Il ritmo trinitario dell’esistenza

Prende il via una nuova collana di Città Nuova, il “Dizionario dinamico di ontologia trinitaria”, volto a interpretare la realtà per trasformarla nell’orizzonte del principio di reciprocità. Intervista a Piero Coda, coordinatore del comitato direttivo, appena nominato da papa Francesco nuovo segretario della Commissione teologica internazionale. L'articolo è tratto dal numero di ottobre della rivista Città Nuova.

Un gruppo di lavoro iniziato oltre 20 anni fa con l’idea di ripensare il pensiero alla luce della novità di respiro universale portata da Gesù, la Parola di Dio fatta carne. Persone che si trovavano insieme a dialogare per poi ricercare ciascuno nel suo campo in questa prospettiva, fino a quando qualcuno si chiede: «È venuto il momento di offrire i frutti maturati in questa prospettiva e propiziarne di nuovi, come facciamo?».

È da qui che prende forma l’idea di un “dizionario” che abbia dell’inedito: non qualcosa di statico, da mettere in libreria e consultare di tanto in tanto, ma un dizionario dinamico, che possa rivisitare le questioni, le categorie, le figure della storia del pensiero occidentale e non solo, rilanciandole verso il futuro.

È un cantiere aperto di ricerca e di studio, un’équipe internazionale di studiosi di varie università coordinati dal Dipartimento di Teologia e filosofia dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano. «Attorno a quel gruppo iniziale si è coagulato via via l’interesse di un centinaio di studiosi, soprattutto filosofi e teologi, da ogni parte del mondo, che si sono ingaggiati nell’avventura», mi racconta Piero Coda.

Interessante un gruppo di lavoro così variegato. Che tipo di esperienza avete fatto?
L’esperienza è stata sin dall’inizio semplice e gioiosa, e continua così. Non volevamo fare un lavoro semplicemente intellettuale, ma costruire fra di noi delle relazioni il più possibile autentiche, gratuite, trasparenti. Siamo di diversa estrazione, non tutti professano la fede cristiana, vi sono persone di altre convinzioni. Quando ci troviamo – prima del Covid nelle diverse comunità accademiche di appartenenza, poi online –, cominciamo con un patto di trasparenza reciproca dove c’impegniamo a che la luce del vero, del bene, del bello scaturisca da quell’ascolto profondo che ciascuno di noi vive nei confronti dell’altro e del Mistero che ci avvolge. Siamo rimasti sempre fedeli a questa metodologia, per cui a un certo punto ricordo che Massimo Donà, brillante filosofo teoretico di matrice laica, ha esclamato: «In fondo, questo meraviglioso mistero della Trinità ci sembra di accoglierlo e toccarlo con mano nelle nostre relazioni!».

In questo gruppo ci sono accademici di lungo corso e anche giovani…
C’è un parterre di una ottantina di senior, come si dice in ambito accademico, che insegnano su cattedre importanti da Parigi a Cambridge, dagli Stati Uniti all’Argentina, e poi, attorno a coloro che costituiscono il comitato direttivo, c’è un gruppo di giovani, junior, che hanno concluso il dottorato (è lo standard minimo richiesto) e questo garantisce il futuro, ne siamo felicissimi. Ogni volume, a parte il primo che è di lancio, sarà sempre curato da un senior e da un junior e prevede tre interventi intrecciati: su una parola-chiave, un autore, una questione.

Lei afferma nel libro che la sfida più radicale è «ri-formare il pensare». Perché?
Secondo Edgar Morin, il noto filosofo e sociologo francese che ha coniato lo slogan “ripensare il pensiero”, quello di cui ha bisogno l’umanità oggi è ripensare come pensiamo, cioè uscire da quelle strettoie soffocanti che individualismo, utilitarismo, razionalismo hanno costruito attorno a noi, per aprirci a orizzonti nuovi e rigeneranti. Il pensiero, lungo parecchi secoli, è stato asservito a dei fini che non erano quelli del servizio alla verità integrale e al bene comune, nella costruzione della giustizia e della fraternità: dobbiamo riformarlo, quindi, in questo senso. Papa Francesco dice che è necessaria una “rivoluzione culturale”. Abbiamo sfide enormi di fronte a noi, lo sappiamo, come le affrontiamo? Occorre un pensiero altro, nuovo, un pensiero che con umiltà e vigore dal di sotto illumini il nostro modo di gestire l’economia, la politica, le migrazioni, l’ecologia… Occorre un’apertura mentale diversa, questa è la sfida.

