Roma, il lago bullicante ed Expo 2030

Un esempio di resistenza contro la cementificazione in una delle zone più popolose della Capitale. Un lago nell'aera industriale ex Snia sorto al posto di un centro commerciale, riconosciuto ufficialmente “monumento naturale” e strenuamente difeso da forme attive di cittadinanza responsabile
Lago bullicante ex Snia Roma. Foto: CFFC Roma

L’amministrazione capitolina punta molto sulla candidatura di Roma come sede dell’Esposizione universale del 2030. Il sindaco Gualtieri ha perciò nominato l’ambasciatore Giampiero Massolo come presidente del comitato promotore dell’Expo.

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

La sfida è molto difficile per l’ex direttore dei servizi segreti italiani considerando le altre città europee in lizza, soprattutto l’ucraina Odessa per il valore simbolico che riveste per l’Occidente. Tutto si deciderà nel prossimo novembre e, se tutto andrà bene, anche il Giubileo del 2025, ormai imminente, sarà una tappa di avvicinamento verso una presentazione della città al mondo. Si comprende perciò la determinazione della giunta di centrosinistra nel realizzare, entro il 2030, il sistema di termovalorizzazione dei rifiuti nella sua estrema periferia meridionale. Una scelta conseguente alle ricorrenti mancate promesse di un sistema virtuoso di raccolta differenziata o addirittura a rifiuti zero, come proposto da numerose associazioni e movimenti che oggi sembrano minoritari di fronte a comitati pro inceneritore. Una questione niente affatto semplice da sciogliere considerando l’opposizione dei residenti dei comuni metropolitani limitrofi al grande impianto che verrà costruito nell’area di Santa Palomba nelle cui vicinanze si trova già la discarica di Roncigliano che ha saturato gli spazi.

Un altro storico problema che interessa Roma è di sicuro la speculazione edilizia che affligge le aree esterne al suo straordinario e armonioso centro storico. Anche questo è un biglietto da visita importante a livello internazionale.

Un caso emblematico è costituito da quanto si trascina ormai da oltre 30 anni nel quartiere Tiburtino in una zona chiamata “acqua bullicante” per l’evidente presenza di una vasta falda idrica rimasta inviolata per i secoli in cui quell’area è rimasta agricola fino all’insediamento urbano cresciuto intorno al fabbricato industriale della Snia sorto nel 1920 per poi chiudere nel 1954, dopo aver attraversato le varie fasi della storia italiana, dai capitali stranieri alla proprietà pubblica, dalla fornitura tessile per le uniformi dell’esercito regio ai bombardamenti alleati che l’hanno ridotta ad un rudere. Un pezzo di archeologia industriale della Tiburtina operaia, conosciuta anche come “cintura rossa” della Capitale, che ha attratto sul finire del secolo scorso l’interesse di gruppi immobiliari in competizione tra loro nel disseminare Roma di giganteschi centri commerciali. È avvenuto un imprevisto, tuttavia, nel 1992.

I lavori di sbancamento del terreno intorno all’ex fabbrica, per l’edificazione dell’ennesimo “Mall”, hanno intaccato la falda sotterranea di acqua minerale (da qui il nome “bullicante”) che arriva dai Colli Albani, provocando dapprima un danno al sistema fognario, con tanto di revoca alla concessione edilizia, e poi un vero e proprio lago sorto nello spazio creato dagli scavi artificiali dove negli anni si è prodotto un equilibrio climatico con tanto di presenza di flora e fauna di un’oasi naturalistica contornata dai palazzi. Il riconoscimento, e quindi il vincolo ambientale, del lago ex Snia quale “monumento naturale” arriva a livello regionale solo nel giugno del 2020 dopo numerosi tentativi di “valorizzazione immobiliare” contestati dall’attivismo civile che è riuscito anche a far istituire un’area regionale di “parco pubblico delle Energie”.

Una storia lunghissima e complicata di ricorsi e controricorsi davanti alla magistratura amministrativa su questioni urbanistiche che pongono in conflitto la finalità pubblica dell’area con i proprietari dell’immobile che ancora non è parte del “monumento naturale”. L’estensione della tutela e del vicolo naturalistico anche ai ruderi dell’ex fabbrica non viene perfezionata, anche se promessa più volte, dalla giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti. Le dimissioni di quest’ultimo da presidente di Regione, necessarie per poter concorrere alla Camera, sono state presentate l’11 novembre 2022, cioè lo stesso giorno in cui il comune di Roma ha rilasciato il permesso di costruire un polo logistico nell’ex area industriale rimettendo in discussione un percorso di recupero naturalistico dell’area che sembrava acquisito.

Contro la decisione della giunta Gualtieri si sono espressi i presidenti dei popolosi municipi romani dove è sorto il lago della Tiburtina tanto da sostenere, da esponenti della stessa maggioranza che regge la città, la manifestazione che si è svolta il 5 giugno, giornata mondiale Onu per l’ambiente, in piazza del Campidoglio per chiedere di «ritirare lo scellerato permesso di costruire per 300mila metri cubi che distruggerebbe per sempre la biodiversità» riconquistata da un lago sorto in una zona tra le più congestionate della metropoli e perciò difeso da una rete ostinata di associazioni e movimenti.

Al loro fianco si pongono i contributi di studiosi e centri di ricerca che mettono in evidenza i rilievi fatti dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, cioè dall’ente pubblico di ricerca che finora ha potuto denunciare i rischi per l’ambiente e la sicurezza idrogeologica dall’eccessivo consumo di suolo che avviene in Italia. Un dato di fatto che si rivela in tutta la sua tragicità quando si combina, come avviene ormai spesso, con le conseguenze del riscaldamento climatico.

Come al solito, le vertenze ambientali e sociali non hanno bisogno di celebrazioni formali ma richiedono un grande sforzo di presenza fisica e pesanti costi finanziari per i ricorsi al Tar che vengono sostenuti da una parte decisamente minoritaria della cittadinanza con il rischio di perdere anni e anni di impegno per i beni comuni.

Roma Expo 2030. Foto LaPresse

Come affermano gli attivisti del “Forum territoriale permanente del Parco delle Energie”, «dopo essere riusciti con la lotta a ottenere l’unico parco in una zona tra le più densamente abitate di Roma, dopo aver ottenuto la tutela ambientale per salvaguardare la biodiversità del Lago Bullicante, gli abitanti non possono restare a guardare la realizzazione di un polo logistico di 4 ettari a meno di dieci metri dalle sue sponde, in un quadrante già avvelenato dallo smog e affogato nel cemento». Idee per una Roma del 2030 e oltre.

Qui il link al Forum

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