Rose contro la crisi

Senza bellezza, la vita diventa irreparabilmente angusta.
Manifestazioni
La crisi, chissà, dicono che quest’anno sarà meno dura, ma che non è ancora passata. Non ci si rassegna facilmente a veder tramontare un mondo conosciuto; anche quando la barca inizia a scricchiolare, ci s’aggrappa ai rottami come ad ancore di salvezza.

Nella storia è stato così da sempre. Invece d’intravedere le opportunità d’una visione nuova, tutta da scoprire, anche se traumaticamente differente, si spera che i rottami si riparino e magicamente la barca riprenda a navigare. Come prima. Come ogni periodo di recessione la crisi porta con sé incertezze, paure stressanti. Offusca la gioia di vivere. I soldi sono meno, si perde il lavoro, non sono scherzi.

Le parole però, come i sentimenti, non se ne stanno solo lì sulla fuoriuscita della bocca, al calduccio nel cuore. Parole e sentimenti, per un misterioso ma reale meccanismo, tendono a propagarsi nell’atmosfera: possono migliorarla o renderla più putrida.

 

Continuare a fare i disfattisti, a lamentarsi, «tutto va a rotoli», serve solo ad intristire la comune atmosfera che respiriamo, e che ognuno contribuisce a edificare con le proprie parole, con i propri sentimenti silenziosi. Non sono solo i politici, i manager della finanza a creare l’atmosfera.

Mi viene in mente il Diario di Etty Hillesum (Adelphi), quella singolare ragazza che, nell’Olanda invasa dai nazisti – sebbene credente a modo suo in modo poco convenzionale –, riscopriva in sé l’ebraica volontà di vivere. Le pagine del suo diario diventarono così un irriducibile inno alla vita, mentre tutto intorno si sgretolava, puzzava di morte.

Lei, nonostante non avesse quasi più soldi per procurarsi cibo, comprava dei fiori: «Molti mi dicono: “Come puoi pensare ancora ai fiori, di questi tempi”. Ieri sera, dopo quella lunga camminata nella pioggia, e con quella vescica sotto il piede, sono ancora andata a cercare un carretto che vendesse fiori e così sono arrivata a casa con un gran mazzo di rose. Ed eccole lì, reali quanto tutta la miseria vissuta in un intero giorno».

Anch’io, quando ho passato tempi non facili, mi sono ricordato di Etty. Come lei, ho comprato un mazzetto di fiori freschi. Da mettere lì in un vaso all’ingresso, una bandiera, un ostinato proclama alla vita. Perché senza bellezza e poesia, anche della più economica, la vita diventa irreparabilmente angusta. Nella comune atmosfera, i fiori di Etty continuano a diffondere luce. A noi raccogliere il suo sì alla novità della vita, per riscoprire, nonostante il marciume attorno, la responsabilità di testimoniare che tutto è tremendamente bello.

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