Salviamo la scuola

Coraggio! Mettiamo al primo posto la cura dello studente, di ogni studente, offriamo un ambiente accogliente, educhiamo al bene relazionale, studiamo la psicologia dell’apprendimento
Alessandro Pone/LaPresse Alessandro Pone - Lapresse

Si parla tanto di scuola, ma troppo poco degli studenti. Si formulano progetti, si discute sul bullismo, si parla di livello di istruzione basso e di tant’altro, ma difficilmente si sente parlare di psicologia dell’apprendimento, bene relazionale e rapporto educativo.

Non dimentichiamo che la scuola esiste perché esistono gli studenti, grandi e piccoli, ricchi e poveri, sani e malati. Ed esistono e vivono in un’età che è la più preziosa: quella dell’infanzia e dell’adolescenza. Preziosa perché è un’età in cui evolviamo lentamente verso la maturità umana e psicologica. Ma anche un’età delicatissima, in cui il complesso processo evolutivo chiede a noi docenti cura, rispetto, attesa, fiducia, stima.

Ancora nel 700 la scuola non esisteva e l’istruzione era appannaggio dei ricchi che avevano i propri precettori. Lo scrittore francese Lamartine (1790-1869) condusse, a distanza di pochi anni dalla rivoluzione francese che aveva affermato l’uguaglianza fra tutti gli uomini, una battaglia nel suo Parlamento perché il diritto all’istruzione diventasse di fatto realtà per tutti e non solo dei nobili.

Anche in Italia la dottoressa Maria Montessori dedicò tutta la sua vita all’istruzione dei bambini, nel suo strenuo tentativo di aprire la nostra mente alla sconfinata dimensione della mente del bambino, e di come bisognava rapportarsi con loro fin dalla scuola dell’infanzia. Anni dopo, a metà novecento, la maestra trentina Chiara Lubich ideò il dado dell’amore proprio come strumento pedagogico per aiutare i ragazzi a scoprire l’arte di amare, quell’arte indispensabile per la costruzione di rapporti di reciprocità in ogni ambito sociale, a cominciare dalla scuola.

Infatti, una scuola che non riesce a prendersi cura di ogni alunno, che non entra in questo processo evolutivo, che non penetra il loro mondo spesso complesso e in ebollizione, che non pone tra i suoi obiettivi fondamentali la costruzione di rapporti sani all’interno del gruppo classe, potrà bloccare la crescita umana e spirituale dei suoi studenti e dare loro una visione distorta della società. Perché, non dimentichiamolo, la vita scolastica rappresenta la prima forte esperienza sociale esterna alla famiglia che lo studente vive.

La scuola, pertanto, deve riuscire a creare, prima di ogni altro obiettivo, un ambiente accogliente per tutti, e formare i ragazzi a relazioni corrette di collaborazione di condivisione di ricerca comune e di comunione tra gli studenti, come realizzò negli anni 60 don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana.

Se tutto questo non avverrà, la scuola, senza accorgersene, non riuscirà ad avviare quel normale e complesso sviluppo evolutivo dello studente, senza il quale non c’è sviluppo culturale, non c’è apprendimento, non c’è interesse, non c’è creatività e capacità di pensiero… in una parola non c’è la scuola. In una frase sola, la scuola, inconsapevolmente, avrà distrutto se stessa.

È necessario quindi che ogni ragazzo grande o piccolo, nella scuola trovi piena fiducia in se stesso e negli altri che lo circondano. Di conseguenza il sistema scolastico vigente dovrà operare una forte riforma e considerare fondamentali e necessari determinati obiettivi preliminari, perché possa poi svilupparsi l’apprendimento delle singole discipline

Al primo posto la cura dello studente, di ogni studente con tutto ciò che questo significa a livello pedagogico, psicologico e sociale. Poi, in ogni gruppo classe, l’educazione al bene relazionale, indispensabile per creare un costruttivo rapporto educativo e, non ultimo, una buona conoscenza della psicologia dell’apprendimento.

Se tutto questo non si realizzerà, prima o poi – e di esempi estremi ne abbiamo già visti tanti – la scuola stessa verrà travolta da reazioni destabilizzanti, dovuti ad un certo disadattamento, al disagio ambientale, al conflitto interpersonale, all’instabilità emotiva, ad un malessere sociale profondo… che gli studenti portano nella scuola. Di conseguenza sarà sempre difficile, se non impossibile, avviare quel processo di apprendimento che noi docenti vorremmo sviluppare in loro.

Non saranno certamente le statistiche a livello europeo che cambieranno in meglio la vita della scuola, ma la ricerca umile e tenace delle cause che impediscono l’apprendimento oggi e la ricerca di strumenti e risorse che la scuola può disporre per neutralizzare i fattori destabilizzanti.

 

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