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Italia > Società

Riscoprirsi comunità dopo una tragedia

di Monica Margoni

- Fonte: Città Nuova

La provincia di Bolzano e l’intera regione si stringono attorno alle famiglie delle vittime del disastro ferroviario in Val Venosta. Il più grande segno di solidarietà è l’opera dei soccorritori volontari.

soccorritore

Consolazione, partecipazione, solidarietà, comunità… ma anche dolore composto, silenzio: sono queste le parole che si leggono e si sentono dai media e tra la gente, dopo la tragedia in Val Venosta. Come a dire che, nella vita, sono sempre presenti queste due componenti, amore e dolore. Un dolore al quale hanno partecipato tutti i paesi della valle, della Provincia di Bolzano. Anche dalla Provincia di Trento, dai rappresentanti delle autorità politiche e civili italiane sono giunti messaggi di partecipazione e sostegno.

 

Ieri sera a Silandro il vescovo Karl Golser ha celebrato una messa affollatissima in ricordo delle vittime, i cui nomi e foto sono state proiettate su uno schermo in chiesa. «Quella ferrovia – ha detto Golser – era il nostro orgoglio – un gioiello della tecnica, il mezzo ritenuto più sicuro. Mai avremmo pensato che potesse accadere qualcosa di simile». Ed ha ricordato: «Può accadere che nel mezzo della vita ci troviamo a doverci confrontare con la morte». Averlo presente aiuta ad apprezzare quello che abbiamo :la salute, la famiglia, il lavoro, la comunità. Si impara a valorizzare il momento presente, a fermarci di fronte alle persone che incontriamo per dedicare loro tempo e ascolto. Perché nulla vada perduto e tutto crei comunità, dove la partecipazione e la solidarietà sono valori concreti, vissuti.

 

Ne sono testimonianza i soccorritori volontari, che dedicano energie per intervenire in questi casi. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti della Protezione Civile, vigili del fuoco volontari, Croce bianca, Croce rossa, Soccorso alpino. Sono l’orgoglio di queste valli: quando succede una tragedia o un incidente loro sono lì, dopo pochissimi minuti, con una professionalità e una velocità invidiati da tutti. Qui sembra normale, ma si sa che altrove non è sempre così. «Ci inchiniamo davanti alle vittime e davanti ai soccorritori», scrive oggi il caporedattore del giornale Dolomiten, sottolineando che i soccorritori volontari dedicano tempo libero a formarsi, a fare esercitazioni e quando partono per aiutare non sanno se ritorneranno, ma lo fanno per il bene della comunità.

Il presidente della Giunta provinciale Luis Durnwalder e alcuni assessori hanno seguito personalmente tutto fin dall’inizio, recandosi sul posto, incontrandosi con le forze dell’ordine, con i media, con la comunità. Anche il Consiglio provinciale si è fermato per un minuto di silenzio. Moltissimi appuntamenti di organizzazioni, partiti, enti sono stati rinviati per partecipare al dolore delle famiglie delle vittime e di tutta la comunità. La Caritas locale ha messo a disposizione 30 mila euro per un fondo di solidarietà per persone in stato di bisogno, le famiglie delle vittime e ha lanciato una raccolta fondi. L’ Associazione nazionale magistrati, sezione del Trentino Alto Adige, ha offerto supporto ai colleghi della Procura di Bolzano, per consentire a quest’ultima di potersi concentrare sul difficile compito investigativo che l’attende per ricostruire cause ed eventuali
responsabilità dell’accaduto. Sono listate a lutto le bandiere sugli edifici pubblici in Alto Adige in segno di cordoglio per il disastro ferroviario.

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