Come rendere meno triste Venezia?

La tecnologia da sola non basterà a salvare la città lagunare. Un invito a non concentrare interventi e speranze solo sul Mose. Aumento dei gas serra e interventi antropici sulla laguna sono due capitoli da tenere sotto controllo, per quanto possibile.

Le immagini di Venezia, girate sui media internazionali nei giorni scorsi, che la mostrano ferita come non mai dalle acque del mare, e indirettamente dalla non curanza dell’uomo, sono un’ulteriore dimostrazione che la sola tecnologia non ci salverà dalla distruzione della nostra Terra. Si conosce da tempo il destino di questa città lagunare, sottoposta sin dai suoi primordi per la sua particolare posizione nell’Adriatico al fenomeno dell’acqua alta.

Questo straordinario rigonfiamento dello specchio d’acqua è notoriamente da mettere in relazione alle maree, cioè all’attrazione esercitata dalla Luna e dal Sole sulle acque terrestri. Sulle coste italiane ordinariamente le maree si esplicano con una periodicità diurna costituita da due sollevamenti e due abbassamenti del livello del mare. Quando la Luna appare piena o nuova questi sollevamenti possono raggiungere addirittura la massima ampiezza, mediamente di 1 metro.

A Venezia, ma potremmo dire in tutta la costa dell’Adriatico settentrionale, questo sollevamento è tra i maggiori del Mar Mediterraneo, anzi nei periodi autunnali e primaverili può diventare eccezionale e superare il metro e mezzo, in questo caso prende il nome di acqua alta. Pertanto, il fenomeno delle maree a Venezia può incidere minimamente, al punto da rendere divertente persino il camminare con gli stivali nell’acqua, così come può diventare drammatico se il livello delle acque sale di quasi due metri, come è successo il 13 novembre. Non raggiungeva un’altezza similare dal 1966, anche se picchi minori sono diventati, escludendo quelli ripetutesi eccezionalmente nei giorni scorsi, sempre più frequenti (circa 11 in meno di 20 anni), mettendo a dura prova la vita dei Veneziani e le prestigiose opere artistiche diffuse nel particolare tessuto urbano cittadino.

Per evitare queste condizioni, all’indomani del 1966, si iniziò a pensare ad un sistema che potesse risolvere o quanto meno mitigare questi picchi di alta marea a Venezia. Fu così progettato un sistema di paratie dal nome “salvifico” di Mose, in realtà, è l’acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico. Purtroppo, i tempi di realizzazione sono stati rallentati dalla burocrazia e dal malaffare che di frequente interviene quando girano somme di denaro ingenti. Oggi questo sistema ancora non completo, anziché salvare Venezia, in virtù di una natura che sta cambiando molto velocemente, sta contribuendo alla sua “scomparsa”. Eppure c’è la speranza che una volta completato, unitamente ad altri accorgimenti (ad esempio, innalzamento delle rive e banchine), si possa ancora fare qualcosa per rendere questa città ancora vivibile.

Sicuramente, il clima sta facendo la sua parte a rendere difficile questo obiettivo, perché esso contribuisce al recente picco raggiunto dall’acqua alta a Venezia, in quanto enfatizza localmente l’intensità delle perturbazioni e la risalita del livello del mare.

Per quanto riguarda le perturbazioni, vi è una stretta correlazione tra riscaldamento della Terra, ed in particolare dei mari, e la violenza con cui queste agiscono sulle coste. Infatti, le acque dei mari, nettamente più calde del normale, sono soggette a forte evaporazione e ciò fa aumentare il vapore acqueo in atmosfera. Ne conseguono piogge straordinarie appena la perturbazione giunge sulla costa. Ad accelerare questo evento meteorico, a Venezia bisogna aggiungere l’azione dei forti venti di scirocco, determinati dalla bassa pressione atmosferica, che soffiando in laguna, innalzano fino anche al mezzo metro il livello del mare su questo specchio di acqua semichiuso.

Alla quota di sollevamento del mare, inoltre, bisogna aggiungere anche i 20 cm, che sono stati raggiunti a livello globale dalla fine dell’Ottocento ad oggi. Secondo le stime più recenti è previsto che nel 2100, se non prima, sia raggiunto un livello superiore al metro. Questo significa che tutte le pianure costiere italiane, e quindi le coste settentrionali da Ferrara a Trieste, potrebbero essere in larga parte sommerse dalle acque del mare. Così quasi un milione di abitanti delle aree costiere italiane, con tutto quello che comporta in termini economici, si perderebbe.

In questo bilancio Venezia (ma anche altre città come Matera) sarebbe una grave perdita per l’umanità! Si spera che questa tendenza del riscaldamento rallenti per una maggiore consapevolezza dei governanti su questo rischio di sommersione che verosimilmente accadrà, se non si investe da subito per gli adattamenti climatici, ed in particolare, sulle misure per contenere l’aumento dei gas serra, tra i responsabili del riscaldamento globale.

Ma a tutto quello che succede e potrà succedere ancora, sono da aggiungere le conseguenze degli interventi antropici sull’area lagunare. Si dovrebbero considerare, infatti, il sovra-sfruttamento delle falde sotterranee esercitato fino agli anni sessanta per approvvigionarsi di acque, che ha causato un abbassamento del terreno della laguna maggiore di 15 cm. Questa subsidenza va ad aggiungersi alle varie quote dell’alta marea, del maltempo con il vento di scirocco e dell’innalzamento del livello del mare globale e quindi nel futuro i livelli dell’acqua alta saranno sempre maggiore. Non è da tralasciare, come il sistema di paratie incompiute, in questi giorni abbiano tra l’altro enfatizzato l’intensità con cui si muovono le onde nel ristretto specchio di acque veneziane, descritte più minacciose di quelle visibili a largo.

Intanto, i “fieri” veneziani, nonostante i morti, le molteplici attività svolte ai piani terra danneggiate pesantemente, i monumenti e le opere d’arte a rischio di perdere la loro bellezza, i vaporetti e le barche travolte, quartieri allagati non hanno perso la speranza di poter vivere nella loro città. Essi si identificano in questo territorio, e vorrebbero essere rispettati non solo perché abitano in un luogo da sfruttare per la sua unicità ed in cui prevedere uno sviluppo diverso da quello immaginato da altri.

Probabilmente, loro stessi si sentono spacciati di fronte a certe previsioni, ovvero sfiduciati davanti alla lenta distruzione preannunciata, ma non per questo non si deve loro assicurare una qualità della vita sostenibile e con essa garantire la conservazione delle “sorgenti benefiche dell’arte e del sapere”. Ignorare che Venezia, “una città appoggiata sul mare”, è parte di un ambiente da considerare nella sua integrità e complessità sarebbe una responsabilità gravissima.

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