Religioni e sentimenti

Chiamati a suscitare una fiamma «che illumina il sentiero della propria vita».
Religioni
Alcune culture, soprattutto in Oriente, sottolineano come il cuore sia il centro dell’agire dell’uomo, senz’altro più della stessa ragione. Le due parole, infatti, in quelle lingue s’identificano nello stesso termine. Non è una semplificazione: è un segno di sapienza, non solo umana, che ci ricorda che la vera ragione è quella del cuore e così la vera conoscenza.

Oggi la religione è spesso motivo di scontro. Manipolata e strumentalizzata, porta gli uomini a ignorare il suo messaggio più profondo: amare Dio e quanti da lui sono nati. Il grosso errore, penso, è che non si dà abbastanza ascolto a quel cuore che ci suggerisce non tanto istinti e reazioni, ma, se siamo attenti, il sentimento stesso di Dio.

 

Un grande mistico sufi, l’indù Hazrat Inayat Khan, afferma che realizzare ogni impulso d’amore che si solleva nel nostro cuore è obbedire ad una direttiva di Dio. Si tratta di capire come «l’amore sia una scintilla divina nel proprio cuore». Ogni volta che lo avvertiamo, siamo chiamati a «soffiare su questa scintilla affinché una fiamma possa sorgere per illuminare il sentiero della propria vita».

Contrariamente a quanto spesso si pensa, il cuore è il centro di scelte importanti perché è lì che Dio parla all’uomo e lì ciascuno di noi può rispondere a “quella voce”. È necessario, però, liberare il cuore dal pandemonio di rumori, spesso assordanti, che non ci permettono di essere sensibili alla voce divina.

Qui sta proprio uno dei segreti della possibilità di trasformare il potenziale scontro fra seguaci delle diverse religioni, in un vero incontro. Se è vero che siamo tutti figli e figlie dello stesso Padre, resta pure vero che lui si rivolge a ciascuno nel modo ricco e diverso in cui ognuno, per la cultura in cui è nato, ha imparato a conoscerlo e a parlargli.

 

Le tradizioni religiose restano diverse e non possono essere ricondotte ad un minimo comun denominatore, ma la voce dell’unico Dio parla ad ogni creatura in un linguaggio che ciascuno può capire in modo personale ed unico. Ricordo il commento di una giovane dottoressa indù che, dopo aver incontrato Chiara Lubich e iniziato con lei un dialogo fra credenti di tradizioni così diverse, commentò ad una giornalista: «Il nostro è un dialogo di cuori!».

Il cuore resta la sede segreta dove ciascuno può realizzare il proprio personale dialogo con Dio, ma anche quello con tutti gli uomini e le donne che camminano sulla nostra strada, a prescindere dalle nostre differenti culture e fedi.

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