “. E mi spiega che quella famiglia era in vacanza. Era rimasto solo il padre anziano, che non avrebbe comperato niente. Io non mi scoraggio: anche quella persona poteva essere sensibile al messaggio di un giornale come il nostro, per cui suono più volte il campanello. Nessuno risponde, eppure deve esserci! Finalmente udiamo dei passi strascicati e un signore di una certa età apre la porta: ha l’aria un po’ intontita, come di qualcuno che si è appena svegliato a fatica. Riconosce la mia amica, gli offriamo la rivista, e le risponde: “Tu conosci le mie idee, grazie, non la voglio”. Qualche giorno dopo ci chiama al telefono la figlia di quel tale: commossa, ci ringrazia di aver bussato insistentemente alla porta del padre, svegliandolo da un sonno pesante. Richiusa la porta, infatti, si era reso conto di aver lasciata aperta la chiave del gas ed era scampato ad una morte sicura. R. M. – Foligno Considerati i gravi problemi che hanno afflitto il mio paese dagli anni dell’indipendenza fino ad oggi, mi rendo conto che, se sono ancora vivo, lo devo all’ideale di amore e di unità dei Focolari. Cercare di amare è stata la mia forza e la mia luce in ogni circostanza. Una sera, ricordo, dopo una pioggia torrenziale, uscivo da casa mia, in periferia, per recarmi in città. D’un tratto notai un soldato bagnato dalla testa ai piedi che si guardava attorno come smarrito. Essendo di un’etnia diversa dalla mia, la prima reazione fu di non fidarmi e di tirare dritto: tanto più che era armato. Nel momento stesso in cui volevo allontanarmi, l’altro mi chiese aiuto, specificando che si era perso. Era talmente ubriaco che per camminare doveva appoggiarsi al suo fucile. Capivo che non dovevo guardare chi era, ma solo considerare che per me era Gesù: come rifiutare il mio aiuto? Mi offrii allora di accompagnarlo. Per procedere, bisognava passare su un ponte fatto di tronchi di alberi. Per lui sembrava un’impresa impossibile: gridando parole sconnesse, si lasciò cadere sul bel mezzo del ponte. Che fare? Se l’avessi abbandonato, senza il mio aiuto, avrebbe rischiato di precipitare nel fiume. E così riuscii a farlo rialzare con una mano mentre con l’altra tenevo il fucile. Arrivati in città, non pensavo nemmeno più a cosa avrebbe potuto dire la gente vedendoci insieme, tanto ero contento! Dieudonné – Burundi La mamma a letto malata da diversi giorni rifiutava ogni cibo. Prima di andare in campagna a fare dei lavori, papà mi chiese di preparare da mangiare. Domandai alla mamma se avrebbe gradito un piatto di pasta con la ricotta, che sapevo piacerle molto. Mi rispose di sì. In fretta, con i pochi soldi che avevo, andai a comperare l’occorrente, preparai tutto e lei mangiò. Tutta contenta, mi apprestai a cucinare anche per i miei fratelli e sorelle che sarebbero tornati dalla scuola. Ma nella dispensa, tranne un po’ di pane, non c’era niente. Non sapendo cosa fare, mi misi a pregare piangendo. Ad un tratto sentii bussare alla porta. Era uno sconosciuto che cercava papà: “Devo restituirgli questi soldi – disse -, daglieli quando ritorna”. Mi consegnò una somma considerevole, salutò e se ne andò. Di corsa andai a fare la spesa. Quando arrivarono gli altri, consegnai a papà i soldi avanzati e gli raccontai cosa era successo. “Ma figlia mia – si stupì -, io non ho prestato soldi a nessuno”. Ancora oggi non sappiamo chi fosse quella persona. S. M. – Argentina

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