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Italia > Diritti dei lavoratori

Salario minimo per l’Europa

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

La direttiva europea sui salari minimi adeguati non impone obbligo di istituirli ma tutele nella gestione.

salario minimo
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni presiede un incontro con le opposizioni sul tema del salario minimo. Roma, 11 agosto 2023. Foto: LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Il dibattito sul salario minimo, in Italia, si sta facendo sempre più serrato. È anche stato fatto riferimento alla direttiva europea sui salari minimi adeguati, approvata nel 2022 dall’Unione europea (Ue). Le norme promuovono l’adeguatezza dei salari minimi legali in Europa e contribuiscono a migliorare le condizioni di vita e di lavoro per i lavoratori europei, ma non impongono l’istituzione di un salario minimo.

D’altronde, nei vari Stati membri dell’Ue permangono notevoli differenze circa la percentuale dei lavoratori coperti da contratti collettivi e il livello dei salari minimi, in parte a causa dei modelli molto diversi di mercato del lavoro e dei diversi livelli di reddito negli Stati membri.

Lo scopo della direttiva europea sui salari minimi adeguati si prefigge innanzitutto di contribuire a far raggiungere ai lavoratori condizioni di vita e di lavoro dignitose, in linea con i principi del pilastro europeo dei diritti sociali e con la strategia europea per il lavoro dignitoso.

Le nuove norme introdotte dalla direttiva europea sui salari minimi adeguati chiedono agli Stati membri in cui sono previsti salari minimi legali di istituire un quadro per fissare e aggiornare tali salari minimi secondo una serie di criteri. In particolare, i salari minimi legali saranno aggiornati almeno ogni due anni (o al massimo ogni quattro anni per i Paesi che utilizzano un meccanismo di indicizzazione automatica). Tuttavia, la direttiva non prescrive un livello di salario minimo specifico che gli Stati membri devono raggiungere.

La direttiva europea sui salari minimi adeguati promuove la contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari, vista come un modo per combattere la povertà lavorativa e migliorare le condizioni di lavoro, aumentando il numero di lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero promuovere la capacità delle parti sociali di partecipare alla contrattazione collettiva. Infatti, generalmente, negli Stati caratterizzati da un’elevata copertura della contrattazione collettiva, la percentuale di lavoratori a basso salario è minore e le retribuzioni minime sono più elevate rispetto agli Stati in cui tale copertura è più bassa. Per questo, gli Stati membri con un tasso di copertura della contrattazione collettiva inferiore all’80% dovrebbero elaborare un piano d’azione per promuovere la contrattazione collettiva, che dovrebbe definire una tempistica chiara e misure specifiche per aumentare progressivamente il tasso di copertura della contrattazione collettiva.

La direttiva europea sui salari minimi adeguati prevede l’accesso effettivo alla tutela garantita dal salario minimo per i lavoratori che hanno diritto a un salario minimo a norma del diritto nazionale e, per questo, gli Stati membri dovrebbero adottare delle misure volte a migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo legale quali controlli da parte degli ispettorati del lavoro, informazioni facilmente accessibili sulla tutela garantita dal salario minimo e sviluppo delle capacità delle autorità responsabili dell’applicazione della legge di prendere provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che non rispettano la normativa.

La direttiva europea sui salari minimi adeguati ha anche delle norme riguardanti la raccolta e la comunicazione dei dati. Infatti, gli Stati membri dovrebbero monitorare la copertura e l’adeguatezza dei salari minimi, riferendo alla Commissione europea, ogni due anni, il tasso di copertura della contrattazione collettiva, il livello dei salari minimi legali e la percentuale dei lavoratori coperta dai salari minimi legali.

Attualmente, tra i 27 Stati membri dell’Ue, solo 5 Stati membri non hanno un salario minimo nazionale, con importi che variano notevolmente tra gli Stati membri: Austria, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia, dove il salario minimo è frutto di accordi collettivi negoziati con i sindacati. Poi, tra i 7 Stati che aspirano ad entrare nell’Ue, Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia hanno un salario minimo nazionale, mentre Bosnia-Erzegovina e Kosovo non ce l’hanno.

Nello specifico, gli Stati membri con un salario minimo superiore a 1.500 € sono Lussemburgo, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Irlanda e Francia, con punte di 2.387 € in Lussemburgo e di 1.981 € in Germania. Spagna e Slovenia hanno un salario minimo superiore a 1.000 € ma inferiore a 1.500 €. Poi, al di sotto dei 1.000 € di salario minimo sono Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria; il salario minimo più basso è quello della Bulgaria, con 399 €.

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