Roma, l’antico e il divenire

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Anche una città unica come Roma, che sembra avere come prerogativa l’eternità, si trasforma. C’è da stupirsi nel vedere gli stessi monumenti, che diresti immutabili, apparire talvolta diversi, perché nel frattempo è cambiato il contesto nel quale li ammiravi. Questo variare di prospettive, già evidenziatosi in occasione del Giubileo del 2000, dovrebbe intensificarsi in futuro, se verranno realizzati alcuni progetti destinati a rivoluzionare il centro archeologico della capitale (Fori imperiali, Colosseo, Terme di Caracalla…). Proprio così: anche in seguito ai lavori della nuova linea metro C, il riassetto di questa zona vedrà fra l’altro spazi pedonali ampliati, più vaste aree di verde e più efficienti collegamenti pubblici. Con vantaggio della salute non solo dei cittadini ma degli stessi monumenti, meno sottoposti in tal modo alle vibrazioni del traffico e alle esalazioni dei gas che già gravissimi danni hanno apportato alle superfici lapidee. Ma non basta: per rimanere vivi, spazi antichi come quelli in questione, che non hanno confronti al mondo, vanno recuperati all’uso dei cittadini, sottratti al loro isolamento: pena la loro decadenza, come il passato insegna. È una sensibilità, questa, che solo col tempo, tra errori e dibattiti infiniti, si è fatta strada anche nell’opinione comune. Per ripercorrere in sintesi l’affascinante (e turbolenta) storia delle trasformazioni urbanistiche nel cuo- re antico della capitale, nonché immaginare in quale Roma ci si troverà a vivere, ci siamo lasciati guidare al Colosseo dalla mostra Forma. La città moderna e il suo passato (da poco conclusa), che insieme a una selezione di reperti inediti rinvenuti nei recenti scavi dei Fori imperiali ha esposto il plastico con la nuova sistemazione proposta da Massimiliano Fuksas e Doriana O. Mandrelli (catalogo Electa).

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