Roma, la difficile sfida nella città-metropoli

Michetti e Gualtieri al ballottaggio nell’incertezza delle previsioni. I troppi problemi aperti e le risorse attese dal Pnrr in vista del Giubileo
Roma Campidoglio Foto Carlo Lannutti/LaPresse

Roma sceglierà il sindaco del Giubileo con il voto del ballottaggio del 17 e 18 ottobre tra Enrico Michetti per il centro destra e Roberto Gualtieri per il centro sinistra. Nonostante i proclami ufficiali sulla sicurezza della vittoria da parte di entrambi, regna una grande incertezza, a cominciare dall’affluenza alle urne che si prevede più bassa del picco negativo già registrato al primo turno quando c’erano ben 22 candidati e una miriade di liste tra le quali poter scegliere.

Ha vinto, invece, l’astensionismo, un male interiore della democrazia quando i cittadini percepiscono l’inutilità del proprio voto e la sfiducia nelle istituzioni. D’altra parte chi ha visto il confronto tra Michetti e Gualtieri nella trasmissione della Rai condotta dall’inossidabile Bruno Vespa si è fatto un’idea di una città allo sbando, con montagne di rifiuti in strada, un traffico caotico e ingovernabile con le strade piene di buche e i cinghiali che circolano in pieno giorno mentre i mezzi di trasporto pubblico sono strapieni e inefficienti con gli autobus vetusti che prendono fuoco.

Uno scenario che dovrebbe far tremare chiunque decidesse di voler governare una metropoli che, come dice Vittorio Emiliani, è “malamata” cioè «amata e odiata, adorata e insultata, esaltata quale modello eterno e accusata di essere la fonte del disfacimento morale dell’intero Paese. Poco conosciuta e quindi incompresa, sepolta sotto una spessa coltre di luoghi comuni. A malapena sopportata».

I problemi amministrativi sono noti da tempo, tanto che deputati e senatori di diversi partiti hanno costituito un “Osservatorio parlamentare per Roma” individuando in maniera concorde alcuni nodi da sciogliere così come è avvenuto con la commissione parlamentare sulle periferie che rappresenta un esempio di politica decisa a sporcarsi le scarpe per andare a vedere i luoghi dove si esprime il disagio assieme alla forza del legame sociale.

Dibattiti costretti allo spazio televisivo di uno spot di pochi minuti non permettono di mettere in evidenza le reti esistenti di cittadinanza attiva, solidarietà e impegno sociale che spiegano le ragioni che tengono insieme un territorio esteso come l’intera provincia di Milano. E, in genere, coloro che fanno l’esperienza della campagna elettorale, come dappertutto, ne escono arricchiti perché proiettati fuori dall’orizzonte ristretto del proprio quartiere o ambiente di lavoro.

Come ha detto il vescovo vicegerente di Roma , Giampiero Palmieri, occorre «ascoltare con il cuore il grido della città» dove si sperimentano «profonde disuguaglianze non solo economiche, ma anche di opportunità educative, culturali, lavorative, di servizi alla persona e alla vita sociale. Vivere in un quartiere o in un altro non è la stessa cosa: significa passare da standard da Paesi del Nord Europa a livelli da città del Sud del mondo». Il criterio, secondo Palmieri, resta sempre quello della famosa lezione di don Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».

Sulla stessa linea si pone il Movimento politico per l’unità di Roma (Focolari) che di fronte alla realtà multiforme della città  invita ad avere «uno sguardo rinnovato su Roma, sulla sua unicità» e per fare questo «vogliamo, insieme a tanti altri già convinti di ciò, lavorare sempre più e meglio per far emergere quella che ci sembra la sua vocazione: essere concreta dimostrazione che “la misura dell’amore è amare senza misura”».

Un’indicazione concreta per affrontare l’appuntamento del Giubileo del 2025 che rappresenta l’occasione di una radicale conversione, oppure può essere gestito come un’operazione di pulizia esteriore come avvenuto alla vigilia del 2000 con il “giubileo nero degli zingari” e cioè l’espulsione fuori dal perimetro del Raccordo anulare degli insediamenti dei cosiddetti nomadi che don Luigi Di Liegro e pochi altri provarono a contestare come scelta destinata a creare problemi più che a risolverli e a incidere negativamente come sempre sui più deboli. Ecco il parere di Carlo Stasolla, presidente della associazione 21 luglio, a proposito della politica degli sgomberi dei campi effettuati a Roma nell’ultimo periodo.

Dal Giubileo e dal possibile Expo del 2030, fortemente sponsorizzato dal mondo immobiliare molto radicato nella Capitale, si attendono un fiume di risorse in aggiunta ai miliardi previsti nei diversi capitoli del Pnrr che l’amministrazione capitolina potrà ricevere solo se in grado di presentare progetti in linea con la transizione ecologica definita nel Next Generation Eu. Servirebbero almeno 25 miliardi di euro per le opere infrastrutturali.

