Renzi a Loppiano: Qui si costruisce la fiducia

Il presidente del Consiglio interviene, con ricordi personali, al 50° della cittadella del Movimento dei Focolari. Una storia ripercorsa attraverso le foto dei protagonisti, i ricordi degli abitanti, le parole degli amici
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«Mi piace pensare Loppiano come un luogo in cui si vive, si semina e si costruisce la fiducia», ha affermato ieri pomeriggio Matteo Renzi alla fine del suo breve intervento sul palco dell’Auditorium della cittadella dei Focolari, situata sulle colline sopra Incisa Valdarno. Poi ha proseguito con una nota personale: «Loppiano è il luogo dove torno a casa, dove riscopri la verità di quello che sei». Un’eco delle sue parole di apertura, in cui aveva confidato di considerarla «un elemento di grande vicinanza personale». Una vicinanza che non va confusa con quella geografica, vista la prossimità alla cittadina di Rignano, patria del capo del governo.

Alla festa di apertura per il 50° di fondazione della cittadella, nata da un’intuizione di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, il presidente del Consiglio non è voluto mancare. Dopo una mattinata ad Assisi, per celebrare il compatrono d’Italia, Renzi ha fatto tappa a Loppiano per «portare la stima, l’amicizia, la vicinanza di tutte le istituzioni italiane».

Loppiano accende la riflessione su tre tematiche, ha premesso, specificando poi, con tono ironico, di «aver preparato un intervento di 7 ore e 42 minuti, ma che vi risparmio». Grati per lo scampato pericolo, gli oltre 3mila presenti hanno ascoltato con rasserenata disposizione d’animo ciò che la cittadella evoca al giovane presidente. Il tema dell’unità, prima di tutto, «è una scelta politica con la “P” maiuscola, è una grande sfida politica che nasce da una straordinaria intuizione».

Il Polo imprenditoriale e la scommessa dell’Economia di Comunione costituiscono poi «un nuovo modello per l’economia, un paradigma economico per il nostro tempo», in cui «c’è bisogno di riflettere su come la crisi ha cambiato il nostro sistema produttivo e occupazionale». Infine, prendendo spunto dalla definizione di Loppiano dello scienziato Ugo Amaldi («Città della fiducia»), Renzi ha evidenziato quanto ci sia bisogno di fiducia oggi. «Fiducia venuta meno ormai non solo nelle relazioni interpersonali, ma soprattutto nel futuro».

Giocando sul sorriso stampato in faccia ai focolarini, il presidente ha però affermato che rivela «la consapevolezza che tra cielo e terra il futuro è qualcosa da costruire insieme, dandoci reciprocamente fiducia per sviluppare umanità». Non poteva mancare, in chiave autobiografica, un accenno alla nonna, che gli ha fatto conoscere la rivista Città Nuova e la cittadella, ripetendogli scherzosamente: «Chi va piano, va sano e va a Loppiano».

Arrivato alle 19,20, il presidente del Consiglio ha seguito con attenzione e visibile partecipazione l’oretta di frizzante spettacolo con canzoni, rievocazioni, pezzi musicali, recitazioni e interviste, che hanno fatto rivivere gli inizi della cittadella. Tutto incominciò con la scelta di Eletto Folonari, uno dei figli della nota famiglia bresciana proprietaria dell’omonima casa vinicola, di offrire in dono a Chiara Lubich gli ottanta ettari di sua proprietà. La prima ipotesi fu di vendere quei terreni, ma poi la fondatrice dei Focolari intuì che proprio lì doveva sorgere quella cittadella che aveva sognato di realizzare già da tempo per testimoniare il comandamento dell’amore reciproco, generatore di relazioni rinnovate e di una nuova socialità.

«Sono strade sospese nell’aria, sono frutti di un altro sapore…»: è un passaggio di una di quelle canzoni che hanno segnato la storia di Loppiano e la vita di tanti dei presenti a questa festa, che battevano le mani in modo ritmato, non senza un po’ di commozione. Il racconto di qualcuno dei pionieri ancora in vita, quello dell’allora piccola Milena, per la quale era come un gioco la mancanza di acqua corrente e la lunga strada da fare a piedi per raggiungere la scuola. «Non c’erano le case in buone condizioni, ma c’erano le persone. E persone di tante parti del mondo».

Oggi vivono nella cittadella 800 persone, provenienti da 64 Paesi. L’internazionalità è stata la peculiare caratteristica di Loppiano sin dagli inizi. E proprio questa nota creò non pochi problemi nei paesi circostanti. I flussi migratori e la globalizzazione erano di là da venire. Chi erano quei giovani e cosa erano venuti a fare?, si chiedeva la gente. Renzo aveva allora vent’anni. Anche nella sua Rignano c’era curiosità e diffidenza verso quelle persone che cercavano di vivere il Vangelo. «Ma fanno o sono?», si chiedeva. Accettò l’invito a salire e «scomparvero le mie titubanze e mi sono ritrovato in famiglia. Da 50 anni».

La città è il riflesso di tante storie, sostengono gli urbanisti. E Loppiano, con tutti quelli che l’hanno abitata, con il milione e duecentomila visitatori passati, costituisce un punto di riferimento per tanti. Negli anni s’è arricchito di presenze e di iniziative, dalla cooperativa agricola al Polo imprenditoriale, da nuove scuole di formazione all’Istituto universitario Sophia. «È tempo di scommettere insieme», hanno cantato le ragazze del rinnovato Gen Verde al suono di un ritmo sudamericano che ha elettrizzato la sala.

Auguri di compleanno, ma quale futuro? «È scritto in cielo», ha chiarito Daniele Casprini. Ma per quello che compete agli umani, i progetti riguardano un’accoglienza sempre migliore, un’accresciuta aggregazione sociale e una valorizzazione di tutte le età, l’impegno a sviluppare ulteriormente il dialogo e l’innovazione culturale.

La ciliegina sulla torta è stata una sorpresa di tutto rispetto: un videomessaggio di papa Francesco. «Loppiano è una realtà che vive al servizio della Chiesa e del mondo, per la quale ringraziare il Signore; una cittadella che è testimonianza viva ed efficace di comunione tra persone di diverse nazioni, culture e vocazioni», ha iniziato Bergoglio, sottolineando che gli abitanti «vogliono diventare esperti nell’accoglienza reciproca e nel dialogo, operatori di pace, generatori di fraternità».

L’incoraggiamento di Francesco è stato caloroso: «Proseguite con rinnovato slancio su questa strada, sappiate restare fedeli e possiate incarnare sempre meglio il disegno profetico di questa cittadella fiorita dal carisma dell’unità». E ancora: «Loppiano, scuola di vita, in cui vi è un unico maestro: Gesù. Si, una città scuola di vita per far ri-sperare il mondo, per testimoniare che il Vangelo è davvero il lievito e il sale della civiltà nuova dell’amore. Ma per questo, occorre immaginare e sperimentare una nuova cultura in tutti i campi della vita sociale: dalla famiglia alla politica, all’economia. Cioè la cultura delle relazioni». Infine, il suo augurio: «Guardare avanti e guardare avanti sempre, guardare avanti e puntare in alto con fiducia, coraggio e fantasia. Niente mediocrità». La festa è davvero al culmine. Buon compleanno, Loppiano!

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