«Per affrontare questa epoca segnata – anche nel campo della comunicazione – dall’irruzione dell’intelligenza artificiale, è urgente tornare alle ragioni del cuore, alla centralità delle buone relazioni e alla capacità di avvicinarsi agli altri, senza escludere nessuno. E questa urgenza trova risposta nel servizio alla verità che i media cattolici possono offrire a tutti, anche a chi non crede». Sono le parole che papa Leone XIV, nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ha rivolto ai partecipanti all’incontro internazionale Saint François de Sales organizzato dalla Fédération des médias catholiques.
Ogni anno la festa di San Francesco di Sales richiama i comunicatori e le comunicatrici alla responsabilità di una informazione equilibrata e non «urlata», dialogante e «disarmata».
Francesco di Sales, teologo e innovatore nel campo della comunicazione, nel 1923 è stato scelto da papa Pio XI come protettore della categoria non solo perché aveva introdotto l’uso di fogli stampati che, pensati come mezzo di catechesi e informazione religiosa, riuscivano a raggiungere più persone, ma soprattutto per la sua mitezza di carattere. Ai toni polemici e agli atteggiamenti severi, infatti, il santo preferiva il dialogo e la dolcezza ed era solito ripetere: «Se sbaglio, voglio farlo per troppa bontà piuttosto che per troppo rigore».
Sollecitata dal suo esempio virtuoso, anche quest’anno la Fédération des médias catholiques ha organizzato a Lourdes un incontro sul tema «Media cattolici, media per chi», per riflettere sulle sfide della tecnologia digitale nell’era dell’intelligenza artificiale e sulla missione del giornalismo cattolico oggi. Nel messaggio inviato ai partecipanti si ricorda come, fin dall’inizio del suo pontificato, il papa abbia sottolineato la necessità di avere uno sguardo sulla realtà libero da pregiudizi, di promuovere una comunicazione rispettosa della dignità di ciascuno e di sostenere un’informazione «disarmata e disarmante».
Si pone l’accento sulla responsabilità degli operatori della comunicazione, sul loro impegno a creare una cultura dell’incontro e della solidarietà. «Come professionisti della comunicazione sociale di ispirazione cattolica – si legge nel testo –, vi incoraggio ad essere seminatori di parole buone, amplificatori delle voci che cercano coraggiosamente la riconciliazione disarmando i cuori dall’odio e dal fanatismo. In un mondo frammentato e polarizzato, siate le antenne che captano e ritrasmettono ciò che vivono le persone deboli, emarginate, sole e bisognose di conoscere la gioia di sentirsi amate».
Nel corso dell’incontro è stato assegnato il Premio Padre Jacques Hamel, istituito per valorizzare le produzioni mediatiche che contribuiscono a promuovere una cultura del dialogo e un’informazione che comunichi speranza. A padre Hamel, il servo di Dio ucciso in odio alla fede il 26 luglio 2016 mentre celebrava la Messa nella chiesa di Santo Stefano a Saint-Étienne-du-Rouvray, fa riferimento anche il messaggio nel quale il papa esorta tutti a imitare il suo esempio e la sua testimonianza di vita. Egli, infatti, «è stato testimone della fede fino al dono della propria vita. Ha sempre creduto nel valore del dialogo e dell’ascolto reciproco e paziente. Padre Hamel era convinto che fosse urgente saper mostrarsi vicini agli altri, senza eccezioni».
Il Premio, assegnato quest’anno alla giornalista Amira Souilem, richiama l’eredità spirituale e umana di padre Hamel, la cui testimonianza continua a ispirare percorsi di pace. «Per conoscersi bisogna incontrarsi senza lasciarsi spaventare dalle differenze, pronti a lottare per ciò che siamo e per ciò in cui crediamo», prosegue il messaggio, auspicando che l’esempio del servo di Dio «incoraggi ad essere ricercatori della verità nell’amore che spiega tutto, artefici di una parola che abbraccia, di una comunicazione capace di riunire ciò che è spezzato, di un balsamo sulle ferite dell’umanità».