Michetti espone come punto di forza la disponibilità di Guido Bertolaso a rivestire il ruolo di commissario per i grandi eventi strategici mentre Gualtieri può vantare la sua grande esperienza di parlamentare europeo che gli ha permesso di gestire, da ministro dell’Economia assieme a Giuseppe Conte, la partita del Pnrr recuperando quelle risorse affidate ora alla gestione del governo Draghi.

Le due voci esplicitamente dedicate a Roma nel Piano di ripresa sono i 300 milioni di euro destinati alla rinascita di Cinecittà, fortemente sponsorizzata dal ministro della Cultura Franceschini e dall’ex sindaco Francesco Rutelli, e i 500 milioni di euro per il progetto Caput mundi collegato allo sviluppo del turismo. Rutelli, ex radicale e sindaco del Giubileo del 2000, ha anche avviato una scuola di servizio civico dedicata a Roma che merita consultare per conoscere la visione della città che propone, magari mettendola a confronto con quella di “attivazione politica” promossa dalla pastorale sociale di Roma che abbiamo evidenziato su Città Nuova assieme a quella di Destino comune.

Ma per capire ciò che si muove sulla città, anche come consenso indotto, occorre allargare lo sguardo verso i poteri reali compresi quelli criminali che purtroppo hanno il programma espresso nel detto gergale “piamose Roma”. Episodi inquietanti come l’omicidio in un parco pubblico il 7 agosto 2019 di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik tra gli irriducibili della Lazio, rappresenta solo la punta di un iceberg di un fenomeno ben conosciuto dalla Direzione nazionale antimafia e che obbliga il sindaco della città a non rinchiudersi in Campidoglio ma essere presente nei luoghi dove si consuma una forte lotta di resistenza morale e civile.

Gualtieri, nell’ottica del campo largo del centro sinistra, cerca di esprimere le diverse posizioni presenti nel suo schieramento recuperando non solo l’esempio del sindaco comunista Luigi Petroselli, che appartiene alla sua formazione culturale, o quello di Ernesto Natahan, sindaco dal 1907 al 1913, icona laica e anticlericale, ma anche quella del democristiano  Clelio Darida, sfatando il clichè che associa la storia della Dc solo a malgoverno e corruzione. L’esponente dem fatica, nonostante l’appoggio di Giuseppe Conte, a recuperare i consensi presi dai 5 Stelle mentre Carlo Calenda, che ha presentato la lista più votata e raggiunto il 36% dei votanti nel ricco quartiere dei Parioli, ha espresso solo il suo appoggio personale.

Michetti parte da un situazione di vantaggio con l’appoggio di tutti i partiti del centro destra che esprimerebbero la maggioranza del Paese secondo i sondaggi. Nel suo programma calca molto sulla necessità dell’ordine e del decoro, del controllo dell’immigrazione assieme alla necessità di aprire impianti di termovalorizzazione per la gestione dei rifiuti che a Roma resta legata a basse percentuali di raccolta differenziata e recupero. Il candidato scelto da Giorgia Meloni non manca di citare le questioni più generali del contrasto dell’ideologia gender, dell’utero in affitto  e dell’immigrazione incontrollata, ma deve difendersi dalle accuse di antisemitismo emerse per certe sue dichiarazioni emerse dal passato e che pesano in una città segnata dal rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943.

Stesso giorno, 16 ottobre, scelto dalla Cgil per indire una grande manifestazione nazionale antifascista a Roma come risposta all’aggressione subita il 9 ottobre dalla sede del sindacato da parte di estremisti di destra, presenti e attivi nella Capitale con diverse sigle (da Forza Nuova a Casa Pound). Si può dire che l’obiettivo indiretto, ma esplicitato dal dem Giuseppe Provenzano, è quello di colpire anche la legittimazione di Fratelli D’Italia come forza di governo che potrebbe raggiungere a livello nazionale la riconquista del Campidoglio dopo l’esperienza di Gianni Alemanno sindaco dal 2008 al 2013.

Mentre emergono questioni irrisolte alla vigilia del centenario della “marcia su Roma” del 1922, non si possono rimuovere i tanti problemi concreti delle persone che vivono la metropoli capitolina che ha vissuto, ad esempio, in questi giorni il dramma di Alitalia con migliaia di esuberi che si scaricano in buona parte su Roma. Proprio per questo motivo il vescovo Palmieri invita a ricordare «i cinque compiti di un sindaco secondo Giorgio La Pira: assicurare a tutti pane, casa, lavoro, scuola, sanità. Queste sono le priorità per dare una base di vivibilità alla città e per garantire a tutti i diritti. Perché questo si realizzi e nessuno venga privato dell’indispensabile, bisogna che tutti facciamo politica e che i politici di professione credano al valore di questo “insieme”».

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