Riforma delle province. Superato lo scoglio del Senato

Il voto di fiducia passa con 160 voti favorevoli e 133 contrari. Brividi per la maggioranza: due volte sotto in Commissione e solo per quattro voti (115 vs 111) bocciata in Aula la pregiudiziale di incostituzionalità presentata dal M5S
Graziano Delrio

Le origini storiche. L’istituzione delle Province risale al 1859 (Regno Sabaudo). Nel 1948 furono inserite nella Carta costituzionale (titolo V, art.114 e segg.).

I numeri. Le Province in Italia sono 110. Di queste, sono 24 quelle che fanno parte delle cinque Regioni a statuto speciale. Le 9 province della Regione Sicilia sono state già abolite da un'apposita legge regionale, ma c'è ancora molta confusione su come gestire quelli che erano i loro poteri e le loro funzioni.

I costi. La spesa media annua per le Province ammonta a 2,3 miliardi per il loro funzionamento (sono 74 mila i dipendenti) e a quasi 114 milioni per le spese di rappresentanza (3 mila circa sono i consiglieri). Negli anni si è registrata una spesa crescente, a fronte di funzioni svolte non proprio rilevanti.

Sarà un vero risparmio? Secondo il sottosegretario Delrio, il suo Ddl consentirà un risparmio di quasi 2 miliardi. Per la Corte dei Conti, nell’immediato il risparmio sarà di soli 35 milioni, perché non è facile prevedere quanto verranno a costare i consorzi e le città metropolitane che le sostituiranno. Nel disegno di legge, ad esempio, si prevede l’istituzione nel nostro Paese di 10 città metropolitane, a fronte delle 20 esistenti in tutta l’Unione europea.

Il Disegno di legge all’esame del Parlamento, approvato dal Senato e passato alla Camera, porta la firma di Graziano Delrio, già ministro degli Affari regionali nel governo Letta ed ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Renzi. Non prevede, di fatto, l’abolizione tout court delle Province (che richiede una procedura di rango costituzionale), ma soltanto una loro riorganizzazione, con la trasformazione in enti di secondo livello (consorzi di comuni e/o città metropolitane), con al vertice il sindaco del comune capoluogo e rappresentanze non elettive (consiglieri indicati dai vari comuni).

La spada di Damocle. I tempi stringono, perché la procedura di approvazione del Ddl Del Rio deve concludersi necessariamente entro il 5 aprile. In caso contrario sussiste il rischio di far scattare l’indizione dei comizi elettorali per oltre 70 Province che andranno alle elezioni per il loro rinnovo nell’election day del 25 maggio (in concomitanza con le elezioni europee).

Per l’abolizione totale delle Province pare sia stato intanto raggiunto un accordo tra maggioranza e opposizione per calendarizzare, con procedura d’urgenza, l’esame di un altro disegno di legge costituzionale, a partire dal testo depositato dai parlamentari pentastellati Danilo Toninelli alla Camera e Vito Crimi al Senato.

Altra mina vagante. Le Province in scadenza entro il 31 gennaio 2014 saranno commissariate fino al trasferimento di parte delle loro funzioni e all’entrata a regime delle Città metropolitane il 1 gennaio 2015. È prevedibile un caos amministrativo, con il rischio di diffusi ricorsi locali e difficoltà burocratiche dai costi e risultati non immaginabili. Chi vivrà vedrà.

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