Parliamo di questi due termini: ontologia trinitaria. Mi pare di capire che, diversamente da come potrebbe sembrare, hanno a che fare con la nostra vita quotidiana, giusto?
Oggi stiamo già sperimentando una forma di relazione tra noi, gli uni con gli altri, in cui viene superata la contrapposizione dualistica e dialettica: uomo-donna, Occidente-Oriente, clero-laici, secondo una logica binaria in cui si fronteggiano, in modo competitivo se non conflittuale, due realtà. Perché parliamo di relazione trinitaria? Perché guardiamo all’esperienza e al pensiero di Gesù, che poi sono stati tradotti nella dottrina della Trinità, che vede Dio non come un uno monolitico, non come colui che sovrasta l’altro da sé, ma appunto come Trinità, che vive in sé e col creato un rapporto di comunione nella differenza, convivialità nella libertà, incontro nell’apertura inesauribile.

Questo ritmo trinitario è il respiro della nostra esistenza anche nelle nostre relazioni più quotidiane, la famiglia o la comunità o la vita sociale: quanto più riusciamo ad essere aperti gli uni verso gli altri in reciprocità, tanto più siamo aperti verso tutti a cominciare dagli ultimi. La Trinità non è un dogma astratto, non è pane per i teologi soltanto e per le persone di fede: è l’esperienza viva di una dinamica di novità, creatività, bellezza. Come aveva intuito in maniera incredibilmente bella Chiara Lubich: questo ritmo trinitario di cui vive Dio e che si rivela in tutto il creato è la sua grande ispirazione.

Il primo volume della collana, “Manifesto”, presenta appunto il documento di partenza del progetto. Ci può spiegare sinteticamente i 6 punti di cui è composto?
Il primo punto riguarda la sfida fondamentale del nostro tempo: abbiamo a che fare con un sacco di sfide, certo, ma qual è la radice? Ripensare il pensiero. Il secondo punto: il fatto è che nella crisi che viviamo c’è già il germe di qualcosa di nuovo: ecco la parola che usava Gesù, kairos, che vuol dire il momento giusto, bisogna coglierlo, buttarsi, rischiare. Il terzo punto: come lo afferriamo questo kairos? Andando anzitutto alla sorgente del Vangelo: la cui perla preziosa è Gesù che donando tutto se stesso, fino all’abbandono della croce, ci dice che Dio è amore trinitario. Il quarto punto: con questa straordinaria eredità attraversiamo la modernità e la dopo-modernità, con le sue sfide, i suoi guadagni, le sue crisi, le sue istanze: si tratta, in fondo, di tradurre in vita questa grande ispirazione, di farla diventare carne dell’umanità, cultura.

Il quinto punto: come? Occorre un pensiero che faccia perno non su un io isolato, ma sul noi aperto. E infine il sesto punto: quale metodo seguire? La via dell’ascolto reciproco, del dialogo con tutti, e con tutte le culture, dell’accoglienza e della reciproca ospitalità. Come c’insegna Maria, che ha accolto in sé il Figlio di Dio, la Parola del Padre, l’ha generato nella carne e ai piedi della croce ha partecipato in modo intimo e pieno alla comunicazione della vita nuova che sgorgava dal cuore trafitto di Gesù per l’umanità e il cosmo intero.

A chi è rivolto il libro?
Si rivolge in prima istanza ai giovani, a chi vuole assumere la sfida del pensare: non il pensiero debole bensì il pensiero umile, e così grande e bello, generato insieme agli altri; si rivolge poi al mondo della cultura, non solo filosofica e teologica; ma anche a tutte le persone che, pur non essendo addette ai lavori accademici, vogliono interpretare responsabilmente il nostro tempo. È già venuta un’idea: gli junior, vedendo il testo appena uscito, hanno proposto di farne loro stessi una sintesi che possa essere spendibile per tutti in un’edizione “tascabile”.

 

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