Ricordando la strage del treno 904

"L’esercizio della memoria è una virtù e non conosce scorciatoie". Sono parole scritte 3 anni fa dal nostro collaboratore Roberto Mazzarella, recentemente scomparso, nell'articolo in cui commentava le conclusioni dei magistrati napoletani sui mandanti della "strage di Natale"
strage rapido 904
Il treno 904, che da Napoli era diretto a Milano il 24 dicembre del 1984, sarebbe saltato in aria su ordine di Totò Riina. Lo dicono in questi giorni i magistrati di Napoli i quali pensano che il capo del capi, in pieno accordo con la camorra napoletana, abbia ordinato quella che fu chiamata , “la strage di Natale”.

 

Per quale motivo Riina avrebbe ordinato questa strage? Sempre secondo i magistrati napoletani per depistare, distogliere l’attenzione delle procure su Cosa Nostra e spostare la loro attenzione sul terrorismo politico. In effetti in quegli anni, e lo vedremo fra un attimo, lo Stato aveva dato colpi durissimi alla struttura di Cosa Nostra, addirittura istruendo il primo maxi processo. Insomma ne avrebbe avuto di motivi la mafia per pensare una cosa del genere. Infatti il movente che i magistrati di Napoli attribuiscono a quella infame strage è del tutto credibile e potrebbe reggere.

 

La motivazione, come dicevo, regge, e regge soprattutto rileggendo le carte di quegli anni. Siamo negli anni ottanta. Tommaso Buscetta era stato appena estradato in Italia dal Brasile e, chiuso in luogo sicuro, stava raccontando a Giovanni Falcone una parte di verità. Meglio, la verità che a Buscetta conveniva. Le sue deposizioni, seppur parziali, hanno un effetto dirompente: 366 persone in quei giorni vengono arrestate!

Non era mai successo prima.

 

Le deposizioni di un altro pentito di spessore, Totuccio Contorno, provocano in quei mesi altri 127 arresti fra i boss. Ci si mette anche la procura di Torino che firma ben 300 ordini di cattura per altrettanti boss delle cosche, questa volta di Catania, appartenenti al boss Santapaola.

 

Era un vero e proprio terremoto. Ancora, il 12 novembre vengono arrestati anche gli esattori Ignazio e Antonino Salvo, potenti e fiduciari di Salvo Lima in Sicilia.Facendo due conti, finirono in galera qualcosa come 800 persone: un risultato senza precedenti ed ancor oggi difficile da emulare.

 

Ma il 1984, l’anno della “strage di Natale”, la strage del “treno 904” inizia male e continua ancora peggio. Sarà opportuno, seppur a volo d’uccello, percorrerlo insieme . Per onorare la memoria – esercizio che è bene fare ogni tanto – ma anche per cercare di comprendere fino in fondo e senza paure o  scorciatoie l’atmosfera di quegli anni.

 

Dico subito che se quello che è accaduto in Sicilia e a Palermo in particolare, fosse successo in altra parte del mondo, tutti i giornali avrebbero gridato al golpe in atto contro lo stato democratico! Da noi, invece,  l’errore di prospettiva di legare tutto al territorio, di sottovalutarlo come un problema meridionale. Che nasce, si sviluppa e si incancrenisce nello stesso territorio.

 

Cerco di spiegarmi meglio. Il 1984 inizia con l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava, direttore de “I Siciliani”, un giornale di denunce sui rapporti tra mafia,politica e affari.Il 19 febbraio William Aricò, l’uomo che uccise Umberto Ambrosoli, muore dopo esser volato giù per un tentativo di evasione dalle carceri di Manhattan. Ambrosoli, come si ricorderà, fu per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona…Aricò, manco a dirlo, era un personaggio chiave del collegamento tra la mafia siciliana e quella d’oltreoceano.

 

Nel settembre di quell’anno viene ucciso l’ex senatore repubblicano Ignazio Mineo, il 3 novembre viene arrestato Vito Ciancimino e il 23 dicembre avviene la “strage di Natale” nella galleria di san Benedetto Val di Sambro, nei pressi di Bologna, ottenendo in questo modo l’effetto più devastante. I sospetti sono tutti per i neofascisti che, in quel tempo, andavano d’amore d’accordo con la camorra napoletana.

 

Ma il 29 dicembre l’ex ministro socialista Rino Formica in una intervista al quotidiano La Repubblica propone,per questi eventi,  una sua lettura personale. “Ci hanno ricordato – disse Formica – che siamo e dobbiamo restare subalterni… I nostri servizi di sicurezza sono inefficienti perché cosi li hanno voluti gli accordi internazionali… Altro che strage fascista!”.

Una lettura fantasiosa della “strage di Natale”? parole in libertà, legate al solito sistema degli intrighi? Eppure sono gli anni in cui la banda della Magliana agisce in pieno accordo con i servizi segreti deviati; la camorra di Cutolo collabora con il SISMI (il servizio segreto militare) per ottenere la liberazione del democristiano Ciro Cirillo. E come dimenticare che in quegi anni proprio il 10 luglio del 1984 la commissione d’inchiesta sulla loggia P2 approva la relazione della presidente Tina Anselmi. Il minsitro del bilancio Luigi Longo (tessera n. 2223) é costretto a dimettersi.

 

Appena tredici giorni dopo, solo grazie all’attenzione di un manovale vengono fermati per tempo i convogli e al nostro Paese viene risparmiata un’alrtra strage e altro sangue. Una bomba esplode cosi, senza provocare morti, sui binari al km 325 della nuova linea ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria, fra le stazioni di Gioia Tauro e Taureana.

 

Quindi , nulla togliendo alle ipotesi investigative dei magistrati napoletani e alle capacità di “Totò u curto”, penso necessario iniziare a inserire la storia, le morti e le stragi di quegli anni in un contesto che, come si vede é ben più ampio ed ha ben più ramificazioni di quel che si crede.

L’esercizio della memoria, dicevo poc’anzi, é una virtù e non conosce scorciatoie.

 

 

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