Riscoprire Beethoven

Sinfonie nn. 8 e 9. Roma, Accademia Nazionale Santa Cecilia.
Kurt Masur
Tutti ricordano la Nona e l’Inno alla gioia, ma pochi l’Ottava Sinfonia. Il gioiello di umorismo che Ludwig si è concesso, brillante e vivace. Un peccato perché esso prepara, dieci anni prima (1812), la Nona. Per ascoltare quest’ultima sinfonia, infatti, ci vuole un animo libero. Essa non è solo l’inno alla gioia, vituperato ormai nelle salse peggiori, ma un poema spirituale pari per grandezza e significato alla Commedia di Dante. Dal caos primordiale su cui si apre il bagliore dell’infinito, al ritmo dell’universo, dall’estasi ordinata del creato al canto del cosmo, tutto ciò è espresso da una musica potente, dove il tempo e l’eterno si incontrano dentro ed oltre la storia umana, destinata ad esser fraterna.

 

Difficilissimo eseguire bene la Nona. Kurt Masur, prussiano sereno, la vede come un viaggio della Vita, per cui dà voce ad ogni strumento, fa sì che dei timpani si senta (quarto movimento) il “diminuendo” lancia il coro a sonorità immense. Un miracolo di equilibrio, questa direzione e l’anima che i complessi ci mettono. Un noto attore presente mi dice che ha pianto. Quando la gioia della verità è troppa, succede. Perché non ricominciare ad ascoltare così Beethoven?

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