Russo (Cei): La manovra non colpisca i più deboli

Il segretario generale della Conferenza espicopale italiana ha espresso preoccupazione per la cancellazione delle agevolazioni fiscali agli enti non commerciali, che rischia di penalizzare, tra gli altri, chi fa volontariato, ricerca e assistenza sociale. Realtà che spesso fanno fronte a carenze dello Stato, assicurando servizi e prossimità alla popolazione.

La legge di bilancio del governo preoccupa i vescovi italiani. In particolare, afferma monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, «se davvero il Parlamento procedesse con la cancellazione delle agevolazioni fiscali agli enti non commerciali (con la soppressione dell’aliquota ridotta Ires), verrebbero penalizzate fortemente tutte le attività di volontariato, di assistenza sociale, di presenza nell’ambito della ricerca, dell’istruzione e anche del mondo socio-sanitario».

Il momento sociale è politico è delicato e la Chiesa ne è consapevole. Ecco perché, con una decisione a sorpresa, Russo ha deciso di  rilasciare una sua dichiarazione a margine della messa per i giornalisti organizzata nella sede della Conferenza episcopale italiana. «Stiamo seguendo, come tutti, i contenuti della legge di Bilancio, rispetto ai quali – ha sottolineato il segretario della Cei– non mancano elementi di preoccupazione, che ci auguriamo di poter veder superati». I vescovi sono consapevoli anche delle richieste puntuali della Commissione europea, tuttavia, ha aggiunto Russo, «Vogliamo sperare che la volontà di realizzare alcuni obiettivi del programma di governo non venga attuata con conseguenze che vanno a colpire fasce deboli della popolazione e settori strategici a cui è legata la stessa crescita economica, culturale e scientifica del Paese». Si tratta, ha aggiunto, «di realtà che spesso fanno fronte a carenze dello Stato, assicurando servizi e prossimità alla popolazione».

L’importanza del volontariato per l’Italia era emersa anche dal 26simo Rapporto annuale sullo stato del Paese dell’Istat, che aveva sottolineato la presenza di relazioni vivificanti e di reti di sostegno, di amicizia, di lavoro, di cultura, sia formali che informali, che formano l’ossatura del l’Italia. Lì dove non arriva lo Stato arrivano le associazioni di volontariato, che sostengono le famiglie, e soprattutto le donne, che si prendono cura degli anziani, delle persone fragili, degli ammalati. Al volontariato si dedica il 9% degli italiani, circa 5,5 milioni di persone, che aiutano gli altri gratuitamente.

Eppure, nonostante l’importanza di questa rete per la qualità della vita delle persone, al momento di rifare i calcoli, al fine di mantenere l’impegno su reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni, tra i tagli previsti il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno optato per l’abrogazione dell’aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali. Tra questi, ci sono anche le associazioni, spesso di origine cattolica, che forniscono assistenza sociale, che operano nel mondo socio-sanitario e dell’educazione, che si occupano di minori poveri o disagiati. Organizzazioni che perdendo le agevolazioni in percentuali del 50%, risulterebbero fortemente penalizzate e rischierebbero di dover ridurre le prestazioni erogate. Una batosta per il Terzo settore, per chi si occupa di volontariato e per i tanti che ricevono assistenza.

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