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Italia > Dibattiti

Referendum Giustizia, ultime ore per un voto responsabile

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

Un invito a non considerare l’appuntamento del 22 e 23 marzo come una questione tecnica riservata agli specialisti. La riforma da approvare o rifiutare cambia il testo della Costituzione

Manifesti per il referendum Giustizia del 22 e 23 marzo in città, Milano 16 Marzo 2026 ANSA/MATTEO CORNER

Come spiega molto bene il sito del ministero dell’Interno, il 22 e 23 marzo 2026  è previsto il voto per il referendum confermativo della legge costituzionale recante: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.

Le urne saranno aperte domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15.

Per il referendum popolare confermativo non è previsto alcun quorum di partecipazione. Il risultato è valido qualunque sia il numero degli elettori che si recano alle urne.

La proposta sottoposta a referendum è approvata se i voti SÌ superano i voti NO tra i voti validamente espressi.

Difficile fare sondaggi anche perché la partecipazione al voto è sempre più in discesa, e stavolta non c’è neanche la spinta a recarsi alle urne per superare il quorum – come avviene dei referendum abrogativi, in cui ha valore politico anche l’invito a disertare i seggi per rendere nullo il voto stesso. In questo caso, come titolato sulla nostra rivista di marzo, ogni voto conta” e può fare la differenza su un tema molto importante che investe la revisione del testo della Costituzione.

La materia appare molto tecnica e distante dalla media della popolazione, che istintivamente ha un ragionevole senso di preoccupazione quando viene investita personalmente dalle procedure che hanno a che fare con i tribunali; e quindi il rischio è quello di considerala una questione riservata agli addetti del mestiere con toghe ed ermellini. Ma evidentemente non è così.

A livello dei partiti si è registrato un fronte compatto tra le fila della compagine governativa che è schierata per confermare con il SI il testo della riforma Nordio, cioè che prende il nome dell’attuale titolare del ministero della Giustizia. Tradizionalmente la coalizione guidata dalla presidente del Consiglio Meloni, da Noi Moderati a Fratelli d’Italia, manifesta una forte coesione su punti concordati del patto di governo.

Quando la materia si presenta complessa, infatti, il criterio discriminante resta quello della fiducia al proprio schieramento. Ma delle crepe si sono aperte invece tra l’opposizione parlamentare. Non solo da parte di Azione, Italia Viva, + Europa che già si distaccano dal centro sinistra su diversi temi, ma anche all’interno del Pd con esponenti dichiaratamente a favore del SI, anche se la maggioranza segue la linea del NO indicata dalla segretaria Schlein. Sta di fatto che la forte pressione per il SI dei riformisti del Pd ha indotto alcuni a promuovere un manifesto dei cattolici democratici per il NO.

Contro la riforma in maniera decisa e radicale si pongono AVS e il M5S che evoca esplicitamente le origini “piduiste” della legge Nordio come primo colpo di piccone contro l’impalcatura costituzionale. Un NO sociale, cioè originato da motivazioni più ampie della tecnica processuale, è espresso da una rete di movimenti e sindacati di base che hanno manifestato a Roma il 14 marzo.

Quando si affrontano tematiche laceranti nei referendum abrogativi e in caso di variazione del testo costituzionale, dovrebbe valere una sorta di tregua per invitare ad un serio confronto nel merito anche e proprio se si è convinti di una posizione. È l’approccio seguito ad esempio dall’Azione Cattolica, la storica associazione del laicato cristiano che non solo ha espresso, nel segno di un umanesimo personalista, molti dei padri e madri costituenti ma anche buona parte dei protagonisti dell’Italia repubblicana come Vittorio Bachelet, assassinato vilmente dalla Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 presso la facoltà di Scienze politiche de La Sapienza di Roma.

Nella recente commemorazione promossa dall’Azione cattolica italiana (Aci) per i 100 dalla sua nascita, che si è svolta presso la stessa università, si sono alternati relatori come il professor Stefano Ceccanti, attivo promotore del SI, il figlio di Vittorio, Giovanni Bachelet, presidente dei comitati per il NO al referendum, e Rosi Bindi, allieva e diretta testimone dell’omicidio dell’allora vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, decisamente schierata per il NO.

Come ha precisato ufficialmente l’Aci, presieduta oggi dal professor Giuseppe Notarstefano, «la nostra l’associazione non è uno spazio neutrale o distante dalle tensioni che questa materia sta generando nel dibattito del Paese. Al contrario, in essa convivono, nella comune appartenenza e corresponsabilità associativa ed ecclesiale, visioni plurali che riconosciamo come una ricchezza capace di alimentare il confronto civico e sostenere impegni differenziati, sempre orientati al Bene comune».

A maggior ragione si piega perciò la scelta fatta da Città Nuova, come spiegato nell’editoriale del direttore, che ha dato spazio alle ragioni offerte con spirito dialogico in vista del referendum nel confronto teso all’edificazione per quanto possibile del bene comune. Si tratta di un servizio necessario anche quando la materia esige una presa di posizione esplicita: a cosa serve esporre solo le ragioni di una parte?

Alla realtà degli esperti giuristi della rete di Comunione e Diritto, che ringraziamo, abbiamo chiesto un contributo generale sul merito del referendum a cui rimandiamo, così come alle numerose iniziative di dibattito promosse con questo spirito in tutta Italia (ad esempio quella offerta dal Mppu).

Parte importante di questo dialogo necessario sono anche le scelte esplicite assunte sul referendum a favore del NO da parte, ad esempio, delle Acli e di Pax Christi. Anche Libera, con don Luigi Ciotti, invita a votare NO con motivazioni legate alla lotta contro le cosche (il 21 marzo è prevista a Torino la giornata in memoria delle vittime innocenti delle mafie).

Alleanza cattolica, dalle cui fila proviene l’attuale e autorevole sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è decisamente schierata per il SI così come la Compagnia delle Opere.

Confidare nella capacità di discernimento di ognuno è un grande atto di fiducia nella maturità della società.  Ciò che importa è comprendere la posta in gioco senza banalizzazioni che riducono la questione ad una sorta di bega di palazzo.

Nell’articolo sulla rivista abbiamo pubblicato due opposti contributi autorevoli di Stefano Ceccanti, dell’associazione Libertà Eguale, e di Pietro Adami, del comitato Salviamo la Costituzione, da leggere assieme ai diversi interventi raccolti nel Focus accessibile sul sito.

Si tratta certo di un esercizio difficile da compiere in uno scenario sempre più complesso e pericoloso sul piano internazionale dove il richiamo al diritto viene sbeffeggiato dal ricorso alla violenza e alla forza. Ma è proprio in questo decisivo “tornante della storia” che siamo chiamati a vivere con grande responsabilità. Buon voto.

 

 

 

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