Il rimpallo e la responsabilità

Articolo tratto dalla rivista Città Nuova di aprile.
Parte del relitto di una barca capovolta che è stata portata a riva su una spiaggia vicino a Cutro, nel sud Italia, il 27 febbraio 2023. (AP Photo/Paolo Santalucia, Archivio)

La storia ha origini antiche, molto antiche, risalenti addirittura al libro della Genesi, al noto episodio della mela – per intenderci – che vide andare in scena, fra il resto, un rimpallo di accuse fra chi avesse la responsabilità di quello che è stato definito il peccato originale: l’uomo, la donna o il serpente.

Segnata da questa sorta di marchio infame, l’umanità sembra continuare a ripetere un copione già scritto, come se ciò fosse normale. In questi giorni, seduti comodamente sui divani di casa nostra, stiamo assistendo, spettatori per lo più impotenti (almeno tali ci sentiamo in genere) ad uno spettacolo, per l’ennesima volta indecoroso che sta andando in scena sul “palcoscenico” del nostro Paese.

La rassegna ha per titolo “Il rimpallo” e si compone di più rappresentazioni. Ne citiamo due: la gestione del Covid, soprattutto nelle fasi iniziali, quando le vittime non si riuscivano a contenere né, quasi, a contare, e la questione immigrazione. Ci riferiamo, in particolare, a quanto successo ai primi di febbraio a Cutro, con quel barcone andato in frantumi come un giocattolo, che ha spazzato la vita e i sogni di un futuro dignitoso di decine di persone, fra cui tanti bambini. Sì, un giocattolo, perché i trafficanti di morte si prendono gioco della vita degli esseri umani che imbarcano nelle loro rotte cariche di disumanità. Casi diversi, quelli citati che fra gli aspetti che hanno in comune, ne presentano uno che rende – se mai fosse possibile – ancora più assurdo il bilancio di queste tragedie: il balletto delle responsabilità per cui sono sempre gli altri che avrebbero dovuto fornire le informazioni necessarie, sono sempre gli altri che avrebbero dovuto dare risposte immediate ed efficaci, sono sempre gli altri che sono stati manchevoli e incapaci… Sembra quasi che non riusciamo a liberarci da quel marchio infame, di cui parlavamo sopra!

Eppure non è così. Il mistero pasquale che celebriamo in questo mese, ci ricorda che siamo stati liberati, riscattati e redenti da qualcuno che ha preso su di sé le colpe che non aveva. Anche la sua sorte era stata decisa da un certo Pilato che, non avendo il coraggio di prendere una decisione impopolare (non avendo egli trovato alcuna colpa per condannare Gesù), aveva lasciato decidere ad altri. Alla luce di quello che abbiamo descritto, a noi decidere da che parte stare.

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