Regno Unito: rinviate Brexit ed elezioni anticipate

La Camera dei Comuni ha respinto la richiesta di elezioni anticipate ed i leader europei accettano un rinvio della Brexit a gennaio 2020
EPA/ANDY RAIN

La Camera dei Comuni ha respinto per l’ennesima volta una richiesta del Primo Ministro britannico, Boris Johnson, in questo caso in merito alla richiesta di elezioni anticipate in breve tempo (il 12 dicembre). Per approvare la sua richiesta era necessario il voto dei 2/3 dei membri della Camera dei Comuni, ma solo 299 dei 650 deputati hanno votato a favore della proposta. La sua mossa è stata bloccata da partiti dell’opposizione, tra cui quello laburista, che ha escluso di andare ad elezioni anticipate a meno che non venga esclusa una Brexit senza accordo.

Tutto questo accade nel giorno nel quale i leader dell’Unione europea (UE) hanno concordato di ritardare la scadenza della Brexit fino al 31 gennaio 2020, rimuovendo la possibilità che il Regno Unito lasciasse l’UE senza un accordo il 31 ottobre. Il primo ministro, che aveva ripetutamente promesso di concluidere il processo alla scadenza del 31 ottobre, con o senza un accordo, spera ora di fare una propaganda che incolpi il parlamento britannico per lo stallo sulla Brexit.

Infatti, dopo avere raggiunto un accordo con i negoziatori dell’UE sulla base di varie modifiche dell’accordo Brexit negoziato da Theresa May, Johnson ha visto respinta dalla Camera dei Comuni la sua nuova proposta di accordo Brexit ed è stato costretto ad inviare le ormai famose tre lettere a Bruxelles con una richiesta di proroga dei termini dell’uscita del Regno Unito dall’UE.

Johnson si è scagliato contro il parlamento, accusandolo di «tenere in ostaggio il paese», facendo appello agli elettori per «sostituire questo parlamento disfunzionale». Il premier britannico proporrà allora un breve atto legislativo per andare ad elezioni il 12 dicembre. Il vantaggio di questo percorso è che richiede il voto favorevole solo di una semplice maggioranza di parlamentari anziché i due terzi come accaduto ieri.

Per approvare il disegno di legge, Johnson cercherà l’appoggio dei liberaldemocratici e del partito nazionale scozzese, che hanno dichiarato di voler sostenere le elezioni anticipate a dicembre ora che la Brexit è stata posticipata al 31 gennaio. Ciononostante, la data delle elezioni anticipate diviene un nuovo fronte di scontro e di incertezza, poiché i liberaldemocratici e il partito nazionale scozzese vogliono che le elezioni si svolgano il 9 dicembre, mentre il primo ministro insistite per il 12 dicembre. Tali partiti, infatti, normalmente europeisti, preferiscono la data precedente per lasciare meno tempo a Johnson di portare avanti in parlamento l’accordo definito con l’Europa. Per votare il 9 novembre il parlamento dovrebbe essere sciolto il 1° novembre, cosa difficile, poiché il governo prevede di approvare una proposta di bilancio per l’Irlanda del Nord questa settimana e, dunque, non si riuscirebbe a votare in così breve tempo una legge che apra la strada a nuove elezioni. Ovviamente, ammesso sempre che Johnson trovi alla Camera dei Comuni i 226 voti necessari a far passare la sua proposta che, se si sommano i voti del partito nazionale scozzese a quello conservatore si arriva solo a 223.

 

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