Tra i bisogni umani, quello di connettersi con gli altri è di fondamentale importanza. È infatti collegato alla sopravvivenza e al dare un senso alla vita. Tuttavia in molti casi e per molte persone, le relazioni sono una fonte di pericoli e incertezze, questo perché a volte la maggior parte dei traumi si verificano nel contesto delle relazioni. Manipolazione, abuso e violenza, sono solo alcuni esempi, ma hanno un impatto così forte da rendere le relazioni luoghi poco sicuri.
Ma se sappiamo quanto sia importante avere delle relazioni, e che dovrebbero essere sicure e reciproche, perché a volte capita che non lo siano e diventino luoghi poco sicuri e fonte di frustrazione? Mentre sto scrivendo sto pensando ad una mia paziente, una giovane ragazza brillante e intelligente, che in seguito ad una serie di relazioni sentimentali negative ed abusanti, viene da me per affrontare la sua difficoltà a viversi relazioni sane.
Molto spesso, uno dei motivi principali per cui alcune persone sono attratte dalle relazioni nocive ha origine nell’infanzia. La nostra educazione può costruire solide basi per un attaccamento sano o causare danni irreparabili, oppure collocarci in una situazione intermedia. Negli adulti i cui primi anni di vita sono stati segnati da negligenza e/o abusi, emergono specifici schemi che possono attrarli verso relazioni disfunzionali: il caos inizia a sembrare normale, le persone il cui affetto è imprevedibile possono apparire allo stesso tempo eccitanti e familiari e la capacità di riconoscere di chi ci si può fidare e di chi no si indebolisce. I traumi infantili irrisolti spesso portano gli adulti a essere intrappolati in relazioni malsane.
Nel caso della mia paziente era uscito fuori che, nella sua infanzia, era venuto meno non solo lo sviluppo, ma anche il rispetto e l’osservazione dei suoi limiti da parte dei suoi familiari. Definire e comprendere i propri limiti è una parte essenziale della crescita adulta, poiché ci aiuta a riacquistare un senso di controllo sulla nostra vita e sulle nostre relazioni, e farlo significa molto di più che dire semplicemente “no”. Significa proteggere il proprio benessere emotivo e fisico, cosa particolarmente difficile quando non ci è stato insegnato a farlo durante la crescita.
Non è un caso, quindi, che anche con la mia paziente siamo partite dalle basi: questo significa imparare cosa siano i limiti e poi come stabilirli, il che può sembrare un compito arduo o fonte di confusione. Per tutti coloro infatti che sono sopravvissuti a famiglie disfunzionali o violente, i limiti non sono qualcosa di innato. Per questo motivo devono essere imparati o reimparati da zero, perché non abbiamo avuto modelli di riferimento sani. Molti sopravvissuti a famiglie disfunzionali faticano ad affermare i propri limiti, i quali sono spesso inesistenti, oppure vengono violati o ignorati, lasciando le vittime senza una chiara percezione dei propri limiti personali o la capacità di difendersi.
Le strategie che avevano aiutato la mia paziente a sopravvivere in quel periodo, ovvero il bisogno di compiacere gli altri e l’ignorare i propri bisogni e sentimenti, l’hanno resa una adulta incapace di stabilire dei limiti. La guarigione e la rottura dei cicli spesso iniziano con la consapevolezza che non siamo responsabili della gestione delle emozioni altrui. I confini proteggono la nostra salute emotiva e mentale, stabilendo limiti chiari su ciò che siamo disposti ad accettare e ciò che non lo siamo nelle relazioni, a cominciare dai maltrattamenti subiti all’interno della nostra famiglia.
La mia paziente ha così cominciato a lavorare sul diritto di stabilire dei limiti che rispecchino le sue esigenze, anche se non corrispondevano alle aspettative altrui o a ciò che la società considera “normale”. Si è data modo di sentire che i confini sono validi semplicemente perché sono tuoi, a prescindere dal fatto che gli altri siano d’accordo o meno con lei. In definitiva, le relazioni dannose e disfunzionali dovrebbero far scattare subito un campanello d’allarme. All’inizio possono essere attraenti perché possono suscitare sentimenti coinvolgenti ed elettrizzanti, ma comportano anche un alto rischio di dissolversi, nella migliore delle ipotesi. Lo scenario peggiore è ben più grave: potrebbero portare ad ulteriori abusi e traumi debilitanti.
Riconoscere i segnali e prendere le distanze da persone e relazioni nocive può migliorare la salute emotiva e fisica. Stabilire e far rispettare confini sani, cercare supporto da amici fidati o professionisti, rivolgersi a uno psicologo o a uno specialista della salute mentale e dare priorità alla cura di sé sono elementi essenziali. Possiamo scegliere di circondarci di influenze positive e creare una vita più felice e sana.
